La guerra nel Medioevo: i fanti

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legionario

Aaaah, i legionari… combattenti addestrati alla guerra, armati di tutto punto, pronti a lottare in formazioni ben precise per poi tornare in patria ricoperti di gloria, in attesa di ricevere il proprio appezzamento di terra e arricchirsi, con la possibilità di scalare il cursus honorum! Che vita meravigliosa! Che guerrieri splendidi!

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La straordinaria omogeneità e potenza di un drappello di fanti medievali (Huelgas Apocalypse, Morgan 429, f. 149v, 1220)

L’insediamento delle popolazioni germaniche nei territori dell’Impero Romano d’Occidente, a partire dal VI secolo, ha cambiato poco a poco la realtà della guerra. Se in epoca classica e tardo antica la potenza dell’esercito stava nel numero e nella potenza di fanti ben addestrati ed equipaggiati, già dall’Alto Medioevo il cuore dell’armata era costituito dalla cavalleria (Non mi ripeterò! Nel caso in cui tu non fossi un lettore assiduo di questa rubrica ti consiglio di pigiare qui). Questo non deve indurti a pensare, ingenuo lettore, che i fanti fossero solo un ornamento dell’esercito di prodi cavalieri: nonostante le cronache e i documenti ufficiali fatichino a citare anche solo brevemente la presenza dei guerrieri appiedati, questi ultimi costituivano in realtà il grosso di ogni esercito europeo medievale.

Perché allora veniva dato così poco spazio a questi guerrieri? Le risposte sono molte, ma possono essere condensate in un’unica spiegazione: i fanti erano poveri e non appartenevano alla nobiltà.
La popolazione medievale era, nella maggior parte dei casi, una popolazione in armi: ogni uomo doveva essere pronto ad affrontare gli invasori in qualsiasi momento, soprattutto a partire dall’epoca del cosiddetto incastellamento (ne parleremo!), quando i signori avevano bisogno di proteggersi dalle incursioni dei vicini. In assenza di una leva obbligatoria, allora, al di là dell’esiguo corpo di guardia dei signori, il resto dell’esercito era costituito proprio da semplici abitanti armati alla buona. Ecco che finalmente il nostro eroe può scendere in campo a fianco dei grandi cavalieri. So che non vi siete dimenticati di lui: lo zappatore di Pralboino! Molto probabilmente anche lui possiede un’arma e può unirsi all’esercito.

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I prodi cavalieri spingono avanti la carne da macello. Hop, hop hop! (Les cantiques de Sainte Marie, MS Banco Rari 20 Firenze, f. 408, 1284)

Ovviamente le spese per l’equipaggiamento erano a carico dei fanti perciò nessuno di loro poteva permettersi splendide spade e armature pregiate. Un po’ ovunque in Europa, allora, la fanteria era un corpo profondamente eterogeneo, il cui equipaggiamento variava a seconda del denaro che possedevano. Nella maggior parte dei casi avevano un’unica arma e un bacinetto, i più fortunati potevano permettersi uno scudo e un minimo di protezione per il corpo.
L’addestramento era pressoché assente, ma le fonti ci parlano della presenza di precise categorie di fanti in relazione all’ambiente in cui operavano. Le città di mare, Genova in particolare, erano specializzate nel reclutamento di balestrieri che costituivano il corpo in armi principale su una nave, l’unico in grado di colpire a distanza. La somma di denaro pagata dai grandi signori alle città marinare per affittare una nave comprendeva spesso anche il pagamento dei balestrieri che si trovavano già a bordo.

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Lo zappatore di Pralboino ha recuperato una balestra! (BL Stowe 17, f. 166v, 1300-1325)

Ma i fanti non andavano in guerra solo per combattere. Nella maggior parte dei casi si occupavano anche di accudire i cavalli dei loro signori, potevano essere impiegate come spie perché facilmente sacrificabili ma non valevano una cippa come prigionieri, dovevano provvedere al trasporto delle salmerie e dovevano gestire le macchine da guerra.

Insomma, la vita di un fante medievale era l’esatto opposto di quella del suo predecessore legionario: la paga era bassa, bassissima, i pericoli innumerevoli e il rischio di lasciarci la pelle molto alto. Il riscatto sarebbe arrivato solo con la Guerra dei Cent’anni tra Francia e Inghilterra (1337 – 1453) attraverso un impiego fortissimo della fanteria che avrebbe portato ad un lento ma inesorabile declino della cavalleria.

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Quel bel leone di Edoardo III alla fine della battaglia di Crécy, durante la Guerra dei Cent’anni (Jean Froissard, Chroniques, vol. I)

Se vuoi approfondire tutto ciò che riguarda cavalieri, fanti, eserciti e tattiche di guerra ti consiglio la Bibbia dello studio militare nel Medioevo: La guerra nel Medioevo di Philippe Contamine (Il Mulino, 1986).

Daniela Marchesetti

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