Perché Riccardo Cuor di Leone meriterebbe una serie TV, prima e seconda stagione

Confessate. Quanti fra voi passano intere serate a guardare serie TV? Quanti, durante la giornata, sognano che arrivi la sera perché devono buttarsi sul divano in compagnia di Netflix e dell’ultimo episodio della serie della vita? Beh, a me capita molto spesso. Amo le serie TV e adoro (quasi tutte) quelle storiche, nonostante le imprecisioni che vedo spesso.

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Ecco perché ho scritto “quasi tutte”

Questo articolo è un accorato appello a qualunque casa di produzione mondiale perché si convinca a produrre una serie TV su Riccardo Cuor di Leone. Non mi spiego perché qualcuno non ci abbia ancora pensato: la vita di Riccardo è semplicemente perfetta per una serie tv di successo! Vediamo perché. Ovviamente la narrazione prenderà spunto dalle innumerevoli cronache riguardanti la vita di Riccardo e della sua famiglia, ciò non significa che i fatti siano andati realmente in questo modo. Sicuramente leggende, esagerazioni e gesta inesistenti costellano la vita del Leone così come è stata raccontata dai cronisti. Una volta premesso questo, però, proviamo a riportare la vita del sovrano inglese nella maniera in cui ce la descrivono Bertran de Born e compagnia.

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ATTENZIONE questo articolo contiene spoiler dell’inesistente serie TV di Riccardo

Riccardo, futuro Cuor di Leone, nasce l’8 settembre 1157, dall’unione fra Enrico II, re d’Inghilterra, e Eleonora d’Aquitania. Quarto di otto figli, Riccardo non sarebbe dovuto nemmeno diventare sovrano: nella linea di successione lo precede infatti Enrico (detto “il Giovane”) e, in più, il padre avrebbe preferito vedere sul trono i suoi figli cadetti, Goffredo o Giovanni (Senza Terra).

Riccardo trascorre la propria giovinezza in equilibrio precario a causa della tensione fra il padre e il re di Francia, Luigi VII, tra le altre cose ex marito di Eleonora d’Aquitania, ancora più adirato con la donna perché non gli aveva dato alcun figlio maschio. Risale infatti solo a un centinaio di anni prima la battaglia di Hastings con la quale Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, sbaraglia l’esercito anglosassone e fonda di fatto la monarchia inglese. Da quel momento i re d’oltralpe cercano sempre di rendere il sovrano inglese vassallo francese e i vari ducati presenti all’interno dell’odierna Francia danno l’appoggio all’uno a all’altro schieramento. Per la gran parte del Medioevo il controllo diretto del sovrano francese si limita all’île-de-France e a poche zone circostanti. Nel resto del paese il governo vero e proprio è affidato ai duchi locali.

Ma torniamo al piccolo Riccardo: in questo contesto di tensione, i genitori decidono di portare avanti un’accorta politica matrimoniale e Luigi VII promette la figlia Alice in sposa a Riccardo, i due potranno convolare a nozze quando avranno raggiunto l’età consona per farlo. Nel frattempo Enrico il Giovane viene incoronato re a causa della malattia che aggrava di giorno in giorno la salute di Enrico II. In realtà il vecchio impiegherà ancora qualche anno a schiattare e riesco già a figurarmi, nella serie, il meraviglioso carattere di Enrico il Giovane, costretto a condividere il trono con il padre, il quale, però, non gli concederà mai alcuna iniziativa di governo.

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Enrico avrebbe all’incirca lo stupendo carattere di questo indimenticabile personaggio

Riccardo nel frattempo sta crescendo, è diventato il pupillo della madre Eleonora che riesce ad intercedere per lui presso il padre in modo da affidargli le terre che la donna aveva portato in dote: nel 1171 Riccardo lascia l’Inghilterra per l’Aquitania dove, nel 1172, viene proclamato conte del Poitou. Il quindicenne diventa legittimo conte di Poitiers e suscita probabilmente le gelosie del fratello Enrico, sulla carta sovrano d’Inghilterra ma in pratica attendente del padre. La famiglia è ormai in pezzi: Enrico e Eleonora si odiano, Enrico il Giovane odia il padre ed è geloso di Riccardo, gli altri fratelli guardano con diffidenza alle politiche matrimoniali del padre che cerca di imparentare ogni membro della famiglia ai maggiori potenti d’Europa.

