Giro d’Italia: week 2

Eccoci qui, una settimana dopo, a parlare ancora di giro d’Italia. La corsa rosa n^100 l’avevamo lasciata, domenica scorsa, sulla cima del monte Blockhaus, in Abruzzo, al termine della sua prima settimana. La ritroviamo una settimana dopo, coi corridori che, dopo aver percorso tanti tanti chilometri, si sono spostati dal Blockhaus fin sulle Alpi, con l’arrivo di ieri a Bormio e con l’arrivo di oggi a Canazei, nella cornice delle meravigliose dolomiti. Chilometri percorsi in parte perfettamente in piano, lungo tappe perfettamente pianeggianti, in parte lungo sfiancanti saliscendi collinari e in parte scalando montagne più o meno ripide. Con la tappa di sabato, che ha portato la carovana del giro 100 al santuario di Oropa, sopra la città di Biella, è infatti cominciata forse la parte più importante ed emozionante del giro d’Italia: quella delle lunghe tappe di montagna, con tante salite qua e là.

Quella trascorsa è stata una settimana ricca di emozioni, colpi di scena e momenti importanti per quel che riguarda la classifica generale: si è cominciato a capire chi è in forma e chi non lo è; chi è davvero competitivo per la vittoria finale, chi lo è per il podio, e chi invece non lo è abbastanza.

Indubbiamente, i protagonisti della seconda settimana (e dell’inizio della terza, col tappone di montagna di ieri da Rovetta, Bergamo a Bormio, con salite su Mortirolo e passo dello Stelvio) sono stati tre: Tom Dumoulin, Fernando Gaviria e, soprattutto, un grandissimo Vincenzo Nibali.

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Cominciando dal giovane olandese Dumoulin: è attualmente in testa alla classifica generale e veste dunque la maglia rosa. Maglia rosa strappata a uno dei diretti e più quotati concorrenti per la vittoria finale del giro d’Italia, il colombiano scalatore Nairo Quintana (che si era imposto con una tappa magistrale al Blockhaus) con una tappa a cronometro individuale assolutamente strepitosa, da Foligno a Montefalco, martedì scorso: 45 km di percorso collinare da togliere il fiato, per bellezza e fatica, percorsi dal ventisettenne olandese a una media – pensate un po’ – di 47 km/h. Una corsa elevatissima per Tom; e, veloce come il vento, è arrivata anche la maglia rosa. Maglia che Dumoulin ha dimostrato di meritare correndo un’altra ottima tappa, nella giornata di sabato: nel finale tutto in salita, da Biella al santuario di Oropa, Dumoulin ha regalato ai suoi spettatori (a bordo strada e a casa davanti alla tv) un grande spettacolo, sapendo aspettare pazientemente lungo la salita che i suoi avversari si esponessero e attaccassero, per poi rispondere e contrattaccare staccandoli tutti, vincendo la tappa e consolidando il suo vantaggio in classifica. Un primato sempre più solido e un Dumoulin sempre più sicuro e padrone del giro. Queste le sensazioni che si provavano domenica dopo Oropa.

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Tom Dumoulin

Ma c’è stato il colpo di scena, che è arrivato ieri, martedì 23, nella tappa di montagna Rovetta-Bormio: Dumoulin, una volta completata la discesa dello Stelvio, ha avuto un forte malessere intestinale ed è stato costretto dallo stesso a fermarsi, gettare la bicicletta, spogliarsi e riprendersi. E se nel ciclismo, soprattutto al Tour del France e al Giro d’Italia, non solo pochi minuti, ma anche solo pochi secondi possono fare la differenza, la sosta forzata e soprattutto lunga per il povero Dumoulin certamente è stata deleteria, assottigliando decisamente il vantaggio sui suoi diretti concorrenti: Dumoulin ha difeso con grinta e coraggio il primato, ma ora, dopo esser stato male e aver perso secondi preziosi, ha un vantaggio piuttosto risicato: 31’’ su Nairo Quintana, e 1-12’’ sul terzo in classifica, il nostro Vincenzo Nibali.

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Vincenzo Nibali

Ed è Nibali, l’altro grande protagonista, tra i big, della seconda settimana: prima in negativo, ma poi in positivo, con un rilancio personale assolutamente straordinario. Lo squalo dello stretto ha dapprima provato ad attaccare sulla salita del santuario di Oropa sabato, ma è stato poi rintuzzato prima da Quintana e poi da Dumoulin, che ha vinto la tappa e ha consolidato il primato.

Dal momento che Nibali aveva già fallito nel tentativo di attaccare e prendersi la maglia rosa nella salita del Blockhaus la domenica precedente, la sensazione era che, per lo squalo, questo giro non promettesse ormai nulla di buono: poche, ben poche speranze di vittoria e il pericolo di non riuscire a salire nemmeno sul podio di Milano. Ma mai, mai dare per morto lo squalo: guai! Quando meno ve lo aspettate, lo squalo si risveglierà, per dare uno di quei morsi, una di quelle zannate che fanno davvero male. E così, con Dumoulin prima fermo per mal di pancia e poi in forte ritardo una volta ripartito, Nibali non si è fatto sfuggire l’occasione per riavvicinarsi e per insidiare il giovane olandese in maglia rosa: scatto in salita, spettacolo in discesa con un avvincente duello con lo spagnolo Mikel Landa, e strepitosa vittoria di tappa.

Signori, sembrava che per quest’anno Vincenzo dovesse cedere il passo, passare la mano. Ebbene, non è così: Vincenzo c’è, Nibali c’è. E dopo quello che abbiamo visto ieri, con un esito finale ora più che mai incerto, ha tutte le carte in regola per fare ancora colpi grossi, nelle prossime tappe. Ed è certamente ancora in corsa per vincere quello che sarebbe il suo secondo giro di seguito. Il terzo, in carriera.

Ultima menzione la merita senz’altro il terzo protagonista della seconda settimana: Fernando Gaviria, velocista Colombiano, che ha fatto man bassa di tutte le tappe pianeggianti, l’ideale per i velocisti. Gaviria si è portato a casa sia la tappa di giovedì 18, con arrivo a Reggio Emilia, che quella di venerdì 19, con arrivo a Tortona; quest’ultima se l’è presa con un colpo da maestro, consistito in un vero e proprio dribbling, a fil di transenna, di tutti gli avversari che si trovavano davanti a lui poco prima dell’arrivo del traguardo. Per il 23enne in forza alla Quick-step floors siamo a ben quattro vittorie di tappa in questo giro. Gaviria che, quindi, indossa la maglia ciclamino (maglia della classifica a punti, guadagnati dai corridori che passano per primi sotto i traguardi posti in ogni tappa per questa classifica, che si chiamano traguardi volanti) con un primato, sui diretti inseguitori, molto solido. Ha ottime probabilità di indossare fino alla fine la maglia ciclamino, e, oggettivamente, solo qualcosa di clamoroso (che speriamo ovviamente non succeda!) potrebbe togliergliela. La maglia ciclamino è sua, e ormai solo lui può decidere di perderla.

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Fernando Gaviria

Ora, già superata la super-tappa di ieri, Rovetta-Bormio, parola alle ultime tappe, quelle decisive.

Oggi tappa lunga e di riposo per i big, con diverse salite, che porterà i corridori da Tirano a Canazei. Domani il secondo tappone di montagna, sulle strade delle meravigliose dolomiti, da Moena ad Ortisei, scalando Pordoi, Valparola, Gardena, Pinei e Pontives. Poi, venerdì e sabato, le ultime due tappe davvero decisive per la vittoria finale del giro, entrambe ancora di montagna: da san Candido a Piancavallo venerdì e da Pordenone ad Asiago sabato. Quindi, domenica il gran finale: crono individuale di circa 30 chilometri dall’autodromo di Monza fino al traguardo finale che sarà – come da tradizione – in piazza Duomo a Milano. Potrebbe in realtà essere quest’ultima la tappa decisiva, specie se si manterrà l’attuale situazione di incertezza, coi tre big racchiusi in poco più di un minuto di distacco, fino ad Asiago. Ma più probabilmente i giochi saranno fatti e allora la crono si trasformerà in una bella e gioiosa passerella finale.

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Appuntamento dunque a Milano, e buone (e purtroppo ultime!) emozioni in rosa a tutti noi.

Nicola Campione.

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