Mosca: il Vladimir che tanto irrita gli Ucraini… e no, non è Putin

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Erano gli inizi del Novembre scorso quando fu inaugurato uno dei monumenti più controversi della recente storia russa e per “russa” intendo di tutte le Russie (poi capirete perché). Vidi la cerimonia in live streaming su RT Channel, con una qualità video esagerata, roba che di botto consumai metà del traffico internet disponibile; tante grazie, Wi-Fi di facoltà ballerino! C’erano tutti, ma proprio tutti: il buon vecchio Vladimir (quello che siede poco distante, al Cremlino), il Patriarca Kirill (che è un po’ il papa degli slavi ortodossi ancora fedeli e non in preda a secessioni di stampo nazionalistico), il primo ministro Dmitrij Medvedev, il Ministro della Cultura Vladimir Medinskij, e poi il sindaco di Mosca, membri del governo, deputati, rappresentanti delle organizzazioni pubbliche, della scienza, della cultura e dell’arte. TUTTI.

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Il presidente Vladimir Putin ai piedi del monumento, intento nel discorso d’apertura

L’inaugurazione doveva essere ad ogni costo in pompa magna e così è stato, a partire da quel pezzo di capitale prescelto, tirato a lucido e profondamente rinnovato dai lavori di Moja Ulica. I mondiali di calcio Russia 2018 sono dietro l’angolo e la capitale, per forza di cose, sarà un gioiello – invito tutti a guardare su YouTube i video dei lavori di rinnovo, che hanno reso Mosca il più grande cantiere al mondo –. Ma l’attenzione data a quel fazzoletto di terra aveva del maniacale e l’imperativo era stupire il mondo, nemici compresi. Sembrerà assurdo, soprattutto considerando che, in fin dei conti, si tratta pur sempre di una banale statua. Eppure c’è sempre un motivo, tutt’al più se a scomodarsi sono Vladimir Putin in persona, scortato dal suo entourage al completo.

Viviamo in un’epoca in cui l’ipocrisia più totale ed il perbenismo hanno invaso anche gli atroci scenari bellici, dove assistiamo a menzogne continue su chi li governa, sminuendo ancor di più il valore delle morti innocenti. Purtroppo, in quest’ottica, tutto fa brodo per fare del proselitismo spiccio e nessun attore coinvolto si esime dal farlo. Il caro Vladimir I di Kiev – finalmente ho svelato l’identità del misterioso bellimbusto in bronzo – non è che l’ultimo di una serie di artifizi propagandistici, creati ad hoc per questi scopi. Ma andiamo per ordine: chi era Vladimir I di Kiev e perché oggi a Mosca hanno eretto una statua in suo onore?

Il principe Vladimir

Detto “il Santo”, fu il Gran Principe della Rus’ di Kiev dal 969 al momento della sua morte, nel 1015. A lui il merito di aver convertito al cristianesimo l’intero popolo russo, che fino all’epoca abbracciava una serie di culti pagani. Anni e anni di indottrinamenti, ci faranno storcere il naso pensando a Kiev come parte della Russia; in realtà non esiste Russia senza Kiev ed il concetto stesso di Russia è nato proprio con la fondazione della Rus’ di Kiev (dopotutto, ci sarà un motivo se i russi si chiamano proprio “russi”, no?).

Di origine variaga, cioè vichinga e quindi scandinava, discendeva dall’antichissima dinastia dei Rjurikidi, che dai tempi di Rjurik governò la Rus’. Stanziati nell’odierna Ucraina a partire dalla seconda metà dell’800, diedero vita, fondendosi con le tribù slave locali, alla moderna etnia russa, che va quindi intesa come un connubio tra slavi e reminescenze germaniche. “Ucraina”, di fatto, fu sempre una dizione riferita ad un territorio, non ad un popolo; e la nazione ucraina, salvo i periodi di dominanza straniera, fu sempre considerata parte dei territori rus’. Oddio, ho distrutto l’identità storica ucraina ed è stato così semplice! Non era nelle mie intenzioni.

