Lashkar Gah non esiste

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Avete mai sentito nominare la città di Lashkar Gah? Probabilmente no. E non perché in passato la chiamassero Bost, bensì perché, obiettivamente, è una città dimenticata, anzi, sconosciuta. È una città dell’Afghanistan meridionale con quasi 300mila abitanti, capoluogo del Distretto omonimo e della Provincia di Helmand, nonché uno dei venti principali centri urbani del Paese. È un importante centro scolastico, nella zona. Il nome della città è tutto un programma, significa infatti caserme in Persiano, a rimarcarne una Storia bellicosa e strategica. Fu capitale invernale dell’emirato della dinastia saffaride.

La città ha subito le angherie dalla dinastia dei Ghoridi, dei mongoli e dei timuridi di Tamerlano. Sorge presso la confluenza dei fiumi Helmand ed Arghandab, in una zona desertica coltivabile (il 61% della città è destinato alle coltivazioni, soprattutto di oppio), collegata alle importanti città di Kandahar e Herat. Il centro urbano attuale è stato costruito perlopiù ispirandosi alle periferie statunitensi, ma ha anche risentito di una forte influenza sovietica. Dopo la fuga di quest’ultimi e la caduta del governo di Mohammed Najibullah, la città cadde sotto il controllo dei Mujaheddin ed infine, pochi anni dopo, fu conquistata dai talebani, cacciati poi dalle forze armate statunitensi. Attualmente subisce attacchi dai talebani, che proprio nel Sud del Paese hanno sempre avuto i loro rifugi.

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Bandiera dei talebani afghani

Personalmente, sono venuto a sapere di Lashkar Gah soltanto il 22 Giugno, attraverso un post su Facebook di Cecilia Strada. Nella città è infatti presente un Centro Chirurgico di Emergency, intitolato a Tiziano Terzani. Nonostante negli ultimi anni lo sviluppo tecnologico e commerciale della città abbia subito un certo incremento, ci sono problemi di occupazione, legati anche alla progressiva urbanizzazione dell’Afghanistan. Emergency ha aperto il Centro Chirurgico nel 2004, allo scopo di prendersi cura delle vittime della guerra, che sono il 60% dei pazienti, spesso giovanissimi. Il Centro Chirurgico di Emergency è inoltre l’unica struttura sanitaria gratuita e di qualità presente nella Provincia di Helmand.

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Ah, la Provincia in questione è il fulcro della lotta tra governo centrale e talebani, infatti, quest’ultimi controllano circa l’80% del territorio, sfruttandone la potenza economica derivante dalla vendita dell’oppio.

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Papaver somniferum, ossia l’oppio

Il 22 Giugno, a Lashkar Gah, i talebani hanno colpito duramente. Con un’autobomba. A 150m dal centro di Emergency. Hanno attaccato le forze militari, colpendo, ovviamente, anche diversi civili, in attesa dei loro stipendi. Le vittime sarebbero una quarantina, mentre i feriti più di sessanta, tutto questo nel parcheggio della Kabul Bank, una banca zeppa di civili intenti a ritirare lo stipendio per festeggiare l’imminente fine del Ramadan.

Cecilia Strada (figlia di Gino, per chi proprio non lo sapesse) ha portato all’attenzione dei social media questa città, nell’occhio del ciclone, ma praticamente sconosciuta in Occidente.

Una tragedia. Una delle tante, purtroppo, in un Afghanistan quasi totalmente dimenticato, quantomeno da noi. Non soltanto quello di Lashkar Gah, ma anche quello delle migliaia di civili ammazzati, del conflitto sociale, del governo corrotto, della droga. L’ONU, che per ora ha diffuso i dati della sola prima metà dell’anno passato, ha mostrato numeri abominevoli, numeri di morte. Una guerra nel quale si è intrufolato anche Daesh, o almeno il suo nome. Impressionante è stato l’aumento di vittime tra i bambini e tra le donne, che al conflitto nemmeno prendono parte. Molti rimangono, molti scappano, verso un’Europa che non sempre li accoglie e difficilmente lo fa a braccia aperte. Un’Europa che spesso nemmeno conosce ciò che sta accadendo nel Mondo, nascondendosi dietro un fantomatico buonismo (che esiste, ma non è ogni azione sensata). Un’Europa che potrebbe molto di più se solo si capisse e si credesse.

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Afghanistan, oggi

È vero, ho scritto di qualcosa di cui non sapevo assolutamente nulla fino a poche ore fa, di una città a migliaia di chilometri dalla sala di casa mia, dalla quale scrivo in mutande. Ma Lashkar Gah esiste ed è giusto parlarne.

 

Michele Radaelli

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