Canova

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Io, Daniela e Andrea abbiamo incontrato i Canova due settimane fa.

https://www.facebook.com/LaBirrotecaFestivalCrema/videos/10155628323499709

Contatto i Canova su Facebook e chiedo se siano interessati a un intervista quella stessa sera, in occasione della loro tappa a Crema. Neanche mezz’ora e rispondono: “Si potrebbe fare! Ci vediamo dopo il concerto”.

Il 24 agosto, serata di apertura della Birroteca Rock a Crema, grazie alla disponibilità degli organizzatori dell’evento e sotto gli occhi invidiosi delle fan, raggiungiamo il backstage e facciamo qualche domanda a Matteo, Federico, Gabriele e Fabio.

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Credits: La Birroteca – Festival Crema

Prima domanda, forse banale ma concedetecela. Qual è il segreto del vostro successo? 

M – Tu lo chiami successo, ma noi preferiamo definirlo come “qualcosa che è andato bene”. Suoniamo insieme da quattro anni e per lungo tempo ci siamo esibiti in alcuni bar in cambio di una birra e praticamente senza pubblico. Posso dirti che le chiavi del “successo” sono state la semplicità con cui abbiamo scritto le canzoni e il nostro approccio al mercato. Da indipendenti, non ci saremmo aspettati che qualcuno ascoltasse il disco, registrato peraltro in soli 6 giorni: il non dovere piacere a tutti i costi ci ha portato ad agire sempre per noi, senza pensare a quale tipo di pubblico ci rivolgessimo o se qualcuno lo avrebbe ascoltato. E’ come se le cose fossero andate bene perché non pensavamo sarebbero andate bene. 

“Vita sociale” parla di un’esperienza di vita forte, di emozioni che tutti noi viviamo. Da dove nasce l’idea? Qual è il processo che vi ha spinto a parlare di questo nella canzone?

M – In una band ci sono tanti momenti di cambiamento. All’inizio, per noi, molto sconosciuti e molto amatoriali, ce ne sono stati tantissimi. Non trovavamo mai nessun modo per “mettere una bandierina” a ciò che facevamo: tutto sembrava girare a vuoto, non riuscivamo a raggiungere l’obiettivo.

Dopo tre anni di locali vuoti è scattata una crisi importante, una crisi che ci ha portato a ragionare. Essendo tutti tra i 27 e i 28 anni – non più di primo pelo quindi – ci siamo chiesti dove stessimo andando e se ne valesse la pena. Da queste riflessioni è nata Vita Sociale, una canzone per noi molto importante in quanto non solo sfogo generale, ma soprattutto primo vero frutto di un momento in cui, tutti insieme, ci abbiamo creduto. E’ stata la fase in cui abbiamo capito che era la strada giusta da seguire. Vita Sociale è stata un input importante, una rinascita. Il primo passo di un lungo viaggio.

“Portovenere”: storia vera?

M – Ogni nostra canzone narra una storia vera e Portovenere racconta proprio ciò che mi è successo. Fidanzato, al mare con un ragazza, certo che non sarei riuscito a sopportare la relazione in un momento del genere. E infatti…

Serve la sincerità, sempre. Siamo giovani, non ci si deve nascondere.

Quasi tutte le vostre canzoni hanno un finale triste. Male di vivere o etichetta indie?

M – In realtà non ci sentiamo “rinchiusi” in nessuna etichetta. Ci piace cambiare e vogliamo essere noi stessi: potremmo incidere un nuovo disco e usare uno stile diverso rispetto a quello di oggi. Non posso però negare che la musica indie, in Italia, sia il futuro, l’antitesi di ciò cui siamo abituati. Si tratta di un panorama artistico che ben combacia con la nostra idea di musica, cioè espressione della nostra vita. Le nostre canzoni non sono costruite, siamo noi stessi. Siamo fortunati ad avere questo tipo di sfogo per potere rivelare senza paura chi siamo e cosa pensiamo. E se siamo persone amare, il finale sarà amaro.

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Esiste un pubblico indie? 

M – Esistono 10 anni di discografia pessima, di musica pessima in tv e in radio e credo che l’indie nasca proprio dalle ceneri di ciò che c’è stato in Italia a livello discografico. Nell’indie, tutto nasce dai concerti: non esistono strade spianate o ricconi che ti finanziano, ma sono le persone che fanno la differenza, che rendono le canzoni un qualcosa.

FA – E’ un panorama musicale che permette una connessione forte e sincera con il pubblico. Il bello è proprio che non ci sono cazzate.  

Ultima domanda. Un bilancio di questo lunghissimo tour? Progetti per il futuro?

M – Un bilancio potremo farlo solo a fine di tutto: mancano ancora delle date prima di concludere il tour. Dobbiamo attendere di potere tornare alle nostre vite di sempre per capire. Siamo di certo coscienti del fatto che sia accaduta una cosa molto bella, ma nonostante le gratificazioni non ci fermiamo e pensiamo sempre a cosa accadrà dopo.

G – E’ stato un tour iper intenso. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo un’esperienza che ti trascina in un loop lontanissimo dalla realtà. E’ difficile tirare un bilancio quando sei ancora in corsa: non puoi fermarti a pensare. Anche perché se ti fermi a pensare e realizzi che hai fatto 6000 km alla settimana ti rendi conti di quanto sia folle. Ogni data per noi è bellissima, unica e soprattutto non abbiamo termini di paragone, è tutto ultra figo. E’ come se avessimo fatto un Interrail italiano incredibile e pieno di emozioni. Nel frattempo stiamo programmando quello che accadrà dopo. Siamo sempre concentrati e già pensiamo a cosa faremo tra due mesi.

M: E poi tra poco succederà una cosa molto bella.

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Beatrice Broglio

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