Olocausto elfico

Islanda.

Terra magica appena al di sotto del circolo polare artico.

Stato isolato e isolano tra i meno abitati d’Europa.

Nazione legata ad antichi costumi e leggende dal sapore norreno.

Posto dove la costruzione di una superstrada e di un ponte venne interrotta e poi modificata, allo scopo di non deturpare le dimore degli elfi.

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Laufskálavarda, Islanda, villaggio degli elfi

La popolazione locale, nel 2014, costrinse infatti Petur Matthiasson, del dipartimento stradale di Reykjavík, a deviare una strada a causa della presenza elfi e folletti (non quelli della Vorwerk). La protesta fu innescata (è proprio il caso di dirlo) da un gruppo ambientalista, chiamato LAVA vinir (Amici della lava). Stando ad un sondaggio del 2007, circa il 62% degli islandesi crede nell’esistenza degli elfi. La superstrada, poi comunque costruita deviandola, funge da collegamento tra la penisola di Álftanes (dove per altro abitava l’allora presidente Ólafur Ragnar Grímsson) e il villaggio di Garðahreppur. I lavori furono fermati nel 2014, in seguito alle proteste dei locali, che volevano proteggere un santuario elfico e una roccia sacra (questa poi ricollocata). Nel 2016, infine, la Corte Suprema d’Islanda ha deciso di accogliere le istanze degli elfi.

Tutti questi esseri incantati vengono definiti, Huldufolk (popolo nascosto). In giro per l’isola si possono perfino trovare casette a loro dedicate, perfino nei giardini di casa, con tanto di arredi.

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Esempio di Huldufolk: Mother Troll and Her Sons (John Bauer, 1915)

Forse vivere a Númenor avrebbe portato anche Margherita Hack a credere nel folklore islandese. Un paesaggio perlopiù fatto di rocce, geyser, vulcani, prati e ghiacciai, spesso martoriato da flagelli invisibili come venti e terremoti, non può che essere frutto della fantasia e per questo la fantasia non può che vivere in quel luogo.

Ma l’Islanda è anche il primo Stato al mondo per parità di genere, secondo il World Economic Forum. Le donne votano dal 1915 e recentemente la parità di salario è obbligatoria per legge. Nel 1980, Vigdís Finnbogadóttir fu il  primo capo di governo donna in Europa e nel 2009 Jóhanna Sigurðardóttir, lesbica, divenne primo ministro.

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L’Islanda, foto di mio cugggino

 

Se togliamo qualche scelta economica grillina e controproducente, l’Islanda è, dunque, un fiore all’occhiello per l’umanità, ma non tutti coloro i quali credono nell’esistenza degli elfi sono così comunemente anticonvenzionali. Tra i vari, vi sono indubbiamente gli Otherkin (da other kinds of, almeno secondo il Middle English Dictionary che lo definì nel 1981), spesso considerati zoofili o malati mentali. L’utilizzo del termine pare essersi diffuso nell’Aprile del 1990, ma partendo da elfinkind e passando da otherkind, quando, alle comunità elfiche, se ne aggiunsero altre. Trattasi di persone convinte di essere parzialmente o totalmente inumane. Non sto parlando di Freccia Nera e i suoi, ma di creature fantastiche, quali elfi e licantropi. Taluno pensa di esserlo geneticamente, altri pensano di essere l’incarnazione di una di queste creature, oppure, semplicemente, di essere posseduti. Alcuni considerano questo movimento una religione, sebbene non tutti gli Otherkin pensino il loro sia un credo, ma vera e propria scienza. Molti di loro credono inoltre in una moltitudine di universi paralleli, nei quali esisterebbero le storie raccontate in romanzi, film, leggende e cartoni animati  (questo, in realtà, ricorda molto il Multiverso Marvel, nel quale Terra-1218 è il nostro universo). Per anni ho sognato anche io, diverse volte, di correre a quattro zampe nella pineta di Marina di Castagneto Caruducci, con la Luna piena, per poi svegliarmi. Non nascondo nemmeno che questa storia del Multiverso Marvel la trovo abbastanza convincente. Insomma, tutto sommato, mi sento un po’ Otherkin anche io, ma non lo ammetterò mai.

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L’Elven Star, simbolo degli Otherkin che si identificano come elfi

Secondo Joseph P. Laycock, professore di Teologia presso la Texas State University, le comunità Otherkin svolgono funzioni sociali ed esistenziali, similmente a quelle religiose. Molti di loro agiscono autonomamente, senza strutture ecclesiastiche, suddividendosi per creature rappresentate e confrontandosi, generalmente, su blog sconosciuti. Sotto un certo punto di vista, un credo millenial.

La diffusione del fenomeno avvenne proprio con l’avvento del World Wide Web, nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso. Le prime tracce di queste comunità si ebbero con Elfinkind Digest, una mailing list creata da uno studente dell’Università del Kentucky. Il 6 Febbraio 1995 venne perfino diffuso l’Elven Nation Manifesto, forse creato da un troll (non è una battuta), ma comunque di grande successo. Inutile dire quanto questa gente sia presa per il culo, soprattutto online. Spesso rasentando il bullismo da tastiera, in particolar modo negli USA.

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Stemmi della Texas State University e della University of Kentucky

Qualcuno ha anche provato a dare una spiegazione scientifica degli Otherkin, paragonando questo fenomeno a quello della sindrome dell’arto fantasma. Quest’ultima consiste nel percepire la presenza di un arto dopo l’amputazione, con tanto di movimenti e dolori. Entrambi i fenomeni, però, sono poco spiegati. In molti casi c’è anche un tentativo di crearsi una nuova identità internettiana, così da poter lasciare da parte la realtà, almeno per un po’.

Una buona percentuale di Otherkin è anche transgender ed esistono forum nei quali spesso si discute della lotta per i diritti civili, che, secondo alcuni, dovrebbe valere anche per coloro i quali non si sentono (solo) di un altro genere, ma (anche) di un’altra specie, reale o fantastica che essa sia. Certo il salto sarebbe notevole, data la differenza. Non sempre, però, gli Otherkin cambiano il loro corpo, semplicemente, di frequente, non sentono questo bisogno. Un’altra spiegazione scientifica, almeno in piccola parte, potrebbe essere quella che fa capo alla licantropia clinica, una rara sindrome psichiatrica che porta a pensare di potersi trasformare in un animale. Esistono casi estremi di tale patologia, in cui, chi ne soffre, arriva a modificare pesantemente il suo corpo, a cibarsi di carne cruda e sangue, a comunicare come fosse una bestia.

Indubbiamente sono da citare anche i furry lifestyler, le cui tracce si perdono nel lontano 1996, su alt.fan.furry, dove inizialmente si parlava soltanto di arte relativa ad ibridi uomo-animale. Col passare del tempo, però, i furry hanno iniziato a esternare le loro sensazioni, riferite al sentirsi in forte connessione con un animale in particolare, considerando però questo fenomeno come una maniera originale di socializzare. In generale, comunque, nei casi più gravi, si può spesso parlare di disforia di specie, per la quale l’individuo non si sente a suo agio con la sua specie di appartenenza, ma, al contrario, ha una forte e persistente identificazione con un’altra specie, tendenzialmente vertebrata, perlopiù di mammiferi. Nei casi in cui non si tratti di una vera e propria patologia, potremmo ricondurre tutto ciò al walk-in, fenomeno paranormale nato nell’ambiente new age e reso famoso dalla scrittrice Ruth Montgomery, secondo il quale lo spirito di una persona può essere sostituito da un altro migliore.

Esistono, inoltre, legami con il folklore. Infatti, alcuni di loro credono di essere casi di changeling, ossia bambini magici che fate o demoni hanno usato per sostituire bambini umani (la leggenda nasce probabilmente come spiegazione dell’autismo).

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Spiegazioni efficaci?

Va detto, però, che gli Otherkin, tradizionalmente, si identificano con creature facenti parte dell’universo fantasy e/o folkloristico. In particolare, quelli che credono di avere qualcosa in comune con gli elfi si autodefiniscono Elvenkin, pensano di essere allergici al ferro, in empatia con flora e fauna e sono avversi alla tecnologia (nonostante poi la utilizzino). Sono numericamente predominanti e anche i primi ad essersi riuniti online.

Buona parte di loro sostiene di ricordare ciò che l’elfo che erano o che li possiede ha fatto in vita. Il ricordo principale riguarda l’Olocausto elfico. Questo si sarebbe svolto, in realtà, non in un singolo momento, ma sostanzialmente dal momento in cui si è evoluto Homo sapiens. Qualcuno considera Gesù Cristo stesso un elfo, ma la maggior parte identifica nella Chiesa Cattolica stessa, i mandatari dell’Olocausto vero e proprio. I due principali momenti in cui questo genocidio fantasy si sarebbe verificato sono: le crociate del Nord, organizzate tra il XII ed il XIII secolo, ufficialmente contro i popoli pagani che abitavano la Livonia (attuali Lituania, Lettonia ed Estonia), e lo sterminio ad opera dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. I toni degli Elvenkin, in merito a questo argomento, scadono talvolta, seppur raramente, nel negazionismo, con alcuni che si spingono a definire gli ebrei una leggenda creata per nascondere il vero massacro. La stragrande maggioranza di loro, però, ritiene che questa persecuzione abbia coinvolto anche altre razze fantastiche, come nani e draghi, e gruppi etnico-religiosi come quello, appunto, degli ebrei e quello romaní. C’è chi parla di campi di concentramento, torture, elfi oscuri che hanno liberato gli altri elfi. Tutti arrivano alla medesima conclusione: qualche elfo vero e proprio esiste ancora, come quelli che vengono difesi dagli islandesi, ma è costretto a rimanere nascosto in seguito ad un accordo di non belligeranza stipulato con la Chiesa di Roma.

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Mappa della Livonia risalente al XV secolo

Ed è così che nasce una delle leggende urbane tra le più deep del Web: da un altro fenomeno piuttosto deep. Non necessariamente tutto ciò deve essere ridicolizzato. Ok, magari la parte che dà il titolo a questo articolo sì, anche e soprattutto perché gli Elvenkin più convinti nello scrivere sembrano coinvolti in una sfrenata ricerca di attenzioni, nemmanco in un caso di Mandela effect, ma, in fondo, tra disturbi mentali, leggende, credenze e tanto altro, la maggior parte degli Otherkin ha probabilmente un atteggiamento che è solamente diverso, ma non poi così sbagliato.

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Credit: Funny Junk, ma è un interessante punto di vista

P.s.: una menzione speciale la meritano i foodkin, che si identificano, come il termine suggerisce, in un particolare cibo.

Michele Radaelli

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