“OK”: le origini

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Ok, è vero, sono abbastanza certo che abbiate già letto o sentito quale sia l’origine di “ok”.

Ma siete proprio sicuri che sia l’etimologia corretta? Qual è la forma più corretta tra “ok”, “o.k.” e “okay”? A quest’ultima domanda è facile rispondere: sostanzialmente tutte e tre le forme sono ritenute corrette, come sia il gesto a mo’ di Ok, il prezzo è giusto!, che il pollice all’insù hanno lo stesso significato.

Per rispondere, invece, alla prima domanda, occorre quantomeno qualche regressione.

Indubbiamente, il paese che ha permesso la sua massiva diffusione sono gli Stati Uniti d’America. Da lì proviene anche la prima traccia scritta, risalente al 23 Marzo 1839, quando apparve sul Boston Morning Post che lo utilizzò come abbreviazione di “oll korrect”, tentando di spiegare la moda dell’epoca di scrivere appositamente in modo errato le parole. Questa sarebbe dunque una prima spiegazione per l’origine del termine, ma si sa per certo che la parola non fu inventata da quel giornalista. Allen Walker Read, etimologo e a sua volta giornalista, riteneva che quella apparsa per prima sulla carta stampata fosse l’etimologia presumibilmente più corretta. Read è tutt’oggi famoso per i suoi studi etimologici, in particolare proprio per quanto riguarda il termine in questione e il termine fuck. Breve storia commovente: morì poco dopo la moglie, nel 2002, dopo essere stato sposato con lei per quasi 50 anni.

A ogni modo, anche a causa della diffusione, la locuzione presenta un’infinità di possibili origini, molte delle quali sanno più che altro di leggenda urbana.

In Italia apparve nel 1943, difficilmente prima, in quanto quello fu l’anno dello sbarco degli Alleati in Sicilia. Il termine non raggiunse la popolarità fino alla seconda metà degli anni ’70, quando alcuni Dj iniziarono ad utilizzarlo durante le loro trasmissioni in radio. In generale, il Dopoguerra fu il periodo di maggior proliferazione a livello mondiale, in quanto i militari statunitensi l’avevano ampiamente adoperato durante la Seconda Guerra Mondiale. Una delle spiegazioni più famose della nascita dell’ok è proprio legata a quest’ultimo conflitto e vuole le due lettere come un numero e una lettera, stanti per “0 killed”. Questo aneddoto non è del tutto falso –  effettivamente, nei rari casi in cui non vi fossero morti sul campo, veniva sventolata una bandiera con la scritta “0K” – ma sappiamo che le due lettere, col significato odierno, erano apparse almeno un secolo prima. L’espressione era stata inoltre riconosciuta già nel 1932, a Madrid, durante la Conferenza Internazionale delle Telecomunicazioni.

Un’altra spiegazione, sempre legata agli USA, vorrebbe il termine legato all’ottavo POTUS, nonché l’unico non di madrelingua inglese (parlava infatti olandese), Martin van Buren, soprannominato il mago di Kinderhook, i cui sostenitori newyorkesi si riunirono nell’Old Kinderhook Club, abbreviato in O. K. Club. Ciò avvenne, però, nel 1840, poco prima delle elezioni (che van Buren perse contro William Henry Harrison, il presidente statunitense in carica per meno tempo, dato che morì 31 giorni dopo il suo insediamento) e, come sappiamo, il termine incriminato era già apparso sulla carta stampata di Boston l’anno precedente. L’episodio, al massimo, ha contribuito a diffonderne l’uso.

L’ottavo POTUS, Martin van Buren

Sempre dagli USA viene la storia di Otis Kendall, che, leggenda urbana vuole, agli inizi del XIX Secolo lavorava come controllore delle merci presso il porto di New York, firmando quelle approvate con le sue iniziali. Questa versione sembra soltanto un falso popolano.

