Come sopravvivere all’ecdotica: codicologia e paleografia

Come già accaduto nello scorso articolo, il mio scopo principale è quello di spaventarvi già dal titolo con un lessico tecnico per indurvi a scappare a gambe levate o, alternativamente, ad aprire il link e scoprire che diavolo ci sia scritto. Oggi, quindi, inizieremo a parlare di ecdotica (si può chiamare anche filologia testuale ma chiamarla ecdotica fa più figo, sempre che, come me, non vi impastiate la lingua fino a dire ectodica…).

Arrivati a questo punto non potete più tornare indietro. Se decidete di oltrepassare questa immagine potreste rimanere bloccati per sempre all’interno del magico mondo della filologia

Per chi, come me (sigh), non mastica il greco antico, qualche cenno etimologico: la parola ecdotica deriva dal greco ἔκδοσις che significa “pubblicazione” ed è quella branca della filologia che si occupa di ricostruire una forma quanto più possibile vicina all’originale di un testo antico. Se non avete capito granché non dovete preoccuparvi, è così per tutti.

Partiamo da un esempio: se oggi il vostro vicino di casa pubblicasse un romanzo e ve ne regalasse una copia, potreste ragionevolmente affermare di possedere esattamente ciò che il romanziere voleva scrivere perché quella che avete in mano è una copia identica all’originale che il vicino ha approvato alla casa editrice. Invece, se in questo momento decideste di acquistare una copia della Chanson de Roland non avreste in mano altro che la ricostruzione di un originale perduto scritto nell’XI secolo. Non vi è mai capitato, a scuola, di leggere un canto della Commedia e trovare una parola diversa rispetto all’edizione del vostro vicino di banco? La differenza tra le due versioni sta nella scelta del filologo! Ma di questa terribile rivelazione (qui come sempre potrete sfogare il vostro shock) parleremo nel prossimo articolo dedicato. È bene invece partire dai supporti dei testi medievali: prima di diventare dei piccoli filologi dovremo allora occuparci di codicologia e paleografia.

La codicologia studia l’aspetto esterno dei manoscritti e delle stampe e ci fornisce informazioni fondamentali soprattutto sull’epoca e il luogo in cui è stato scritto il testo. Le opere di riferimento per lo studioso di filologia sono manoscritte e, per la maggior parte dell’epoca medievale, vengono scritte e, soprattutto, trascritte in ambiente ecclesiastico, dove era presente la quasi totalità dei letterati. Chi si occupa di codicologia studia prevalentemente tre supporti: papiro, pergamena e carta.

Il papiro è utilizzato a partire dal 3000 a.C. fino alla fine del X secolo: delle piccole strisce di midollo vengono trattate fino a ricavare dei fogli che, incollati sui lati, formano un rotolo. La maggioranza dei testi scritti su papiro (con il pennello!) è andata perduta per la sua fragilità, pochissimi frammenti di epoca medievale sono giunti sino a noi.

“Me l’ha mangiato il cane” non è più una scusa così improbabile, data la fragilità dei fogli di papiro

La pergamena è ottenuta dal derma di ovini, bovini e caprini attraverso un particolare trattamento che crea un foglio molto resistente. Sì, praticamente scrivevano sulla pancia o sulla schiena di una pecora. Il foglio era talmente robusto da permettere anche la raschiatura di un vecchio testo per poter scrivere qualcosa di nuovo. Con la pergamena si potevano creare fogli adatti a un codex, la nostra forma-libro, un supporto molto più pratico ma anche più prestigioso perché così veniva rilegata la Bibbia.

guarda il suo muso, chiede pietà ma tu la userai come supporto per il tuo prossimo romanzo da quattro soldi perché la carta è troppo mainstream.

La carta era utilizzata in Cina già dal II secolo d.C. ma, siccome in Europa siamo sempre indietro, bisognerà aspettare molti secoli prima che qualcuno faccia conoscere questo splendido supporto anche a noi: il primo manoscritto cartaceo conosciuto in Europa è stato scritto infatti all’XI secolo, anche pensando a testi perduti, questi non dovrebbero risalire a molto tempo prima.

A partire dal 1280 è testimoniato l’utilizzo della filigrana, un marchio di fabbrica posto sulla carta come quello che ogni studente delle medie trova in alto a destra sui fogli Fabriano. Questo perché la città di Fabriano ha una tradizione antichissima nella fabbrica della carta: già dal 1320 operano in città ben ventidue cartiere! Ecco che la filigrana ci permette di stabilire la provenienza geografica e spaziale di quel foglio.

Ogni codice era rilegato in modo che i primi fogli fossero bianchi: sono i cosiddetti fogli di guardia che proteggono il testo vero e proprio dall’usura, dal tempo, dalle intemperie e, spesso, dai topi. Sul fianco veniva posta un’assicella di legno ricoperta di cuoio, solo più avanti prevarrà l’uso del cartone.

Con la nascita del codice si potevano creare libri per tutte le tasche: dai più piccoli, scritti su più colonne, densi di abbreviazioni per risparmiare spazio e tempo, ma economici e comodi da trasportare, ai grandi volumi miniati e colorati.

Una copia dei salmi di Floriano con la B miniata

La paleografia studia invece la storia della scrittura classificando le varie tipologie susseguitesi nel tempo. Ogni tipologia grafica è tipica di un certo periodo e di una certa area geografica, per questo studiare la grafia ci permette anche di collocare l’opera nello spazio e nel tempo.

Il paleografo del futuro si occuperà di comprendere la grafia dei medici.

La difficoltà dello studio paleografico non sta solo nel decifrare testi di per sé rovinati dal tempo e dall’usura ma anche nel districarsi fra i vari tipi di scrittura, molto diversi tra loro, nello slegare le abbreviazioni e nel confrontarsi con un testo privo di punteggiatura e spesso anche di spaziatura.

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Nella prima immagine una littera semionciale, diretta prosecuzione dell’onciale diffusa in epoca latina e comune agli albori del Medioevo. Nella seconda immagine una littera beneventana, originaria del ducato di Benevento e utilizzata soprattutto in queste zone dall’VIII al XIII secolo.

Ora che conoscete i rudimenti di queste due discipline potrete leggere con meno difficoltà il prossimo articolo che entrerà nei meandri dell’ecdotica!

 

Daniela Marchesetti

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