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Merry-Joseph Blondel, Richard coeur de Lion, 1841

Eleonora è decisa ad agire: vuole affidare i propri vecchi possedimenti al pupillo Riccardo e far rivoltare i figli contro il loro stesso padre. È lei che muove tutti i fili dell’intrigo. Enrico, Riccardo e Goffredo tradiscono il padre per rifugiarsi presso il nemico, Luigi VII di Francia, che li accoglie a braccia aperte. Inizia una vera e propria congiura fatta di alleanze fra i duchi francesi e invasioni dei territori soggetti al governo indiretto di Enrico II. Ed ecco il meraviglioso ultimo episodio della prima stagione: Riccardo, ancora adolescente, ha radunato gli eserciti dei propri alleati per sconfiggere il padre ma è in difficoltà, Enrico è un ottimo stratega. Eleonora deve aiutare il suo figlio prediletto: si traveste da uomo e parte per il Poitou ma gli uomini del sovrano inglese la riconoscono e la imprigionano. Enrico II vince e blocca la rivolta di un’intera famiglia, imprigiona Eleonora che vede ormai in Riccardo l’ultima speranza di vittoria. Primo piano sulla duchessa d’Aquitania che si dispera in prigione. Fine. Bellissimo.

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La tomba di Eleonora d’Aquitania a fianco del marito Enrico II. No, non è un bel quadretto familiare.

Vedo già l’apertura della seconda stagione durante il pranzo di Natale 1174: l’allegra famigliola è riunita ma tutti si odiano più di prima. Riccardo accetta la pace del padre e torna dalla sua parte, possiamo interpretare alcune fonti attribuendo al Leone una certa instabilità psicologica: Bertran de Born, il famoso trovatore, gli attribuisce l’appellativo di “Oc e no” (sì e no, in lingua d’Oc) perché sempre indeciso. Fatto sta, comunque, che Riccardo si sottomette completamente al padre. Enrico gli ordina di tornare in Aquitania per reprimere le ribellioni da parte degli ex alleati nella guerra contro il sovrano inglese. Che voltagabbana. Il ragazzo ha ormai diciotto anni, guida l’esercito e molti notano il suo valore: è proprio su questo campo di battaglia che si guadagna l’appellativo di “Cuor di Leone”. Durante le ribellioni Enrico il Giovane viene inviato dal padre in Poitou per aiutare il fratello: l’odio e la gelosia crescono ancora di più perché il legittimo sovrano deve comportarsi come attendente di un fratello più famoso e ricco di lui.

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Bertran de Born, la nostra principale fonte di gossip (BnF, ms. 12473, f 160)

Dopo le ribellioni Enrico II può rivolgere nuovamente le proprie attenzioni ai territori francesi conquistati da Luigi VII. il sovrano d’Oltralpe non sopporta più questa situazione, senza contare il fatto che Riccardo e Alice non si sono ancora sposati e le malelingue narrano che il re inglese abbia fatto della giovane Alice la propria amante. I due sovrani giungono a un nuovo accordo che prevede, di nuovo, il matrimonio fra i due, matrimonio che non avverrà mai ma che continuerà ad essere rievocato nelle tregue. Una barzelletta.

Le ribellioni durano anni, Riccardo è sempre più conosciuto e si guadagna ben presto la fama di guerriero invincibile. Nel 1179, finalmente, oltre che conte di Poitou viene nominato anche duca d’Aquitania. Viene evocato con questo appellativo durante la consacrazione di Filippo (che diventerà “Augusto”), figlio di Luigi VII. Già immagino il profondo gioco di sguardi tra Riccardo e Filippo… Vedremo perché. In ogni caso, Enrico II non partecipa alla cerimonia perché non vuole mostrarsi come vassallo del sovrano francese e Luigi VII stesso non c’è, le sue condizioni di salute si sono aggravate e infatti morirà qualche mese dopo, il primo novembre 1180. Filippo Augusto è il nuovo re di Francia.

