Il fattore umano nelle aziende non profit

L’importanza del fattore umano assume un ruolo fondamentale nelle aziende che si occupano prettamente di servizi e assume una valenza assoluta nel caso delle aziende non profit, dove la logica che guida il processo non è quella della massimizzazione del profitto, bensì quella del raggiungimento dei propri obiettivi perseguendo un fine comuneLa gestione delle risorse umane diventa quindi un elemento fondamentale e assume una rilevanza strategica nelle aziende non profit poiché:

  • le aziende che cataloghiamo come non profit sono generalmente aziende che si occupano di servizi;
  • queste aziende, pur non perseguendo uno scopo di lucro, operano in modo equipollente a quelle di tipo professionale;
  • il raggiungimento degli obiettivi prefissati è bastato principalmente sull’apporto delle risorse umane che in molti casi sono anche risorse volontarie.

Le aziende che offrono servizi sono generalmente caratterizzate da una difficoltà nell’individuazione del proprio prodotto finito, che risulta essere intangibile o difficilmente misurabile con gli strumenti che generalmente vengono utilizzati nelle logiche for profit; la caratteristica però più importante è quella che unifica la visione dell’utente/cliente con quella di destinatario finale, poiché il cliente collabora attivamente alla realizzazione del servizio/prodotto finitoL’utente influenza il comportamento dell’anp anche e soprattutto in quanto fruitore del bene/servizio erogato/prodotto dall’azienda stessa e quindi in quando soggetto con aspettative relativamente alla qualità delle prestazioni (Ruffini, 1995).

Le tipologie di intervento da parte dell’utente sono molteplici: possiamo trovarci di fronte a un intervento fisico, in cui l’utente presta la sua forza lavoro all’associazione, oppure può trattarsi di intervento intellettuale, qualora la tipologia di lavoro prestato non sia prettamente fisica.

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Spesso all’interno della associazioni non profit ci si trova di fronte ad una duplice realtà, ovvero alla presenza di personale retribuito e di personale volontarioQuesta duplice presenza è spesso legata al fatto di dover garantire una continuità della prestazione, soprattutto nei casi in cui questa prestazione debba essere garantita 24 ore su 24  e non risulta quindi possibile fare affidamento solo ed esclusivamente su personale volontario.

Interessanti sono gli spunti che emergono dalle teorie che hanno analizzato le motivazioni che spingono coloro i quali fanno parte attivamente di associazioni non profit: quello che emerge è che il rapporto tra individui e organizzazione non si può riportare a uno scambio monetario a fronte di una prestazione lavorativa, poiché la motivazione è l’elemento fondamentale che permette l’agire di tutta l’organizzazione. La psicologia sostiene che i motivi che spingono l’individuo ad agire all’interno dell’associazione sono egoistici, poiché mossi dalla percezione individuale di un bisogno insoddisfatto, ma anche altruistici, poiché prevedono che la realizzazione del soggetto coincida con il raggiungimento/perseguimento del fine per il quale si è deciso di iniziare l’azione.

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Si definisce poi motivazione a partecipare l’insieme dei bisogni che spingono il volontario a decidere di fare parte di una organizzazione e di impegnarsi nel perseguimento del fine che l’organizzazione stessa si è posta, mentre indichiamo con motivazione a rimanere, l’insieme dei fattori che fanno sì che il volontario trovi sempre nuovi stimoli all’interno dell’organizzazione e non la abbandoni.

I volontari sono quindi coloro i quali offrono le loro risorse (fisiche o intellettuali) in attività non remunerate, traendone però una gratificazione in termini di autostima, soddisfazione personale, riconoscimento sociale. Per le anp risulta quindi di fondamentale importanza la presenza dei volontari che offrono appunto il lavoro volontario, che è una condizione “sine qua non” per la sussistenza dell’anp stessa. Il volontariato, oltre a essere fondamentale per l’impresa non profit, è prima di tutto visto come mezzo di inclusione e integrazione sociale; egli contribuisce alla creazione di una società sempre più coesa mediante la creazione di vicoli di fiducia e di solidarietà (e quindi di capitale sociale, del quale beneficia indirettamente anche l’anp). Attraverso il volontariato è possibile acquisire competenze ed esercitare ruoli che spesso richiedono l’implementazione della leadership e competenze di comunicazione e organizzazione che i volontari devono coltivare autonomamente ma con il supporto della anp stessa; siamo di fronte a una continua opportunità di apprendimento e di aggiornamento del personale volontario che poi trasferisce le sue competenze a favore della azienda non profit ove egli offre il proprio lavoro volontario.

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Recenti studi dimostrano che il valore economico del volontariato abbia un impatto significativo sul PIL del paese e che mediante il volontariato è agevolata la creazione di partenariati che vedono come attori principe aziende, autorità pubbliche e anp.

Analizzando il bilancio di una associazione non profit, risulta evidente quanto incida il lavoro retribuito e quanto inciderebbe il lavoro volontariato qualora quest’ultimo venisse a mancare. Senza il lavoro volontariato la maggior parte della anp, oltre a non poter erogare la stessa tipologia di servizio, non potrebbero nemmeno sostenere i costi che il lavoro volontario “toglie” dal bilancio.

Luca Brambilla

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