Altra storia di mare – anzi proprio portuale – viene dall’altro lato della cortina. Nei paesi dell’ex blocco sovietico, infatti, molti sono convinti che ok sia di per certo una sigla, derivante da “ochen’ khorosho”, il grido degli scaricatori di porto a Odessa, indicante la fine delle operazioni di carico. In questo modo si sarebbe poi diffuso in tutto il mondo attraverso la navigazione. Ma anche questa è quasi sicuramente una leggenda, forse propaganda secondomondista.

Esistono poi teorie che legano il termine a lingue minori e/o più antiche. Partendo dalla più moderna, abbiamo l’espressione greca “Όλα Καλά”, che ha lo stesso significato del termine in questione, ma parrebbe essere soltanto un caso, data anche la scarsa influenza greca nelle culture anglosassoni. Altra origine potrebbe essere africana, più precisamente bantu, esistendo un termine, “uou-key”, che sta per “certamente sì” e sarebbe stata portata negli USA già dai primi schiavi provenienti dall’Africa meridionale. Questa teoria apparirebbe abbastanza plausibile ma, alcune analogie di “ok” con altri idiomi, la rendono poco probabile.

Passando alle lingue morte, abbiamo anche una tra le espressioni più comuni tra i latini per esprimere l’assenso, ossia hoc est (“è così”), che ha dato vita a un’altra locuzione di assenso, anch’essa considerata, forse a ragione, antenata del vocabolo corrente. Il fatto che, in occitano, “oc” significhi “sì”, fa presupporre che questa possa essere la risposta alla prima domanda posta in questo articolo, anche in parte per quanto insegna Guglielmo da Occam:

A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire.

Esistono poi alcune ipotesi collegate a due lingue parlate dai nativi americani. La prima riguarda la lingua del popolo Choctaw, per i quali “okeh” aveva lo stesso significato già all’epoca dei primi contatti con i colonizzatori europei. Allo stesso modo, i sioux hanno un vocabolo molto simile (“hokehey”), con il significato di “si può fare”. Questi due casi rendono il tutto più misterioso e forse ancestrale. L’assonanza è incredibilmente simile al nostro ok e lo stesso vale per il significato, il problema è che le due lingue non sono tra loro imparentate e, soprattutto, non sono imparentate con le lingue indoeuropee citate in precedenza o col bantu. O si tratta di un caso fortuito e clamoroso, oppure, in realtà, i due termini derivano da locuzioni utilizzate dai primi europei giunti nelle loro terre. Per quanto la cosa risulti piuttosto improbabile, questa spiegazione avvalorerebbe l’origine occitana del termine, poiché entrambi i gruppi etnici vennero in contatto, in larga parte, con i francesi.

C’è però un’altra spiegazione piuttosto plausibile e che spiegherebbe la diffusione del termine attuale nelle isole britanniche quasi in contemporanea con la sua diffusione nel Nuovo Mondo. Esiste infatti una frase gaelica (“och aye”), che equivale allo yankee “oh yeah”, la quale sarebbe stata portata nel Nord America dagli immigrati irlandesi, presenti fin dai primi anni del XIX Secolo. Questa spiegazione, seppur molto plausibile, risulta comunque piuttosto improbabile, in quanto l’inizio dell’immigrazione irlandese di massa negli USA iniziò soltanto nel 1845 in seguito a un drastico calo della resa dei campi di patate, colpiti da peronospora. Anche in questo caso, dunque, è più probabile che questa espressione abbia più che altro contribuito a diffonderne l’utilizzo.

Migranti irlandesi negli USA, 1909

In conclusione, oggigiorno ancora non sappiamo l’origine di una delle poche parole presenti, di fatto, dove vi sia l’uomo. Per quanto mi riguarda, ritengo che l’Occitania possa essere l’Urheimat dell’ok, ma è puramente un parere personale motivato da quanto riportato in precedenza.

Ok, dunque. Non ho risposto alla prima domanda, ma a me va bene ugualmente, ok?

Michele Radaelli

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