Intanto Enrico il Giovane è sempre più adirato: il fratello Riccardo guadagna sempre più fama e potenza rispetto a lui, legittimo re d’Inghilterra, mentre voci dicono che la moglie Margherita lo stia tradendo con il suo mentore, Guglielmo il Maresciallo. Ecco cosa avrebbe risposto Riccardo, secondo un cronista, alla richiesta del re di prestare omaggio al fratello maggiore:

Non traiamo forse origine dallo stesso padre e dalla stessa madre? Non è forse sconveniente che mentre nostro padre è ancora in vita siamo obbligati a sottometterci al nostro fratello maggiore e a riconoscerlo come nostro superiore? D’altra parte, se i beni del lato paterno spettano al maggiore, io rivendico la piena legittimità sui beni di mia madre.

Riccardo si arrocca in Aquitania e si prepara allo scontro con il fratello. La famiglia si divide di nuovo in due schieramenti contrapposti, questa volta Enrico II appoggia Riccardo. Improvvisamente, però, Enrico il Giovane  si ammala e muore a ventisette anni, presso Martel, fregiato del titolo di sovrano ma, di fatto, senza aver mai esercitato il suo potere.

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Enrico il Giovane con la consueta faccia da pazzo (Matthew Paris, Historia Anglorum, British Library, ms Royal 14 C VII f.9)

Enrico II vorrebbe nominare, a questo punto, Riccardo come legittimo sovrano, un sovrano, ovviamente, senza potere alcuno, proprio come Enrico il Giovane. Il Leone, però, non vuole assolutamente mollare il territorio d’Aquitania, anche per amore della madre, ancora prigioniera del re inglese. A questo punto, Goffredo e Giovanni (non Senza Terra perché ora nominato re d’Irlanda) si alleano contro Riccardo. Enrico II deve accollarsi sia il compito di riappacificare i fratelli, sia i viaggi in Francia per stipulare nuovi accordi e nuove tregue con Filippo Augusto. Uno degli accordi riguarda ancora una volta Alice, ma stavolta tutto rimane vago: probabilmente Enrico II non vuole separarsi dalla sua giovane concubina e Riccardo rifiuta questo fiore appassito. Ditemi se questa storia amorosa non merita almeno un paio di episodi all’interno della serie TV! Ma c’è un altro particolare piccante (come amerebbero dire le riviste di gossip): Goffredo è sempre più deciso a ribellarsi  definitivamente al padre e al fratello e si rifugia presso la corte di Filippo Augusto. I due sono sempre insieme: Goffredo ha conquistato l’amicizia del sovrano e forse anche qualcosa di più… Sfortunatamente, però, nel 1186 Goffredo cade da cavallo durante un torneo e muore. La fine più sfigata di tutte per un personaggio secondario e pure antipatico. Giraldo Cambrense riporta la sconvolgente disperazione di Filippo Augusto: il sovrano pretende che Goffredo venga inumato davanti all’altar maggiore della cattedrale di Parigi e durante la cerimonia vuole calarsi con lui nella tomba.

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Il povero Goffredo, così giovane, così bel… mmh, no… così sfortunato

Sembra che il letto di Filippo Augusto non sia rimasto vuoto a lungo: in vista della crociata bisogna cancellare gli scontri fra i due più importanti sovrani cristiani, così Riccardo imita il fratello Goffredo: nasce una profondissima amicizia con il re di Francia. A questo punto, anche a causa di forti dissidi legati a una probabile crociata, Riccardo si schiera apertamente contro il padre e presta omaggio a Filippo Augusto. Enrico, malato, si rifugia nella città di Chinon e viene abbandonato da quasi tutti i suoi sostenitori. Il vecchio re accetta una pace vergognosa e, sconfitto e umiliato, muore a cinquantasei anni, odiato da tutti i figli.
Enrico II viene seppellito a Fontevrault ma prima di coprire la salma, alla vista dell’odiato figlio Riccardo, pare che dalle narici del defunto re inizi a colare sangue. Con questo oscuro presagio inizia il governo di Riccardo Cuor di Leone.

Come vi sentite quando finite una stagione e la successiva non è ancora disponibile? Eh lo so, si conclude proprio sul più bello, ci sono una marea di questioni lasciate in sospeso e voi state lì, immobili davanti allo schermo consci del fatto che dovrete attendere mesi, a volte anni, prima di poter proseguire. Ecco, magari anni no, mesi nemmeno. Magari continuiamo fra qualche giorno. È necessaria un po’ di suspance, come in ogni serie che si rispetti.

Daniela Marchesetti

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