Gli uomini del nord e ciò che rimane di loro nel Vikingskipshuset

Facebookgoogle_plusinstagrammail

Autunno. Tempo di nuovi inizi e soprattutto tempo di splendidi ricordi sull’estate appena trascorsa… Nel mio caso mi ritrovo a pensare a tre giorni d’agosto, con felpe pesanti e diluvi universali. Sì, avete letto bene, felpe pesanti. Questo semplicemente perché, nel momento in cui voi boccheggiavate tra afose pianure o calde acque mediterranee, io stavo benissimo con tredici gradi di massima a Oslo.

poster
Ogni volta che Spotify passa una canzone black metal ricordo, come Proust con le madeleines, la Norvegia, l’unico paese in cui ad ogni angolo si possono scorgere almeno tre poster di festival o concerti metal.

“Ma perché ci sta parlando di freddo e festival metal?”, direte voi, miei piccoli medievisti. Semplicemente perché se nella vostra breve vita deciderete di trascorrere qualche giorno a Oslo, oltre a tornare senza il rene che avete dovuto vendere per pagare un panino in un bar, avrete avuto la possibilità di visitare il Vikingskipshuset, la casa delle navi vichinghe, a Bygdøy.

Il Vikingskipshuset, comunemente noto come il museo delle navi vichinghe, ospita tre delle navi meglio conservate al mondo e tutto ciò che è stato rinvenuto con loro, compresi tre scheletri.
Ma chi erano queste persone? Fondamentalmente un insieme di popolazioni scandinave di stirpe germanica, svedesi, norvegesi e danesi chiamati Normanni dalle fonti latine medievali (dal franco Nortmann, uomini del nord), Viking dalle fonti inglesi (forse da vik, baia) e Vaeringi (dallo scandinavo var, giuramento) per indicare quelli che navigarono verso l’Europa orientale. Sarebbe impossibile definire in maniera accurata le caratteristiche dell’uno e dell’altro gruppo anche perché vivevano in territori vasti e variegati, tuttavia tutti loro erano accomunati dal fatto di essere grandi navigatori e formidabili guerrieri. Le migrazioni vichinghe iniziarono con rapide e improvvise incursioni fino a diventare vere e proprie conquiste territoriali, soprattutto seguendo le vie dei commerci internazionali: a sud-est seguirono i grandi fiumi verso la steppa russa fino a entrare in contatto con Bisanzio e il mondo musulmano, a ovest partirono alla conquista dell’Islanda per poi raggiungere anche la Groenlandia e l’odierno Canada. Il tragitto più importante, però, fu probabilmente quello verso la Scozia, l’Irlanda settentrionale e l’Inghilterra dalla quale mossero poi verso l’Atlantico per giungere nella Francia Settentrionale.

Vikings-Voyages.png
Sì, quella linea va anche verso la Sicilia.

I normanni insediati in Francia furono gli unici, almeno a questa altezza cronologica, a ricevere dei riconoscimenti ufficiali. Dopo l’assedio di Parigi dell’886, infatti, la presenza degli uomini del nord si fece sempre più problematica fino a quando nel 911 Carlo il Semplice, re di Francia, legittimò il territorio conquistato che da loro prende il nome di Normandia. Oltre a questo importante riconoscimento il sovrano francese conferì il titolo ducale al loro capo, Rollone, il quale, insieme ai suoi successori, costituì un dominio molto vasto. Ormai lo scopo non era più quello di fare razzie fini a se stesse: nel giro di qualche decennio i normanni di Francia raggiunsero un assetto politico stabile e decisero quindi di partire per ultimare nuove conquiste, soprattutto approfittando dell’instabilità politica di alcuni territori europei.

Nell’Italia meridionale dell’XI secolo, ad esempio, alcuni normanni si arruolarono come mercenari al servizio di longobardi e bizantini, all’epoca in lotta fra loro, e approfittarono di questa situazione per poi ribellarsi e conquistare, alla fine del secolo, la Sicilia e tutto il meridione, dalla Campania in giù.
Il vuoto di potere creatosi in Inghilterra per la morte senza eredi del re inglese Edoardo il Confessore consentì al nipote, Guglielmo, duca di Normandia e erede di quei vichinghi che due secoli prima conquistarono la Francia settentrionale, di avanzare la propria candidatura. Nel 1066 ad Hastings sconfisse il cognato Aroldo con circa 6000 uomini.

