The eternal sunshine of the spotless mind

Ci sono dei giorni in cui ci si sveglia e si pensa a un vecchio amore.

Non si sa bene perché. Forse lo si è sognato la notte prima. Forse una serie di impercettibili eventi ce l’ha ricordato. Però eccolo con tutta la sua forza. La forza del suo sorriso, della vista dalla finestra di casa sua. Dell’odore delle sue lenzuola, dei suoi vestiti.

Quando succede a me, mi perdo un po’ dentro questi solchi nel passato. Mi lascio cullare dai piccoli stimoli risvegliati in me chissà da cosa, chissà perché.

Poi tra la colazione, i mezzi pubblici e un incontro o l’altro, tutto scivola via. Chi lo sa se mai si ripresenterà così. Si smette di pensarci, torna a essere quel vecchio amore, diluito, inquinato, dissolto nel tempo.

Questo è quello che più o meno accade in una fredda mattina d’inverno a Joel, interpretato da Jim Carey, in uno dei suoi rari e intensi ruoli drammatici: si sveglia, comincia la sua giornata e, nel momento in cui si trova a dover prendere il treno per andare a lavoro, scappa nella direzione opposta per andare al mare. E’ qui che conosce Clementine (Kate Winslet), una strana ragazza dai capelli azzurri. Tra i due scoppia un’intesa immediata, ma c’è qualcosa sotto?

Il film è ambientato in un 2004 (anno dell’uscita del film, per cui Kaufman, sceneggiatore, vince meritatamente l’Oscar e il BAFTA per la Sceneggiatura Originale) in cui, tramite una sofisticata procedura fantascientifica, si può cancellare selettivamente la memoria delle persone. La Lacuna Inc. applica questo genere di trattamento soprattutto a individui che vivono forti delusioni amorose. Il problema è che per lenire davvero il dolore è necessario sradicare completamente il ricordo della persona amata.

“How happy is the blameless vestal’s lot!

The world forgetting, by the world forgot. vestale!

Eternal sunshine of the spotless mind! 

Each pray’r accepted, and each wish resign’d.”

Com’è felice il destino dell’incolpevole

vestale!

Dimentica del mondo, dal mondo

dimenticata.

Infinita letizia della mente candida!

Accettata ogni preghiera e rinunciato a

ogni desiderio.”

E’ da questo verso dell’opera “Eloisa To Abelar” di Alexander Pope che è tratto il titolo della pellicola. E già ci dice moltissimo: un film che parla di delusione, di dolore, di voglia di dimenticare anche a costo di buttare via i bei ricordi.

Ma non solo.

Racconta anche di un film che è un inno all’amore, quello vero e quello pieno di difficoltà; quello che è capace di regalare fuochi bellissimi, ma anche di trascinare nel grigiore della routine, dell’incomunicabilità, dell’egoismo.

La storia tra Joel e Clementine ci viene presentata come un ricordo. I contorni sfuocati, scuri, la dimensione del sogno che scompare. Un sogno dentro al quale il regista dipinge splendidamente gli sprazzi di una vita di coppia che è destinata a finire, di un calore destinato a spegnersi e a essere cancellato dal tempo. Il regista ce lo rende chiaro, senza mezze misure. Tutto finisce. Tutto finirà, prima o poi.

Che fare quindi? Goderlo, goderlo fino all’ultimo respiro.

The Eternal Sunshine Of The Spotless Mind è un film visionario che regala attimi di poesia con una semplicità disarmante. Ci dice cos’è realmente una relazione, ci fa scendere nei meandri del dolore. Ci spiega cosa sia davvero l’amore: l’amore non di chi ama “perché”, ma di chi ama “nonostante”.  Ci dice di non avere paura di soffrire: dentro di noi, anche se è finita, da qualche parte quella cosa c’è ancora, intatta, così come l’abbiamo lasciata tempo fa. E quando la nostra mente chissà per quale strano artifizio ce la riporta a galla, bisogna riassaporarne il gusto.

Anche quando si è soli davanti a una tazza di tè caldo al mattino e l’odore del mare è ormai lontano.

Pietro Arcelloni

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