O’ prociesso si è estinto. Ciao, Aldo

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Credo che Beatrice Broglio dovrà fare un grosso sforzo per perdonarmi: tempo fa è infatti tornata a scrivere sul nostro giornale parlando della sempre più presente e molesta diffusione del trash nella nostra società. E di cosa parla invece questo articolo che state per leggere? Proprio del padre fondatore di uno dei più grandi fenomeni trash del nostro paese nella sua storia recente. Un intelligente, raffinato, acuto, esperto e – soprattutto – mai e poi mai banale principe del trash.

E’ (o meglio, è stato) il grande Aldo Biscardi.

Un uomo, un mito, una polemica continua. Un fenomeno, mediatico, sociale, di costume. Non di certo un gigante della nostra società. Ma indubbiamente uno che per le emozioni, le risate, i colpi di scena e la rivoluzione costumista e mentale che ha compiuto merita senz’altro di essere ricordato.

Abituarsi all’idea che Aldo e il suo Prociesso non ci siano più è dura. Purtroppo, però, la morte arriva, ineluttabile, spezzando l’illusione di un’eternità che non è propria di nessuno. E risvegliarsi dall’idea che la persona alla quale eri tanto affezionato e che sembrava immortale se ne sia andata non è semplice. Ma anche se Aldo è morto, l’epopea del processo resterà immortale. Ed è giusto così!

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Un’epopea, quella del prociesso, che arriva da lontano ed è ricchissima di storia e colpi di scena. Come trasmissione, il Processo ha avuto due nomi: prima Il Processo del Lunedì (in onda su Rai 3) e successivamente Il Processo di Biscardi (su emittenti private, a seguito del divorzio tra Aldo e la RAI).

La sua storia ha inizio nel 1979, quando l’allora caporedattore sportivo del neonato tg3, Aldo Biscardi, ha l’ispirazione e si mette a progettare una trasmissione dedicata allo sport (o meglio, a uno sport: il gioco del calcio) che possa entrare nelle case dei tanti tifosi Italiani con un modo nuovo, più frizzante e moderno e per questo avere successo. L’idea si fa sostanza l’anno dopo: il Processo del Lunedì va in onda per la prima volta nel 1980 su Rai 3, dove sarà una delle principali trasmissioni della rete fino alla sua dipartita, con annesso cambio di titolo, nel 1993.

Per i primi 3 anni Aldo si limita a fare il supervisore del suo programma e l’assistente alla regia: la conduzione è affidata a giornalisti di assoluto prestigio come Enrico Ameri tra il 1980 e il 1982 e Marino Bartoletti nel 1982/83. Dopodiché diventa anche il conduttore del suo circo televisivo, restando tale fino al suo termine, per ben 33 anni.

Un terzo di secolo.

Un tempo lunghissimo, con tutte le carte in regola per sembrare davvero infinito.

Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Esprimendo il loro cordoglio per la morte di Aldo, sono stati in molti ad affermare:

“Ha avuto il coraggio di portare il bar sport, quello di quartiere e quello raccontato in molti libri, in televisione”.

L’appellativo “bar sport” per definire il Processo è corretto, ma in realtà è riduttivo. Perché ciò che Biscardi ha ideato, imbastito e diretto per più di 30 anni non è stato solo un bar sport: è stata una vera e propria commedia dell’arte. Il processo, infatti, ha sì portato in tv le chiacchiere da bar. Ed è stato questo, di base, il suo elemento rivoluzionario. Ma chi lo ha seguito con passione, non per forza con continuità, sa che Biscardi ha saputo andare molto oltre. Nell’architettura del processo e nello svolgimento delle sue puntate, infatti, per quanto sembrasse sempre una gran baraonda di gente messa lì per parlarsi addosso, nulla (o quasi) era lasciato al caso. Non c’erano ruoli specifici distribuiti a ospiti specifici, ma uno svolgimento-tipo della puntata però sì, con un alternarsi irregolare: dalla caciara di più basso livello con le riflessioni serie sugli episodi oggetto di discussione, alle liti esilaranti e infuocatissime con confronti pacati e interessanti. E ancora: da momenti in cui si parlava di calcio a momenti in cui si finiva a polemizzare sulla politica o le questioni sociali, che con il calcio non avevano niente a che fare! Un po’ duello rusticano, un po’ gioco delle maschere, un po’ commedia, un po’ tragedia: il Processo ha saputo essere tutte e nessuna di queste cose. Il tutto diretto da un Biscardi incendiario e pompiere al contempo, che dava a vedere di dare ordine e calma al dibattito e di voler contenere le polemiche, con celebri frasi tipo

“parlate non più di due/tre alla volta”

ed intanto, in realtà, la polemica era il primo a scatenarla, per una semplice ragione: che era la polemica, costruita in modo intelligente, il sale del Processo.

La celebre lite Sgarbi-Squitieri-Mosca. Che no, non era leghista. Tantomeno di m…

Sarebbe, inoltre, sbagliato definire “bar sport” il processo perché protagonisti e attori della commedia dell’arte del processo di Biscardi non sono stati solo allenatori, giocatori e giornalisti sportivi. Il processo è stato un vero e proprio fenomeno di costume, una celebrazione all’insegna del trash dell’intera società Italiana. Biscardi ha calato nei panni di opinionisti sportivi avvocati, politici, showgirl, critici d’arte, scrittori che, come tali, erano semplicemente improponibili. Eppure, come tutte le trovate folli e illogiche, ha avuto successo, forse in modo determinante per fare del Processo una trasmissione sempre in primo piano, sempre protagonista. Non in positivo magari e forse più per le performance di questi soggetti che per altro, ma non importa: si doveva parlare del processo e del processo si è parlato.

Il Processo di Biscardi ha ospitato non solo lo sport, ma l’intera società del nostro paese, quasi diventando, in certe puntate, la terza camera dello Stato: ministri della repubblica come Altero Matteoli, le telefonate indimenticabili di Berlusconi, ospiti fissi come l’avvocato Carlo Taormina, il difensore della Franzoni. E ancora: presidenti della repubblica e del consiglio come Sandro Pertini e Giulio Andreotti, registi come Pasquale Squitieri. Pure Carmelo Bene. Oltre all’immancabile Vittorio Sgarbi. Per non parlare di alcuni giornalisti sportivi con scarse competenze ma che erano soggetti nati per il Processo: Maurizio Mosca, per dirne uno.

Insomma: al Processo c’era spazio per tutti e, proprio per questa ragione, è stata una trasmissione  accessibile a tutti, alla portata di tutti.

Una festa di popolo.

Ed è anche per questo che mancherà a tanti.

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L’avvocato Carlo Taormina e l’onorevole Daniele Capezzone. Ospiti fissi al Processo

Grazie per l’ignoranza, le liti leggendarie come quella Mosca-Squitieri-Sgarbi; per Mosca che prima dice una cosa, poi nega di averla detta e insulta chi glielo fa notare (come il bravissimo Gino Bacci, purtroppo appena venuto a mancare); per i battibecchi continui ed esasperati tra i giornalisti-tifosi che ti infuocavano più di quando eri allo stadio a vedere la partita; per le bombe di mercato di Mosca prima e di Santini poi.

Grazie, insomma, per aver portato in tv un piccolo angolo di buona e sana ignoranza. Per averci permesso di vedere la tv una sola sera a settimana, solo un attimo, con la pancia e non col cervello. Ci ha ricordato – ed è stato un maestro nel farlo – che in una vita dove dobbiamo sempre impegnarci, contenerci, essere seri, precisi, bisogna trovare ogni tanto un piccolo momento in cui sfogare quella parte ignorante e indecente che fa parte di noi esseri umani, esseri imperfetti.

Grazie, perché ha saputo essere un’ oasi di divertimento e risate senza pari.

Perché ci ha regalato un momento di catarsi da noi stessi e dalle nostre ipocrisie, volute o imposte.

Tutte ragioni per cui, sicuramente, anche tra cinquant’anni, nessuno, nessuno, neanche i più insospettabili, si sarà dimenticato del processo.

Grazie, Aldo!

P.S. Ha lottato per anni e anni affinché si introducesse la moviola in campo per un calcio più corretto e con meno errori che potessero causare danni ingiusti. E’ andato avanti sempre, senza mollare, anche quando aveva contro praticamente tutti i benpensanti del paese. Era convinto che fosse una cosa giusta, un’innovazione necessaria e che sarebbe stata benefica per l’intero campionato di serie A e per la sua qualità. Oggi quella moviola in campo esiste, si chiama (il) VAR, la si usa in serie A e funziona molto bene, correggendo tanti errori arbitrali. Aveva ragione lui. Grazie due volte, Aldo.

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… ma per fortuna ci sei stato!

Nicola Campione

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