Bayeux_Tapestry_scene57_Harold_death.jpg
Il solito Arazzo di Bayeux ci viene in aiuto per assistere alla morte di Aroldo.

Indubbiamente coloro che partirono nell’XI secolo alla volta di Italia e Inghilterra non somigliavano quasi più ai guerrieri (e alle guerriere!) che due secoli prima si erano imbarcati per razziare e invadere piccoli territori sulle coste della Gran Bretagna, potevano dirsi ormai duchi del regno di Francia e abitanti di quel preciso luogo. Lo spirito di navigatori e conquistatori, però, era rimasto lo stesso e se sapete come si usa il grassetto in un testo avrete anche notato che, più su, ho voluto evidenziare la parola Canada. Già, perché per concludere questo nostro viaggio di parole verso i territori conquistati dai vichinghi mi preme mostrarvi la maestosità di ciò che ho visto coi miei occhi, anche per farvi capire come degli uomini con una società e delle conoscenze così diverse rispetto al resto dell’Europa abbiano potuto navigare fino in America molto prima del 1492.

 

Oseberg

oseberg1

Deve il suo nome al luogo in cui venne ritrovata, la fattoria di Oseberg nella contea di Vestfold, in Norvegia, nel 1903. La nave venne costruita intorno all’820 ma nell’834 venne utilizzata come nave di sepoltura per due potenti donne della zona. I loro scheletri sono stati ritrovati al centro della nave insieme a tre slitte finemente decorate, un piccolo carro, cinque teste di animali intagliate, cinque letti, quindici cavalli con i loro finimenti, sei cani e due vacche. Oseberg è una nave in quercia, è lunga 22 metri e larga 5 e poteva navigare con l’ausilio dei remi (ritrovati sulla nave) o del vento, raggiungendo anche una velocità di dieci nodi, tuttavia non era stata costruita per lunghi viaggi. Oltre che per le straordinarie dimensioni la nave colpisce per le precisissime decorazioni, oggi perfettamente conservate.

 

Gokstad

gokstad3

Gokstad venne rivenuta nel 1880 presso la fattoria di Gokstad, sempre nella contea di Vestfold. La nave venne costruita nell’890 ma nel 900 venne utilizzata come sepoltura per un importante guerriero locale. Analizzando lo scheletro gli studiosi hanno supposto una morte violenta: l’uomo, combattendo, venne assalito alle spalle da un ulteriore avversario che lo colpì a una gamba mentre chi gli stava di fronte fece il resto. La nave venne probabilmente saccheggiata, non sono stati ritrovati infatti né gioielli né armi, tuttavia l’uomo può usufruire nel Walhalla di un gioco da tavolo (nel negozietto del museo potrete acquistarne uno basato sui pezzi ritrovati nella tomba, è un misto fra dama e scacchi), utensili da cucina, sei letti, una tenda, una slitta e tre piccole barche. Insieme all’uomo vennero sepolti anche dodici cavalli, otto cani e due pavoni, animali importati da lontano, costosi ma sacrificabili per un guerriero così importante. Anche Gokstad, parzialmente dipinta di giallo e nero, è costruita in quercia ma misura ben 24 metri e ha posto per trentadue rematori; con una velocità di dodici nodi era una nave adatta a navigare in oceano, è probabilmente arrivata fino in Islanda.

gokstad

 

Tune

TuneShip.jpg

Scoperta nel 1867 sull’isola di Rolvsøy, nel distretto di Tune in østfold, Norvegia, è la nave maggiormente danneggiata. Anche Tune venne utilizzata come luogo di sepoltura, gli archeologi ritrovarono i resti di un uomo, le sue armi e tre cavalli. La sua costruzione risale probabilmente al 910 e, come Gokstad, poteva sostenere viaggi per l’oceano. La nave misura circa 19 metri e fu costruita in quercia, come le altre, ma presenta meno fori per i remi. Probabilmente veniva usata come nave da trasporto, sia di uomini che di beni di vario tipo.

 

Non ho la presunzione di avervi incuriosito abbastanza da aprire il sito Ryanair per cercare il prossimo volo per Oslo, tuttavia se per caso io fossi riuscita a convincervi non fate come me, non limitatevi a Oslo, visitate anche tutte le più piccole cittadine sui fiordi… Dopo tutto avete ancora un rene da vendere per permettervi altri giorni nel paese più costoso d’Europa!

museo

Daniela Marchesetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *