La bambina che rubava le merendine

Facebookgoogle_plusinstagrammail

L’8 ottobre del 2013 è una data importante per me: non l’ho mai detto a nessuno, ma è una di quelle date che ricordo ogni anno. È il giorno in cui son partita da casa per andare ad abitare da sola. E’ il giorno in cui ho sistemato per l’ultima volta il mio peluche preferito sul letto, da quel giorno rimasto lì: lo sposto solo io quando torno a far visita ai miei, due o tre volte all’anno, non di più.

Non sono mai stata una sentimentale. La prima volta in cui partii avevo da poco compiuto diciannove anni: presi un aereo da Trapani, uno di quei voli low-cost con cui con poco puoi portarti dietro il mondo. Lo presi di notte e in aeroporto mi accompagnarono papà e nonno. Ricordo che volli solo loro. Era il mio modo per sentirmi grande o forse, lo ammetto, era perché non sarei stata capace di salutare mia madre in mezzo a tanta gente. Le persone che piangono in aeroporto o in stazione non le ho mai sopportate e i miei questo lo sanno bene: per questo ogni volta non li faccio nemmeno scendere dall’auto ma sono io che mi lancio letteralmente fuori e corro dentro. Non mi volto mai. Mio nonno mi ha insegnato a non farlo mai, a guardare sempre avanti e mai indietro ed è quel che faccio quando parto: entro in aeroporto, tiro un sospiro e nella mia testa mi ripeto sei grande, sei un’adulta, vai e fai le tue cose ….

3

Credo che questo sia uno dei miei piccoli segreti, una di quelle cose che non hai mai raccontato a nessuno ma che adesso spiattelli così sul tuo giornale perché in fondo sai che non c’è differenza tra una cosa che non sa nessuno e una che sanno tutti …

Perché sto scrivendo questo? Probabilmente perché oggi mi è capitata la cosa più strana che mi sia mai successa. Ero a casa e stavo ripetendo quando a un tratto ho alzato gli occhi verso la parete e ho visto un’ombra simile a quella disegnata dalla zanzariera della cucina dei miei genitori e lì improvvisamente ho capito. Ho capito che non tornerò mai a vivere con i miei genitori e che se adesso li vedo tre volte all’anno, probabilmente andando avanti li vedrò anche meno. E’ come se improvvisamente mi fossi resa conto di non essere più la loro bambina, quella che rimproveravano perché rubava le merendine dalla dispensa.

Ho provato qualcosa di strano, di nuovo, qualcosa che non avevo mai provato prima, nemmeno la prima notte che dormii da sola in un luogo a me totalmente sconosciuto. Ho provato una sorta di nostalgia rendendomi conto che cose che un tempo erano la mia quotidianità oggi costituiscono solo materiale per bei ricordi. È come se avessi compreso solo oggi che il cordone che mi teneva unita alla mia famiglia l’ho bello che reciso quasi quattro anni fa e che tra qualcosa come due anni ci sarà la laurea e poi il mondo del lavoro, la vita vera, quella che per anni abbiamo sognato.

2.jpg

E mi sono tornati in mente i pomeriggi trascorsi con le amiche al mare, a parlare del compagno di classe carino, dell’abbronzatura e di cosa avremmo fatto da grandi. A me sembra ieri che, passeggiando in riva al mare con la mia migliore amica, si parlava e si facevano grandi progetti. Si parlava di un futuro che sembrava non dover arrivare mai, che sembrava lontano anni luce e invece è qui, è l’oggi che viviamo tra una corsa e un’altra. E’ il presente che spesso ignoriamoEd è proprio tra i ricordi di un passato che non credevo tale e i sogni per un futuro che arriverà prima del previsto che ci troviamo a fare i conti con questo presente che spesso è ben diverso da quel che immaginavamo.

