Life for like

Evan Williams è uno dei fondatori di Twitter nonché uno dei co-fondatori di Blogger e di Medium, piattaforme per la creazione di siti e la condivisione di storie, racconti e articoli.

Qualche giorno fa, in un’intervista rilasciata al New York Times, Williams ha dichiarato:

“I think the internet is broken and it’s a lot more obvious to a lot of people that it’s broken”.

Un’esagerazione? No, probabilmente. E lo diceva già Umberto Eco, nel giugno 2015:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità

I social network sono il male del XXI secolo, ma ne siamo talmente assuefatti, drogati, da non rendercene conto. La smania di sapere e di fare sapere ci rende incapaci di sviluppare un pensiero critico che vada al di là del “mai ‘na gioia”. Avvilente, ma vero.

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Non esiste un uso consapevole dei social network: benché si provi ad agire in modo razionale cercando di porre degli argini all’utilizzo di Facebook, Instagram, Twitter e Snapchat, ci si ritrova sempre con troppi minuti persi. Lo scopo? Nessuno, se non la semplice curiosità. I social non sono niente altro che una vetrina per potersi sentire sempre più belli e forti, per farsi notare da chi ci interessa, per generare invidia – più o meno sana – nel prossimo. Ogni pensiero o frase sarà sempre volta a ottenere un maggiore numero di like: più sarà stupida o banale, più avrà consenso. Ogni fotografia sarà scattata e modificata con lo scopo di stupire l’altro mostrando quanto siamo interessanti e quanto siano divertenti le nostre serate. Ogni mossa sarà studiata per poter creare, nella gran parte dei casi, un personaggio che poco ha a che fare con il nostro vero modo di essere. L’apparenza supera la sostanza, ma qual è il limite? Forse non esiste e alla fine virtuale e reale si confondono.

I social network ci permettono di evitare l’imbarazzo di un caffè, di una cosa non saputa, di una battuta non colta. Lo schermo diventa la roccaforte dietro cui nascondersi, la barriera dietro la quale lanciare le proprie offensive senza paura di ritorsioni. Ogni angoscia scompare quando si pigiano i tasti dando della “poco di buono” a quella ragazza che non si conosce o a quella famosa attrice. Quanto ci si sente onnipotenti quando si schernisce una persona commentandone una foto in modo negativo? Quanto ci si sente importanti quando la ragazza che ci piace mette un “like”? A chi importa se poi, in giro, nemmeno ci si saluta: la relazione virtuale vale molto di più di quella reale. Tutti vedono, tutti sono testimoni, tutti sanno.

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Che senso ha pubblicare un selfie? Pensiamoci. Razionalmente, qual è il fine? Autocelebrazione? Narcisisimo? Megalomania? No. Non pubblichiamo un selfie per piacere a noi stessi, ma per mostrare ai nostri follower quanto siamo potenti. Una potenza ovviamente misurata a suon di “mi piace” o di “cuori”. L’ideale di perfezione è il motore dei social network: si aggiusta il tiro, si googla l’incertezza, si applicano filtri e ci si adatta a ciò che potrebbe piacere all’altro. E’ incomprensibile ma nello stesso tempo così ordinario da apparire assurdo negarne la forza nella società. Il dramma più grave è forse che, oggi, per essere al passo con la novità, dei social network non si possa più fare a meno.

Se posti su una bilancia benefici e danni, da quale parte pende maggiormente il piatto? Probabilmente gli aspetti negativi sono più di quelli positivi. Più si procede, più ci si deve reinventare. Non importa più se ciò che si fa sia legale, morale o semplicemente di buon gusto: l’importante è stupire e ottenere consenso, anche se solo per pochi minuti. Da un balletto scoordinato a un suicidio in diretta il passo sta diventando sempre più breve: il leitmotiv sono sempre le views e la vita scorre inseguendo una gloria che non arriverà mai.

Beatrice Broglio

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