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Vladimir battezza il suo popolo sulle sponde del fiume Nipro

Tante, le ragioni che spinsero Vladimir ad abbracciare il culto cristiano, prima su tutti, il rapporto sempre più stretto che legava la Russia all’Impero Bizantino (faro della cristianità d’oriente e maggiore impero dell’epoca). Nondimeno, fu condizionato dai grandi rivali storici della Rus’, che prendevano il nome di Bulgaria del Volga, di religione islamica, e di Khazaria, di credo ebraico. Alla realtà dei fatti, Vladimir rispose con una battuta: i russi non sarebbero mai potuti diventare ebrei, perché il maiale era troppo importante, né tantomeno musulmani, perché «Bere era la gioia della Rus’»… Esatto, nulla è cambiato.

Con la caduta dei bizantini, Mosca ne raccolse l’eredità culturale e spirituale, autoproclamandosi la “Terza Roma” (la seconda fu Costantinopoli, fino alla capitolazione). Questa, l’iniziale motivazione che ha indotto le autorità moscovite ad appropriarsi di un monumento a lui dedicato, da intendere in un’ottica di unione fra i popoli e padre dell’attuale nazione. O forse era solo propaganda?

Il conflitto, la statua

Secoli di invasioni, lotte feudali e di divisioni interne, porteranno ad avere un approccio molto ambiguo nei riguardi di ciò che è l’identità nazionale. Se da un lato troviamo gli ucraini, che si sentono i veri discendenti dell’antica Rus’ – adottando addirittura l’antico simbolo come stemma nazionale – dall’altro troviamo i cugini di Mosca, che partendo da zero costruirono l’Impero Russo. Entrambi hanno le stesse origini ed entrambi furono governati dalla stessa dinastia, ma anche se uguali in tutto e per tutto, oggi non lo sono più per gli ucraini. Alla luce dei fatti, appare quasi scontato che un monumento dedicato a Vladimir I, inaugurato nella capitale russa, possa incarnare l’archetipo della diatriba.

Non sarà mio interesse concentrarmi sul senso dell’attuale conflitto russo-ucraino e sulle implicazioni geopolitiche: analizzerò semplicemente come si riesca a far polemica ed a strumentalizzare gli avvenimenti, anche giocando su divergenze inesistenti. Ma prima di buttarmi in un argomento tanto delicato, avrei piacere di svelare – finalmente – qualcosina di più preciso sulla statua.

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L’assurdo scenario ucraino con i suoi principali registi e le sue marionette

Alta quasi 17 metri, si erge dal 14 Novembre 2016 nella centralissima piazza Borovitskaja, cambiandone radicalmente l’impatto paesaggistico. Nell’idea originaria, avrebbe dovuto superare i 20 metri d’altezza, tuttavia l’UNESCO si è sempre fortemente opposta, appellandosi alla “zona di sicurezza del Cremlino”, sulla quale sorge ed in cui è proibito costruire. Così, alla minaccia di rimuovere il simbolo della città dalla lista dei beni protetti, venne concordata una riduzione di 7 metri, non accontentando nessuno ma almeno preservando lo status del Patrimonio dell’Umanità. Questo, il principale fallimento del governo, che avrebbe tanto voluto attenersi ai progetti iniziali, se non altro, per battere l’omologa statua di Kiev… Sì, avete capito bene: anche a Kiev ce n’è una! Guarda caso, di 20 metri d’altezza.

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I due monumenti a confronto: a sinistra quello di Mosca; a destra il medesimo di Kiev

Le reazioni

Durissimi i commenti dalla Rada, il parlamento ucraino (solo omonimo al mio collega di giornale). Nell’account Twitter ufficiale hanno così commentato, ancor prima che la cerimonia finisse:

«Non dimenticate qual è il vero monumento al principe Vladimir. Fu Kiev a portare la fede cristiana ortodossa alla Rus’ e questo è il nostro gentile richiamo alla Russia».

