Perché Riccardo Cuor di Leone meriterebbe una serie TV, ultima stagione

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Nelle puntate precedentiabbiamo lasciato Riccardo davanti alla tomba del padre, mentre stille di sangue scendono dalle narici del vecchio Enrico.
Il Leone è ora libero dalle catene del re e può tranquillamente rilasciare la madre, ancora imprigionata insieme agli avversari politici del suo defunto marito. il 20 luglio 1189 Riccardo diventa duca di Normandia, titolo che affianca a quello di conte del Poitou. Prima di tornare in Inghilterra incontra il bel Filippo Augusto con il quale stipula nuovi accordi: il potere del Leone sui territori francesi che gli competono è totale, ma che dire di quelli sull’Isola? Giovanni gli ha giurato fedeltà, certo, ma in maniera tardiva e piuttosto moscia. Concedergli feudi e castelli di rilievo è fuori discussione, Riccardo gli consegna alcune terre in Inghilterra e Irlanda ma sono luoghi che non rappresenterebbero una reale minaccia nel caso in cui Giovanni voglia ribellarsi.

La somiglianza è stupefacente

il 13 ottobre 1189 Riccardo viene solennemente unto e incoronato nell’abbazia di Westminster dall’arcivescovo Baldovino di Canterbury. Dopo la cerimonia, Riccardo offre a tutti un banchetto ma ebrei e donne sono esclusi. Questo atteggiamento è inusuale e appare agli storici piuttosto strano, tanto che uno di loro, Brundage, è addirittura arrivato a dire che l’esclusione testimonierebbe la misoginia di Riccardo e il desiderio di dare una sorta di festa gay.

Tornando a notizie davvero storiche, i baroni fremono per i preparativi della terza crociata, Riccardo lascia l’Inghilterra per definire i dettagli della partenza per la Terrasanta: deve pagare gli eserciti, ordinare la costruzione di alcune navi, radunare i volontari. Per la prima volta Riccardo deve pensare seriamente al matrimonio: nel caso in cui perisse in battaglia non avrebbe un erede a cui affidare il trono se non tra i suoi odiati fratelli. Ci pensa seriamente ma, alla fine, lascia il comando del regno alla madre Eleonora, cercando di renderla indipendente e aumentandole la dote e i possedimenti. Dopo continui rinvii, a Chinon Riccardo proclama le ordinanze per la crociata, a Tours riceve dalle mani dell’arcivescovo le insegne dei pellegrini, il bastone e la bisaccia, ma, in un nuovo, funesto presagio, il bastone si spezza

Finalmente arriva il giorno della partenza: Riccardo e Filippo Augusto si impegnano a dividere equamente il bottino e le conquiste della crociata e decidono di incontrarsi a Messina con la flotta. Durante il tragitto per la Sicilia, Riccardo si rifiuta di fermarsi a Roma per incontrare papa Clemente III, da lui visto come l’Anticristo dopo aver discusso con il monaco visionario Gioacchino Fiore.

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Clemente, il terribile Anticristo

Riccardo entra trionfante a Messina seguito da Filippo Augusto, piuttosto indispettito per il vistoso arrivo del re d’Inghilterra. A causa dei venti contrari prima e dell’arrivo del freddo poi, gli eserciti rimangono sull’isola per diversi mesi e Riccardo ha tempo di occuparsi anche della politica di successione della Sicilia visto che la sorella, Giovanna, era rimasta vedova del re di Sicilia, Guglielmo il Buono, e la fortuna sembra volgere a favore di un parente tedesco della dinastia Hohenstaufen. Intorno a Natale, poi, il re si pente della propria condotta morale con una penitenza che molti hanno considerato come confessione del peccato di sodomia.

Nudo, stringendo tra le mani tre fasci di verghe scortecciate, venne a gettarsi ai loro piedi e non si vergognò di confessare di fronte a loro l’ignominia dei suoi peccati […]. Poi rinunciò al suo peccato e ricevette dai vescovi l’adeguata penitenza. Da quel momento si trasformò in un uomo timorato di Dio e fece il Bene e non ritornò alla sua iniquità.
(Gesta Henrici II, p. 147)

Intanto aumentano i dissidi tra Riccardo e Filippo Augusto a causa di un’alleanza segreta fra quest’ultimo e Tancredi, nuovo re di Sicilia. La scoperta finisce in realtà per favorire il Leone che, a questo punto, può rigettare definitivamente la promessa sposa, Alice, e contrarre matrimonio con Berengaria di Navarra. Eleonora è già in viaggio e porta la donna a Riccardo, per questo gli storici credono che la vecchia madre avesse in mente già da tempo questo matrimonio. Aaaah le suocere… In ogni caso in tempo di Quaresima non ci si sposa e non si consuma, quindi il matrimonio viene rimandato.

Finalmente il 10 aprile 1191 la flotta lascia Messina per Cipro. L’isola viene conquistata e Riccardo affida il governo a Guido di Lusignano, re di Gerusalemme.

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Quel figo di Guido di Lusignano… così come immaginato da Picot qualche secolo dopo (François-Édouard Picot, Guy de Lusignan, 1845)

Il viaggio può continuare ma una tempesta disperde le navi e ne affonda alcune, altre vengono saccheggiate dai ciprioti prontamente attaccati da Riccardo. Il Leone conquista l’isola, collocata in una posizione strategica per raggiungere la Terrasanta, e il 12 maggio 1191, a Limassol, sposa Berengaria, subito incoronata anche regina d’Inghilterra. Riccardo può allora imbarcarsi per Acri.

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Riccardo parte per il… ehm… viaggio di nozze con Berengaria a Acri

Il Leone viene accolto in trionfo dai crociati in Terrasanta, Filippo Augusto è sempre più geloso: Riccardo è il suo vassallo ma è più famoso e ricco del suo sovrano. I guerrieri francesi e inglesi però devono collaborare: inizia l’assedio di Acri. La città viene conquistata ma molti guerrieri e lo stesso Filippo, forse per una malattia, vogliono tornare in patria. Il re francese lascia davvero la Terrasanta e giura a Riccardo che la sua partenza non corrisponde con il desiderio di invadere le sue terre, lasciate pressoché indifese… Proprio no.

Riccardo si proclama ora unico campione della cristianità in Medioriente e deve affrontare da solo Saladino, dal quale spera di ottenere la Vera Croce. Prima di dirigersi verso Gerusalemme, il Leone marcia su Giaffa e sulle altre città della costa dimostrando grande prodezza tanto che le sue azioni sono raccontate con stupore anche dai cronisti musulmani. Sulla piana di Arsuf, poi, i guerrieri crociati sbaragliano l’esercito islamico guidato dallo stesso Saladino. Dopo così tante sconfitte, tuttavia, Riccardo non ha intenzione di partire alla conquista di Gerusalemme, Guido di Lusignano vorrebbe riappropriarsi del regno che gli spetta di diritto ma i crociati sono consci del rischio rappresentato da un assedio nell’entroterra, senza l’appoggio della flotta. Riccardo si occupa invece della fortificazione di Giaffa e di affari diplomatici: cerca di strappare a Filippo Augusto l’alleanza con i genovesi, vuole arrivare a Saladino usando come intermediario il fratello Safadino al quale promette addirittura in sposa la sorella vedova, Giovanna.

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Saladino, il cui vero nome è Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb. Dovremo smettere di italianizzare i nomi, un po’ come quando la mia professoressa di filosofia diceva Carlo Marx o Francesco Bacone.

Il rapporto diplomatico, comunque, non riesce e Riccardo e i suoi sono costretti a sopportare continue imboscate da parte degli avversari islamici. I mesi successivi sono costellati da piccole battaglie e scaramucce fra i due eserciti, senza mai arrivare a veri e propri scontri. Riccardo riesce a ottenere da Saladino la libera circolazione dei cristiani, purché disarmati, a Gerusalemme, in modo da poter visitare il Santo Sepolcro. Il bilancio della crociata è dunque parzialmente negativo perché la Città Santa non è stata conquistata e Riccardo è costretto a tornare in Inghilterra, dove Giovanni è ormai deciso a spodestare il fratello.

Inizia adesso la vera crociata di Riccardo. Il Leone veleggia verso Marsiglia per tornare nella sua Aquitania ma una tempesta scombina i suoi piani e il sovrano deve pensare a una via alternativa che gli permetta di evitare i territori dei baroni nemici o alleati con i suoi avversari. Le fonti non concordano sul rocambolesco ritorno in patria di Riccardo ma certo è che il Leone si traveste, approda sulle coste dell’Adriatico e cerca di risalire a nord, non visto. Riccardo, però, chiede aiuto alla persona sbagliata: non sa che l’uomo con cui sta parlando è un vassallo di Leopoldo d’Austria, signore che il sovrano aveva profondamente offeso durante la conquista di Acri. Il re scampa il pericolo ma, passando per Vienna, trova, guarda caso, Leopoldo in persona che riconosce Riccardo e, nel dicembre 1192, lo imprigiona nel castello di Dürnstein. Filippo Augusto e Giovanni Senza Terra sono entusiasti della cattura ma la ormai settantaduenne Eleonora, ovviamente, non ci sta: vuole liberare il povero figliuolo e porta avanti le trattative, inviate all’imperatore germanico, Enrico VI. Il 4 febbraio 1193 Riccardo è libero ma i tributi da versare a Enrico sono altissimi.

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Leopoldo ce l’aveva a morte con Riccardo e Filippo perché non aveva potuto piantare la propria bandiera sulla città di Acri, dopo la fine dell’assedio. Che uomo intrattabile.

Sicuro dell’inimicizia di Filippo Augusto e di Giovanni, Riccardo deve tornare di nascosto in Inghilterra. Sull’isola respinge la resistenza di alcuni baroni e si prepara a tornare sul continente con un esercito. In Francia il Leone incontra il fratello che, probabilmente ancora con lo zampino della madre, si sottomette a Riccardo. Il matrimonio con Berengaria, infatti, è stato celebrato da tempo ma i due non hanno avuto nessun erede; sulla linea di successione il prossimo è proprio Giovanni. Tra il 1194 e il 1198, così, Riccardo, riappacificatosi con il fratello, si occupa di reprimere le rivolte nei territori che aveva lasciato incustoditi durante la crociata, intrattiene con altri baroni rapporti diplomatici e, soprattutto, si concentra su nuovi, sanguinosi scontri con Filippo Augusto. Le opere di difesa del leone culminano nel 1196 con la costruzione in pochi mesi della mastodontica fortezza di Château-Gaillard, a Les Andelys.

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Ciò che rimane oggi della fortezza di Château-Gaillard, still impressive.

Nel 1199 Riccardo è di nuovo in prima linea, sta assediando il castello di Châlus-Chabrol. I guerrieri del re stanno cercando di intaccare le mura e la sera del 26 marzo Riccardo si avvicina ai bastioni per controllare i lavori di scavo. Sulle mura c’è un solo balestriere protetto da uno scudo di fortuna, capisce che è il suo momento di gloria e decide di scoccare alcuni dardi. Riccardo non porta l’armatura, è buio ed è uscito solo per un controllo. È un attimo: il quadrello di balestra dell’anonimo tiratore lo raggiunge a una spalla. Le fonti riportano il saluto e il ringraziamento del re al nemico, quasi con strafottenza.
Nella tenda il Leone tenta di estrarre il dardo ma il legno si spezza e il ferro rimane nella ferita. I medici islamici, all’avanguardia, si fanno beffe delle tecniche chirurgiche occidentali, approssimative e superficiali. Il re è indebolito dall’età e dalle battaglie, i dottori non sanno che fare con quella ferita che, giorno dopo giorno, si infetta e aggrava la salute di Riccardo. Dal letto di morte il sovrano vuole incontrare l’autore del tiro mortale, lo interroga e poi lo perdona, in pieno spirito cavalleresco. Consegna poi il potere al fratello Giovanni e ordina di essere sepolto a Fontevrault, accanto all’odiato padre ma anche, ne è certo, alla madre Eleonora, al momento del suo trapasso. Riccardo I d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone, il re cavaliere, muore il 6 aprile 1199.

La storia del Leone è riportata da un numero impressionante di fonti, contemporanee o tarde, ognuna con il desiderio di celebrare Riccardo per la sua grandezza, per la straordinaria abilità di combattente, per l’ideale cavalleresco che trasmette con le sue gesta. Per questo concludo la nostra avventura consigliandovi il volume dal quale ho rielaborato le notizie della cita del Leone, si tratta di Riccardo Cuor di Leone, il re cavaliere di Jean Flori (Einaudi, 2002).

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Daniela Marchesetti

 

Un commento

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