Serie A, Benevento e Lotito

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Tutti i lettori ricorderanno il polverone che si sollevò nel mondo del calcio dopo la pubblicazione da parte di Repubblica della telefonata tra Claudio Lotito, presidente della Lazio e proprietario della Salernitana, e il dirigente dell’Ischia Isolaverde Pino Iodice.

Ho detto ad Abodi (allora presidente della Lega di B): Andrea, dobbiamo cambiare… Se me porti su il Carpi… Una può salì… Se mi porti squadre che non valgono un c… Noi fra due o tre anni non c’abbiamo più una lira. Perché io quando vado a vendere i diritti televisivi fra tre anni se c’abbiamo Latina, Frosinone, chi c… li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Il Carpi… E questi non se lo pongono il problema!

Andando oltre la questione spinosa dei diritti televisivi, allora sembrava inspiegabile e vergognosa tale dichiarazione del presidente laziale. A chi in fondo non piacciono le favole di piccole realtà che riescono contro ogni pronostico a giocare nel teatro delle grandi? Tutti noi tifosi sogniamo di vedere tanti Leicester in Italia, l’anno scorso tutti nel bene o nel male tifavano per la strepitosa stagione dell’Atalanta che si faceva beffa di squadre più blasonate come Inter e Milan.

Però focalizziamo la nostra attenzione sul lato sportivo e di competizione agonistica del campionato nostrano. Osservando le prime nove giornate di campionato, possiamo notare come nelle ultime tre posizioni della classifica ben 2 squadre siano neopromosse, di cui una è addirittura ultima con 9 sconfitte e ben 22 reti subite (e soli due gol fatti). Ma potrebbe essere solo un caso isolato. Andiamo quindi a osservare le classifiche degli ultimi due campionati (osservando specificatamente le squadre che non han raggiunto la quota 40 punti).

Nel 2016/17 le neopromosse furono Pescara, Cagliari e Crotone. Come possiamo notare, nelle squadre che non hanno raggiunto la quota 40 punti troviamo Pescara, che subì ben 83 reti, e Crotone, miracolosamente salvatosi all’ultima giornata grazie soprattutto al suicidio sportivo dell’Empoli. Andando all’anno prima ancora, le neopromosse iscritte al campionato di Serie A furono Carpi, Frosinone e Bologna. Tutti voi ricorderete come andò a finire.

Carpi e Frosinone retrocesse dopo appena un anno di Serie A, l’anatema di Lotito colpisce in pieno.

Quindi la domanda sorge spontanea: non sarebbe meglio rivoluzionare il calcio italiano ponendo finalmente il numero di squadre iscritte alla massima serie a 18 squadre? Perché sicuramente le favole sportive sono belle e affascinanti, ma non è più tollerabile vedere partite oggettivamente speciose per il gioco espresso (dovuto anche al tasso tecnico di determinate squadre), partite in cui il risultato è esprimibile con un abaco e lotte per la salvezza già risolte a metà marzo.

Quasi quasi Lotito non aveva tutti i torti, soprattutto se poi leghiamo il discorso sportivo a quello economico. Se non si riesce a vendere il prodotto Serie A all’estero, se non si riesce a renderlo appetibile al pari degli altri campionati esteri, è difficile ottenere dei cospicui guadagni dai diritti televisivi, soldi possibilmente investibili per migliorare la rosa; e si sa, come cantava Jannacci, cos’è la vita senza i danè.

Matteo Abbà

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