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Ironia della sorte, Mosca non avrebbe mai potuto incaricarsi di tali oneri perché semplicemente ancora non esisteva e il monumento di Kiev, quello da loro assunto a bandiera, è stato eretto ai tempi del tanto odiato Impero Russo, nel 1853. A fronte di una risposta tanto ipocrita, non si è fatta attendere la reazione ufficiale russa, che a suo modo ha voluto puntualizzare:

«Un richiamo all’Ucraina: il principe Vladimir ha unito le nostre genti grazie alla fede ortodossa, mentre voi strumentalizzate la sua figura per fomentare l’odio tra noi».

Cui è succeduta la replica personale del presidente ucraino Petro Porošenko:

«Lui è “nostro”, è un principe ucraino. Inoltre ormai da almeno due anni Vladimir viene considerato il “fondatore dello Stato medievale della Rus-Ucraina”».

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Dove stia la verità, lascio al lettore la libertà di decidere. Tuttavia, impressionano i toni e la continua ricerca del consenso mediante la propaganda più deplorevole: la creazione di fantomatici stati del passato, come la Rus-Ucraina, non dovrebbe affatto stupire. Ma per un presidente coerente e democratico come Porošenko tutto è lecito, ed è dal Febbraio 2015 che ha firmato un provvedimento finalizzato a consacrare la memoria del principe kieviano proprio in quest’ottica. “Lo stato europeo della Rus-Ucraina” fondato da Vladimir, fu una «scelta europea», perché «l’intera Europa allora era già cristiana […]», ha voluto puntualizzare in un recente comunicato. È però noto che la parola “Ucraina”, nella sua accezione geografica, venne per la prima volta menzionata negli annali  del 1187, oltre un secolo e mezzo dopo la morte del principe ed ancora in pieno fervore della Rus’ di Kiev (che si estendeva a cavallo tra le moderne Russia e Ucraina). Vladimir non prese affatto una decisione in senso europeo. I suoi emissari di ritorno dall’occidente non furono per nulla colpiti da ciò che videro e riferirono che “non c’era bellezza” in Europa: lui scelse volutamente la dottrina orientale. Questa fu una costante lungo tutta la storia ucraina.

Ne è l’esempio Bohdan Chmel’nyc’kij, oggi erroneamente venerato come uno dei padri fondatori dell’Ucraina indipendente – ennesima distorsione storica –. Considerato uno dei più grandi rivoluzionari della storia slava, fu atamano dei cosacchi d’Ucraina e alleato dello zar Alessio I, al tempo della dominanza polacca nel XVII secolo. Da quel momento in poi l’Ucraina fu a più riprese liberata e unificata alla Russia, salvo poi tornare indipendente nel 1991, per un mero fatto di confini federali dell’URSS. Un vero pastrocchio, perché le linee di demarcazione sovietiche erano concepite con criteri sbagliati e, nel caso ucraino, risalivano alla provvisoria Repubblica Popolare Ucraina, istituita durante la transizione dalla Russia zarista al bolscevismo. È invece ironico realizzare come sia nato il nazionalismo ucraino moderno, che trae ispirazione dal governo fantoccio succeduto alla prima repubblica, messo in piedi dall’Impero Tedesco e pensato in funzione anti russa. Passerà alla storia per aver dato alla luce milioni di libri in lingua ucraina, fondato numerosi istituti scolastici, due università e un’Accademia delle Scienze Ucraina: tutto unicamente per privare le nuove generazioni di ogni forma di coscienza storica sui legami con la Russia. Il risultato? Petro che oggi ci parla di Vladimir il Santo e della sua “scelta europea”. Ma anche all’ombra del Cremlino andrebbe fatto un grosso esame di coscienza, a prescindere dalla veridicità delle affermazioni, per ovvi motivi.

Poco male, mi vien da dire. Sono convinto che la proverbiale indolenza russa trionferà ancora una volta, e per “russa” intendo di tutti i popoli, tutti i fratelli. Loro sapranno guardare dentro sé stessi e capire quanto sia stupida la via dell’odio. Oggi a Mosca si dice: «In centro abbiamo un Vladimir sdraiato, uno seduto e un altro in piedi! Dovunque si vada, a Vladimir non si sfugge, è il destino della Russia!»… E la vita continuerà a fluire come se nulla fosse. La gente, non si fa condizionare così facilmente.

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Riccardo Crotti

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