Panchine, cioccolato, suocere e anime gemelle

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Sono una di quelle persone che alla domanda “Quali sono le tue passioni?” tira fuori un elenco di circa un migliaio di pagine. Non sono il tipo che ama stare con le mani in mano, mi annoio facilmente e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, un po’ come i bambini che chiedono sempre un nuovo gioco.

Tra i miei tanti amori vi è da sempre quello per la scrittura. Da che ne ho memoria, mi ha sempre accompagnata e non nego mi piacerebbe continuasse a farlo: non importa in che modo, se per diletto o per lavoro, l’importante è che io trovi in quella complicata danza che è la scrittura, il mio personale momento di pace e comunione.

Quando il nostro boss – alias la famosa Beatrice – mi ha chiesto di buttar giù un nuovo articolo, ho deciso che avrei scritto qualcosa di fresco, leggero, perché si sa: in sessione d’esami  nessuno ha voglia di leggere roba pesante. Pensa e ripensa, ho deciso fosse  meglio seguire il buon vecchio dettame dello scrivere solo su quello che si conosce, motivo per cui, vorrei parlarvi di uno dei pomeriggi più “ispiranti” della mia giovane vita.

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La scorsa settimana abbiamo terminato le lezioni del quarto anno di corso ed eravamo tutti un po’ malinconici (ebbene sì, mi dispiace deludere i vecchi panzoni convinti che siamo tutti scemi, che l’aver vent’anni equivalga ad avere al posto del cervello un criceto da rianimare, che siam buoni solo a fumare le canne in Colonne: siamo delle persone senzienti e con una coscienza!). Abbiamo deciso di onorare la fine del nostro penultimo anno in modo speciale, un modo talmente trasgressivo che se lo sapessero le nostre mamme verrebbe loro un coccolone… Ci siamo seduti su una panchina all’ingresso della Cattolica a mangiar cioccolato! Voi ridete e scherzate ma se mia mamma mi becca con ‘ste  cose in mano mi fa la festa: le ho promesso per la milionesima volta che sarei dimagrita per agosto e bisogna che io mi impegni, mica la posso sempre deludere! Anche se vorrei precisare che queste delusioni io gliele regalo appositamente così che lei non smetta di sognare e si mantenga sempre  giovane e bella!

Comunque, tornando al nostro delirante pomeriggio a base di afa milanese e cioccolato, tra un discorso su come debellare la fame nel mondo, un piano per la risoluzione dei conflitti religiosi e una riflessione sulla filosofia tedesca dell’ottocento, siamo finalmente approdati a quello che è il nostro grande quesito: l’amore. Lo so, lo so, vi starete chiedendo: “ma questi qui non avevano di meglio da fare? Non è che il sole e il cioccolato sono in realtà un mix che provoca il suicidio di massa dei pochi neuroni loro rimasti?”. Miei cari, noi ne parliamo sempre perché l’amore non sappiamo che faccia abbia, sotto quali sembianze si presenti e cerchiamo di confrontarci per capirne qualcosa. Un po’ come quando alle superiori confrontavi i compiti di matematica con i tuoi compagni e avevate tutti un risultato diverso.

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Un mio amico – che per questioni di privacy chiameremo Volpe – ha esordito dicendo che in realtà lui sa cosa vuole, sa cosa per lui sia l’amore e che sarebbe pronto, al solo vedere una donna, a indicare esattamente cosa amerebbe di lei e cosa no. Credo sia inutile dire che la rompiscatole qui presente gli ha fatto passare mezz’ora interrogandolo su qualsiasi donna passasse noi davanti. Ah, tra parentesi, vorrei lanciare un appello disperato: è passata una uguale a Amy, la fidanzata di Sheldon Cooper. Ti prego cara, palesati perché ci siamo innamorati tutti di te e vogliamo offrirti almeno uno spritz!

Dopo questa sfilata di categorie umane molto simile a quella di “Ciao Darwin”, un’altra mia amica – che sempre per questioni di privacy chiameremo Anna dai capelli rossi – ha esposto la sua riflessione su quello che da anni sosteniamo in molti: le relazioni finiscono male perché gli uomini e le donne vengono da pianeti diversi e alla fine, sfiammato il periodo di iniziale passione, fanno fatica a comunicare e allora è finita la giostra. Credo sia inutile dirvi che Volpe, piccato nel suo orgoglio da uomo alpha, è insorto difendendo la sua categoria e che da lì è nata un’accesa discussione su chi sia più bravo a esternare le emozioni e i sentimenti. Volpe, amico mio, permettimi di dirlo in sede pubblica: hai torto, voi uomini e le emozioni siete solitamente azzuffati come i palloncini con i cactus!

Gira e briga, tra un cioccolatino e un altro, con il sapiente intervento della nostra moderatrice – che per i soliti motivi chiameremo Donna Pacifica – siamo giunti alla conclusione che in realtà, noi donne italiane, non dovremmo porci il problema. Da noi, come si dice in Sicilia, non sposi il marito ma tutta la sua “famigghia” e la “soggira” penserà ad appianare tutte le possibili discussioni tra voi, streghe indemoniate che avete circuito il suo povero bambino (e quest’ultimo che da sempre odora di santità e ragù de mammà…). 

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Esempio di suocera

In questo caos di carboidrati, zuccheri e sudore, anche io ho provato a pensare cosa sia per me l’amore e sono giunta alla conclusione che alla fine non sia altro che una sensazione molto simile a quella che da bambini si provava stando nel lettone durante i temporali. Fuori da ogni retorica, credo che l’amore sia una sorta di riconoscimento, un fugace incontro di sguardi e due anime che si incontrano per l’ennesima volta e che per l’ennesima volta capiscono di essere fatte per stare insiemeSe non si fosse capito credo nell’anima gemella …

Mia nonna dice sempre che la prima volta che vide mio nonno capì che era quello giusto e francamente dopo più di cinquant’anni di matrimonio, io inizio anche a crederle.

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Adesso che vi ho raccontato del nostro ultimo pomeriggio in Cattolica, vorrei lasciarvi con l’augurio di trovare il prima possibile la risposta al nostro quesito su cosa sia l’amore.

P.S. Per onore di cronaca, devo dire che la mamma di Anna dai capelli rossi dice di avere in mano il segreto per una relazione duratura e felice. Per chiunque sia interessato, a breve apriremo il centralino e vi forniremo il numero verde per parlarle!

Soraya Galfano

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