La mia vita in questi ultimi quattro anni è cambiata in modo stupefacente così come è cambiata quella delle persone che sono al mio fianco. Alcuni se ne sono andati, altri si sono aggiunti. Alcune amicizie sono finite, altre sono appena nate e altre ancora hanno dimostrato di saper sopravvivere a qualsiasi cosa. Una delle mie migliori amiche, la stessa che passeggiava con me in riva al mare, tra qualche mese si sposerà. Dirà il suo “sì” ad un uomo che io quasi non conosco perché tra un aereo e l’altro non posso dire di aver avuto il piacere di conoscerlo davvero ma io sono felice per lei e per la strada che si è scelta. Le cose cambiano, cambiano le persone e anche il nostro modo di percepire il mondo

Quattro anni fa non pensavo che sarei diventata così, non pensavo avrei finalmente iniziato a scrivere così pubblicamente con il mio nome, non pensavo mi sarei appassionata alle materie penalistiche tanto da partecipare a praticamente qualsiasi convegno in materia, non mi sarei aspettata di pensare alla casa in cui sono cresciuta per anni e di dover trattenere a stento una lacrima di commozione. Quando ho intrapreso questo percorso ho portato con me gli scatoloni e le valige di diciannove anni di vita. A oggi, se dovessi ripetere quell’operazione, i bagagli sarebbero probabilmente il doppio.

1.jpg

Lontano dalla mia famiglia ho imparato tante cose che probabilmente stando con loro non avrei mai potuto comprendere. Ho imparato a non darmi mai per vinta e che a ogni caduta corrisponde solo una nuova sfida e mai una sconfitta. Ho imparato a sorridere sempre a tutti (o almeno a cercare di farlo). Ho imparato che nella vita c’è sempre qualcosa da imparare, anche dalle persone da cui meno ti aspetti di poter apprendere qualcosa. Ho imparato tanto, soprattutto che sono solo una goccia nel mare e che senza gli altri non si arriva da nessuna parte.

In questo mio viaggio, in questa mia avventura verso il mondo degli adulti ho la fortuna di aver i migliori compagni che si possano desiderare. Proprio l’altra sera, di ritorno da una lezione un po’ pesante, guardando in faccia quella che potrei presentarvi come un pezzo del mio cuore, una delle mie più care amiche, mi son resa conto che ovunque mi porterà questo viaggio, mi sta concedendo un’infinità di regali nel suo scorrere che, tutto sommato, fanno passare anche la nostalgia per gli affetti lontani.

4.jpg

Adesso, se me lo permettete, vorrei dire una cosa a tutti i genitori di figli come me, figli lontani che fanno i duri e a cui sembra non importare nulla dell’avervi lontani. L’essere genitore è una di quelle cose che forse non capirò mai, l’idea di mettere qualcun altro prima di me, dei miei bisogni, dei miei sogni e delle mie speranze è un po’ folle … Per fare il genitore ci vuole vocazione e chissà che magari non te ne penti lo stesso, un po’ come i preti che dall’altare vedono quella carina e si dicono “accidenti a me a quando ho preso i voti!!”. Ma un abito lo puoi dismettere, un figlio no, un figlio è per sempre. Diventare genitori è una scelta coraggiosa: è come firmare un contratto “per sempre” con una persona che all’inizio nemmeno conosci e che magari nasce completamente diverso da te e un po’ insopportabile. Dicono tutti che per essere genitori ci voglia amore, per me più che altro ci vuole coraggio, tanto, tantissimo coraggio e una gran dose di spirito di sacrificio.

Grazie a tutti voi per averci accolto nelle vostre vite, per averci amato fin dal primo istante, per averci difeso come il più prezioso dei tesori. Grazie per aver cercato di prepararci al mondo nel modo che avete ritenuto migliore. Grazie a tutti voi a nome di tutti noi.

Siamo stati tutti figli, ma se mai dovessero fare un libretto di istruzioni su come fare il genitore, sono sicura che voi ne scrivereste le pagine più belle.

Grazie a tutte le mamme e a tutti i papà che tra mille sacrifici fanno di tutto per farci diventar grandi, meritate tutto il meglio. Grazie a quelli che ci hanno visto partite, a quelli che la sera ci rimboccano ancora le coperte, a quelli che chiamano una volta ogni due giorni e a chi come i miei chiama più volte al giorno. Grazie a chi crede in ogni nostro sogno, incoraggia ogni nostra pazzia e a chi ci riporta sempre con i piedi per terra. Grazie, grazie per averci offerto incondizionatamente tutto il vostro amore e tutto quello che avevate.

Un giorno vi renderemo fieri di noi.

Perché sarete sempre le nostre mamme e i nostri papà e noi saremo sempre i vostri bambini, anche se grandi, barbuti o con i tacchi e le sigaretta tra le mani.

Vi amo mamma e papà.

La figlia che rubava le merendine

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *