La città dei cinque mari

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Non è Port Royal in Giamaica, né tantomeno una baia piratesca sperduta a poche leghe da un atollo indonesiano. Non stiamo parlando del rifugio segreto di Barbanera – divenuto nei secoli città – dal quale solcare i sette mari ai danni della regina. Qui gli sloop corsari non hanno mai inseguito la Queen Anne’s Revenge e nessun lupo di mare potrebbe raccontarvi storie intrise di salsedine, neppure i veterani scampati a mille tempeste, neppure quelli in preda ai fumi del rum. Mosca. È Mosca la città dei cinque mari.

Il sistema fluviale e di canali che collega Mosca ai cinque mari

Baltico, Bianco, Caspio, d’Azov e Nero, le acque che si possono comodamente raggiungere dalla capitale russa, sfruttando una delle più complesse canalizzazioni artificiali mai realizzate dall’uomo. Tutto mediato dal ricchissimo panorama fluviale della Russia europea, certo, ma non per questo meno sorprendente.

I più ricorderanno i canali di Suez e di Panama, qualcuno sa di quello di Corinto, i peggiori si fermano all’ombra dei pioppi del Vacchelli. Quanti sono consapevoli del mastodonte russo? Chi ha la mente sgombra da pregiudizi da non dubitare della mia parola? Io non invento nulla… io provo e documento. E se vi fosse ancora qualche dubbio residuo, invito chiunque a ricredersi leggendo questo articolo. E se siete così pigri da non farlo, pollicione sul touch screen e lento scorrimento: sono convinto che le tante immagini basteranno.

Piccola anticipazione

ANTEFATTI

Siamo agli albori degli anni ’30 del secolo scorso, in pieno terrore staliniano, dove i Gulag erano stracolmi di disgraziati trattati come bestie e le città si popolavano a dismisura, invase da fiumi di proletari da occupare nella recente macchina socialista. In questo scenario, in una nazione che di botto si era convertita da contadina a industriale, mancava semplicemente tutto. Centri come Mosca crescevano a dismisura sotto una coltre di smog, ma nessuna moderna infrastruttura collegava le fabbriche con le infinite riserve della nazione e gli approvvigionamenti idrici non erano compatibili con la crescente sete delle metropoli. Tuttavia, in un ambiente tanto miserabile, ciò che mancava di più era qualcosa di impalpabile: il rispetto dei più basilari diritti umani, dalla libertà di pensiero alla libertà di agire, e così un esercito di schiavi veniva chiamato alla costruzione di questa o di quella opera faraonica, senza scelta, senza ritorno. 50.000 i morti del caso, altrettanti i feriti: una piccola guerra che permise a milioni di nuovi cittadini di usufruire di acqua, energia, servizi, e che potenziò l’industria fino a diventare una potenza mondiale.

Piccola porzione del Canale di Mosca

UN PO’ DI NUMERI

Centinaia di chilometri di canali larghi 70 metri e profondi 5, non solo percorribili da mezzi fluviali ed in possesso di una specifica flotta militare. Milioni di metri cubi d’acqua, costituenti ancor oggi il 60% del fabbisogno per i 40 milioni di abitanti del moderno territorio moscovita e della sua industria. Milioni di imbarcazioni da migliaia di tonnellate di stazza e milioni di milioni di tonnellate di materiali, movimentate nei 70-80 anni di operatività dei canali. Questo, il prezzo del progresso alla maniera socialista. Un progetto che non stupisce solo nei numeri ma anche negli eccessi costruiti a scopo propagandistico, come quelli visibili lungo tutto il sistema di chiuse a più livelli.

Chiuse che regolano i livelli d’acqua sui canali

LA TECNOLOGIA

Come accennato poco fa, ciò che ha davvero dell’incredibile è la disposizione su più livelli idrologici, sfruttando un sistema di chiuse molto complesso. Grazie a questa soluzione tecnica, si poté collegare la Moscova al Volga e quest’ultimo al Baltico – Mar Bianco compreso – con dislivelli regolati da chiuse che complessivamente raggiungono i 50 metri d’altezza, o il Don al Volga – e quindi al Mar Caspio e Nero – con divari simili ai precedenti. Le chiuse sono in grado di isolare piccole porzioni di canale e i livelli sono regolati da pompe idrovore che portano le imbarcazioni dal precedente al successivo. Tutto il sistema è autosufficiente ed è alimentato dall’energia elettrica prodotta dalle centrali che si sviluppano a ridosso di grandi sbarramenti, dove furono ideati svariati bacini artificiali. Il conseguente allagamento dei suoli ebbe un impatto catastrofico sull’ecosistema e sugli insediamenti umani, tant’è che molti villaggi furono spazzati via dall’arrivo delle acque. Ancora oggi, di tanto in tanto, sono visibili scheletri di costruzioni che affiorano dalle secche, testimoni di un mondo rurale che è cessato con l’arrivo dei Soviet.

L’idrologia del Canale di Mosca

I COMMERCI

I grandi bacini artificiali furono progettati per accrescere i flussi mercantili, aumentando l’area navigabile e di sosta, ma nondimeno si rivelarono incredibili serbatoi idrici per la popolazione, le industrie e le centrali elettriche. Uno dei più importanti si sviluppa a nord della capitale russa e prende il nome di Mare di Mosca, ove sorge il maggiore porto fluviale della nazione.

Il principale porto di Mosca, nei pressi del bacino idrico a nord della capitale

Ogni anno, su questa distesa d’acqua, transitano milioni di dollari di materie prime, materiali di consumo e merci varie. Da qualche anno, anche il turismo ha iniziato a prendere piede sui condotti voluti da Stalin, incentivato dal fascino indiscutibile che ha quest’opera, dalle bellezze naturali lungo tutto il percorso e dalla nostalgia.

L’ARCHITETTURA

Lo stile è passato alla storia come classicismo socialista: una sorta di tardo mix di tutto ciò che era stato l’eclettismo di fine ottocento, epurato dall’impronta fortemente borghese che lo contraddistingueva, che tradotto vuol dire un concept fortemente semplificato, anche al lato pratico (per salvare i conti, sostanzialmente).  Non c’è classe nell’architettura di Stalin, è grottesca e fuori da ogni contesto, da ogni epoca. Ciò che si chiede a chi la osserva è:

vuoi davvero stare a pensare?! Spegni il cervello e guardala con occhi ignoranti, vedrai che ti piacerà!

Come non allinearsi… Le forme classiciste soddisfano sempre la vista, senza fare i soliti sofisticati che guardano un nucleo abitativo Bauhaus e dicono sia bello, questo è indubbio. A ciò Stalin aggiunse proporzioni titaniche ed anche questo appaga, soprattutto quel piccolo megalomane che c’è in ognuno di noi.

Chiusa “Le Caravelle”, con bronzi delle imbarcazioni di Cristoforo Colombo

Il sistema di canali artificiali non è che uno dei tanti esempi di architettura monumentale che fiorì nell’Unione Sovietica del dittatore. Tutte le chiuse presentano impressionanti torrioni sui lati, decorati con sculture marmoree e bronzee, nonché colonnati. Di tanto in tanto si possono ammirare impressionanti statue ai bordi dei canali, testimoni di mondi ormai lontani, dove il socialismo ancora imperava… Dove la quantità di calcestruzzo non era messa a budget… Dove si faceva per mostrare più che per necessità.

Colossale statua di Lenin ai bordi del canale di Mosca

Questa non è un’opera di nostalgia, né tantomeno una glorificazione del mondo comunista. Questi sono i fatti e ciò che l’umanità fu in grado di produrre negli anni più vivaci del secolo scorso, a cavallo tra le guerre più spaventose di sempre ed appena dopo, dove tutto ripartì con un vigore che ancora oggi fa sognare. Questi, appunto, furono gli anni anche di Stalin e questo articolo mostra solo ciò che è stato, ciò che si è fatto.

 

Riccardo Crotti

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