Il mio grosso, grasso Referendum lombardo

Facebookgoogle_plusinstagrammail

-Personalissima riflessione per cui il referendum per “l’autonomia” del Veneto e della Lombardia sono solo una grossa, grassa, mossa elettorale.-

 

Per quanto sia profondamente convinta che le gravi contraddizioni di questo referendum siano in molti modi auto-evidenti una volta spiegato, vorrei fermarmi un attimo e con occhio critico a cercare di capire per cosa siamo chiamati a votare: una delle campagne elettorali pagate dai soldi pubblici più clamorose degli ultimi anni.

Leggere i grandi cartelloni “Referendum per l’autonomia” mi ha portato indietro con la memoria, come quando senti l’odore della casa della nonna, e sono tornata bambina: Bossi leader indiscusso, il caso della “Family” ancora ben nascosto sotto il tappeto e la e sistematica lotta contro “RomaLadrona” e i meridionali.

Ora, in realtà, a ben guardare l’iter, il testo (lombardo) del quesito referendario è stato scritto dagli esponenti dei 5 Stelle, tra i principali sostenitori del Referendum:

Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Che infatti è molto differente da quello veneto, di lirica più concisa e deliziosamente nordica:

Vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”

Nonostante il tentativo di darne una parvenza più istituzionale, il punto chiave è lo stesso.

Come ci insegna la Brexit, la Catalogna e in generale gran parte della Storia, parcellizzare un territorio non è una buona idea, sotto la gran parte dei punti di vista. La lega lo sa ed è uno dei motivi per cui, a dispetto della propaganda, non ha portato avanti un programmatico distacco dal Governo centrale, e sono personalmente portata a pensare che sia uno dei motivi  per cui la “nuova” Lega salviniana, cerchi di diventare un Partito di respiro nazionale. 

In realtà di autonomia è quasi improprio parlare, perché il Referendum non si basa su progetto così ambizioso, ma il ritrattamento di alcune condizioni fiscali ed economiche cui la Regione sottostà nei confronti del Governo Centrale. La Lombardia ha certamente un grande potenziale economico, che potrebbe essere sfruttato in maniera più proficua per il territorio. Motivo principe questo per il quale non sono totalmente contraria al merito della richiesta, quanto alle modalità.

I sostenitori del Sì, di qualsiasi Partito essi siano, giustificano l’uso del referendum (in caso di grande vittoria) come arma da esibire in sede di contrattazione: la celebre legittimazione popolare.

Eppure, i sondaggi a oggi non mostrano un grande appeal da parte della popolazione nei riguardi del tema. Anche perché la Regione di sua spontanea volontà sarebbe potuta andare in sede di Governo e fare le medesime richieste, senza indire alcun tipo di Referendum (e di costi per le casse regionali pubbliche, che, come noto, non brulicano di risorse, motivo che ha spinto al Referendum stesso -un circolo vizioso notevole). 

Perché Maroni e la Giunta allora ci vogliono far tirar fuori la tessera elettorale?

La personalissima risposta che ho trovato (e con me diversi esponenti politici e cittadini – vedesi il Sig.Stefano Bazzini che a Milano ha rinunciato alla carica di presidente del Seggio elettorale) è che in fondo questa non è altro che una mossa elettorale.  La Regione Lombardia ha già provato più volte a contrattare la propria condizione con il Governo, ma le proprie mozioni furono respinte o preventivamente assolte dal Governo stesso in seno al Parlamento. La Giunta ne è consapevole, come è consapevole che un’arma come il consenso territoriale vale ben poco in una trattativa lunga e delicata come potrebbe essere questa.

Tuttavia, se le urne dessero una grande vittoria del Sì, questa sarebbe un’arma perfetta per le elezioni regionali del 2018. Portando in campagna elettorale i numeri – del proprio – Referendum, e la promessa di un progetto ampio e di lunga data per la Lega, Maroni si assicurerebbe una fortissima leva sugli indecisi nella prossima tornata: non solo all’interno del Partito sia lui che Zaia si presenterebbero come i paladini della “nordicità” e della protezione del territorio locale, ma anche come papabili futuri governatori con impegni nazionali importanti da compiere.

Ora, al di là del colore e schieramento politico, pare evidente che i due governatori stiano usando soldi pubblici (tanti, tantissimi, considerando anche la novità dei tablet) come humus per la campagna elettorale dell’anno prossimo. In coscienza credo che sia arrivato il momento di non poter giustificare questo genere di mosse, tipicamente italiche a prescindere dal Partito. Lo smantellamento sistematico della credibilità della classe politica italiana passa anche e soprattutto da scelte opportunistiche come questa. Amo il mio territorio, e sono più che convinta che meriti più risorse e possibilità di quelle attuali, ma usare per queste argomentazioni parte delle suddette risorse in modo strumentale è il motivo per il quale l’insoddisfazione cresce e continuerà a crescere. La Giunta avrebbe potuto sponsorizzare il proprio operato e le proprie decisioni in modo meno costoso e propagandistico, risultando non solo più morigerata, ma anche più credibile.

Personalmente, credo che il 22 ottobre non eserciterò il mio diritto di voto. Non avendo quorum la mia presenza o meno alle urne non farà differenza sull’esito finale; tuttavia, inciderà sui dati dell’affluenza. Ed è proprio su quest’ultima sulla quale si gioca la partita: se l’affluenza sarà molto bassa, a prescindere dall’esito, questo teatrino perderà di ogni valore. Se l’affluenza dovesse essere alta e vincesse il No, Maroni e la sua Giunta dovrebbero fare i conti con un grande boomerang. Se invece dovesse esserci grande affluenza e la vincita dei Sì, avrebbe vinto questa partita (e probabilmente la prossima elezione regionale).

Se doveste voi decidere di andare a votare, anche solo per provare il voto elettronico (che sicuramente almeno eliminerà la polemica sulle matite copiative dell’ultimo Referendum), sapete già cosa vi consiglierei di selezionare.

Intanto vi lascio con una chicca che ci regala internet: un video propagandistico per il Referendum.

(https://www.youtube.com/watch?v=CALg049UHuc)

Buon voto a tutti.

ClaudiaGiulia Tiranti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *