Costruttivismo, ovvero l’Avanguardia

Ben pochi movimenti artistico-culturali furono così penetranti nella storia, propagando in tutto il mondo come le polis dei tempi di Archimede; finendo per perdere nome, origine e prestigio, tanto rapidamente quanto in Magna Grecia si perse il ricordo di Agamennone. E fa senso pensare che tutto nacque da un banale concetto – seppure visionario e folle – in grado di recidere con vigore ogni precedente espressione del genio umano: il rifiuto dell’arte nel suo intimo concetto, dai primi timidi passi nelle grotte rupestri, al più elaborato eclettismo novecentesco: il rifiuto della bellezza.

Fu un movimento poliedrico e complesso, difficile da catalogare. Di cosa parliamo? Di arti visive o della nascita della moderna grafica industriale e pubblicitaria? Di ingegneria edile o di architettura? Molto probabilmente fu solo un naturale impulso dettato dalla nausea, che spinse i suoi adepti a rigurgitare stucchi, ghirigori, orpelli inutili e ostentati, troppo a lungo vincolanti. Questo, il costruttivismo: una continua lotta contro tutto ciò che da sempre ha allontanato l’uomo dal più autentico pragmatismo, dall’essenzialità e dalla funzionalità. E queste, le due colonne portanti – essenzialità e funzionalità – che ne determineranno fortuna e disgrazia; glorificando quel manipolo di giovani russi, con una mente avanti un migliaio di anni, ma altrettanto inesperti e vittime del loro stesso senso d’insofferenza verso l’estetica. Quindi, di questo parliamo: di quadri e costruzioni, ma anche di letteratura, cinema e fotografia, per dirla alla buona. E ovunque vi fosse la possibilità di accarezzare il divino donando ai posteri una creazione intellettuale, i costruttivisti si cimentarono in quel campo.

Bauhaus, funzionalismo, razionalismo e più in generale tutto il mondo che oggi si chiama Movimento Moderno, trassero ispirazione dal vento di cambiamento lanciato dai costruttivisti. Certo, molti ricorderanno tutte le avanguardie che ho citato, simbolo e pionieri del modernismo che ancora oggi impera; i più penseranno che sia un’eresia ciò che ho detto e che non ci siano maestri che ispirarono i Maestri come Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto ma anche Giovanni Michelucci e Gio Ponti. Eppure si sbagliano. E anche se i russi furono ammaliati e condizionati dal trionfo del socialismo – che si rivelò poi una chimera e un nemico del libero pensiero – tutto nacque quando Nicola II posava ancora il regale sedere in quel di San Pietroburgo. E credetemi, l’arte mondiale era ancora lontana dal modernismo.

Wikipedia farà il resto e soddisferà le vostre più recondite curiosità; per quelli davvero incalliti, una banale traduzione delle pagine migliori sarà necessaria; io vi mostrerò ciò che penso sia inaspettato, l’imprevisto e lo sconosciuto.

LA CASA “ALVEARE” DI MEL’NIKOV

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Dimora privata di Mel’nikov: vista dal giardino privato e particolare degli interni

Mel’nikov, che dire… La sua fama è di certo sproporzionale al suo contributo per l’architettura mondiale. No, mi scuso immediatamente con la sua memoria, come si fa a ridurlo semplicemente ad architetto? Quando ancora oggi novità di 70-80 anni fa sembrano fresche e moderne, quando il concetto alla base è più moderno di quello oggi messo in pratica dalla moderna edilizia, quando l’utilizzo di materiali e tecniche costruttive è così ardito e lungimirante che viene da chiedersi come fosse possibile in quegli anni, lì finisce la categoria professionale e inizia il genio. La sua casa semplicemente ne è il simbolo.

Costruita utilizzando il 100% del materiale a disposizione, riutilizzando gli scarti per generare nuovo materiale edilizio, è ancora oggi una delle costruzioni più ecologiche mai costruite, seppure non fosse un vero obiettivo progettuale. A sorprendere, la forma esagonale delle finestre, che rimandano fortemente a geometrie rubate dal mondo animale, come gli alveari. Non fu un caso e non fu un tributo al meraviglioso mondo degli imenotteri sociali: l’utilizzo di queste proporzioni riduce fortemente la quantità di laterizi necessari a innalzare i muri e rende la struttura molto stabile. La stessa forma circolare dell’abitazione – che in realtà è più vicina ad essere un “otto” – ne fanno un edificio molto resistente e leggero. Fu volontà dell’architetto ridurre al minimo il quantitativo di materiale utilizzato, creare ambienti molto luminosi ed ariosi, generare una struttura auto-portante senza l’utilizzo di colonne supplementari, aumentando al massimo la funzionalità e eliminando il superfluo. Ci riuscì in pieno.

LA TORRE RADIO DI ŠUCHOV

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Vista notturna della torre – quartiere Donskoj, a sud del centro di Mosca

Costruita in solo due anni agli albori degli anni ’20 del secolo scorso, fu fortemente voluta dai bolscevichi per propagare le onde radio nella moderna – almeno ideologicamente – capitale socialista. Pensata per essere alta 50 metri più della Tour Eiffel (pur risparmiando notevolmente sulle quantità di metallo da utilizzare), finirà per essere alta “solo” 160 metri, a causa della precaria condizione economica in cui la nazione verteva a cavallo tra l’Impero e i Soviet. Ciò che stupisce non è tuttavia l’altezza, ma come si cercò di massimizzare l’efficienza fregandosene completamente dell’estetica, come il vero costruttivismo comandava. La soluzione fu immaginare una struttura a iperboloide di rotazione: senza alcun dubbio la più stabile a parità di peso strutturale. Non sorprende infatti che stime dell’epoca affermassero di poter risparmiare quasi il 50% del metallo – e quindi del peso – della Tour Eiffel, pur battendo notevolmente l’altezza finale. Il risultato lo sappiamo, ma si conferma una struttura molto solida e leggerissima, nonostante la manutenzione quasi assente per almeno novant’anni di storia.

PALAZZO MOSSELPROM

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“Mosselprom Dom” in una fotografia di inizio novecento

“Da nessun altra parte se non nella casa Mosselprom”, scrisse il celebre Majakovskij quando fu chiamato a scovare lo slogan più adatto a questo istituto. Mosselprom era l’acronimo di Associazione delle Imprese per la Lavorazione di Prodotti dell’Industria Agricola a Mosca e in quest’edificio si riunivano, in una sorta di Coldiretti remixata con un tocco di Confindustria, i maggiori gruppi industriali del settore agroalimentare. Data la grande importanza riservata al comparto – se non altro agli albori dell’Unione Sovietica – è comprensibile la cura dedicata a ogni dettaglio, persino lo slogan. Majakovskij fu solo il nome di prestigio del progetto, ma il grosso lo fecero l’architetto Strukov e l’artista e decoratore Rodčenko. Alla maniera dei costruttivisti ogni cosa va dichiarata senza fronzoli, nel modo più diretto possibile, e cosa c’era di meglio se non riportare ogni intento, a lettere cubitali, sulle facciate del palazzo? Ragazzi, “da nessun altra parte” avrete un servizio così, avete capito? Io personalmente lo trovo incredibile. Non è forse una visione fortemente consumista del mondo industriale, quella di questi comunisti della prima era? Modi di fare ed escamotage accattivanti sembrano presi di pari passo dai pubblicitari occidentali del dopoguerra, quando da noi andava di moda il Carosello, per intenderci. Eppure si sta parlando di Unione Sovietica… Se questo era comunismo, qualcuno ce l’ha raccontata sbagliata! E nessuno si scandalizzi se dico che la moderna grafica pubblicitaria è nata con Rodčenko e il sogno socialista di questi bizzarri artisti/non-artisti.

LA GRAFICA PUBBLICITARIA DI RODČENKO

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“Knigi”, letteralmente “libri”: una delle più famose opere di Rodčenko

Quasi un eretico perché ci metteva un briciolo di senso estetico nelle sue opere, si può senza dubbio considerare il padre della grafica propagandistica di tutta l’era sovietica. Ancora oggi, tutto ciò di più o meno fake che rimanda al mondo comunista, si rifà alla nomenclatura inventata da questo pioniere ad ampio spettro. Pittore, fotografo pressoché rivoluzionario (pure per gli attuali standard), grafico, decoratore: un artista a tutti gli effetti, anche se i costruttivisti – lui compreso – si sarebbero accapponati alla sola catalogazione. L’ho già accennato, la capacità comunicativa di questo artista era tale che addirittura l’industria capitalista trasse ispirazione dalle sue trovate stilistiche. Ma anche in patria ce n’era estremo bisogno e si sa, i regimi totalitari si fondano sulla capacità di sedurre e controllare il popolo. La pubblicità serve a questo: ammaliare, comunicare messaggi diretti e muovere consensi. Rodčenko l’ha capito prima degli altri e l’ha teorizzato nei suoi capolavori minimalisti. Nel manifesto Knigi riportato in foto, si intuisce tutta la genialità e la capacità comunicativa che esprime, pur non conoscendo il russo e l’alfabeto cirillico.  La donna presa a modello è nientemeno che la compagna di Majakovskij ed è intuibile che stia lanciando un messaggio: in mano è quasi come se stringesse un megafono. ‘Libri!’, dice: il popolo deve leggere se vuole superare la barriera sociale che lo separa dalla classe più abbiente! E questo manifesto lo esprime anche se non si è ignoranti. Io ne resto ammaliato.

Tragico pensare che negli anni del georgiano si sia dovuto ridurre a grottesco fotografo delle muscolari parate militari di regime.

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Parata militare sulla Piazza Rossa, 1945 – fine della Seconda Guerra Mondiale

Tutto ha un inizio e una fine, ma la fine del costruttivismo non è stata di certo Stalin. I costruttivisti sono implosi in loro stessi, vittime della gioventù del movimento e dell’inesperienza a essa collegata. La dea dell’estrema razionalità sopra ogni cosa non appaga l’innata emotività dell’uomo e la difficoltà nel trovare nuovi stimoli per superarsi e continuare a innovare ha fatto il resto. Il costruttivismo costa troppa fatica, anche all’atto pratico, quando i palazzi si sono presto rivelati difficili da mantenere, così arditi nelle soluzioni tecniche… Non solo edifici, ma anche ogni qualsiasi manifestazione della creatività umana: questo – come già detto – era l’essenza del movimento. E se i muri presentano il problema di perdere l’intonaco, ciò che fece collassare le arti visive fu solo la fine dell’ispirazione. Eppure resta un punto da chiarire: perché non si riconosce il giusto valore storico dello stile, nota la sua grandezza e la sua influenza su tutte le avanguardie mondiali?

Non sono Giulietto Chiesa e non dirò russofobia.

Riccardo Crotti

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