Le droghe di Hitler

È poco noto che l’espansione economica dell’Impero Tedesco – il Secondo Reich – affondasse le sue radici nell’eroina Bayer e in altri composti chimici in voga agli albori del XX Secolo, quando la Germania divenne una super potenza anche grazie alle pasticche. È indubbio che la guerra mondiale voluta dal Kaiser, combattuta pressoché in solitaria contro tutti, fosse finanziata da quelle droghe e prolungata dal loro abuso a più livelli gerarchici. Ciò che davvero manca è la consapevolezza che tutto fosse legale e che le più micidiali sostanze psicotrope prodotte dall’uomo fossero perfettamente acquistabili da chiunque, ovunque, senza ricetta.

Poi persero, la debole Repubblica di Weimar divenne un tripudio di drogati e infine arrivarono i nazisti. In quel momento, con la rapidità tipica dei regimi totalitari, la situazione apparve cambiare all’istante. Un insonne e instancabile Hitler al servizio della patria, intollerante persino dei blandi stimolanti come il caffè e il tabacco, bandì dapprima ogni droga e quindi estirpò il male alla radice, deportando i tossici o, addirittura, facendoli eliminare con le iniezioni…come si faceva per i cani randagi.

Poi arrivarono le Olimpiadi del’36 e lo strapotere degli atleti americani stragonfi di benzedrina, cambiò ancora una volta le carte in tavolo, facendo rinascere nei nazisti l’amore per la chimica. La loro perfetta razza ariana non avrebbe mai potuto perdere, era predestinata a dominare in ogni campo! Così, all’ombra della cupola del Reichstag, si riniziò a fare distinzioni fra gli stupefacenti, discernendo il male e lodando altri nuovi composti. Le vecchie droghe, quelle considerate vicine agli imperi plutocratici, furono sì brutalmente combattute; i ricordi di un’epoca che vide drogarsi tutti – anche tedeschi illustri come Freud, dedito alla cocaina – furono sì cancellati dagli annali; eppure la nazione si ammalò nuovamente delle stesse e vecchie abitudini.

E come sempre nelle dittature, la montagna di merda che reggeva tutto fu nascosta in un mare di ipocrisia.

La spensierata razza ariana, felice nella sua perfezione

Nacque il Pervitin, la risposta nazionalsocialista alle meravigliose metamfetamine delle nazioni occidentali, negli anni la droga preferita dei soldati nazisti. In grado di eliminare fatica, stanchezza e paura, fu largamente utilizzata sin dagli albori della blitzkrieg, diventando molto probabilmente il suo segreto vincente.

Nessuno si risparmiò dall’utilizzarla. Perfino Erwin Rommel – la famosa Volpe del Deserto – che la apprezzò durante le infinite marce francesi; o Heinrich Böll – futuro Premio Nobel – che arrivò a supplicare la famiglia di mandargliene ancora al fronte. Non dovrebbe affatto sorprendere se Otto Ranke, capo dei medici del Reich, la definisse “un farmaco militarmente prezioso!”, delle cui conseguenze tutti se ne sbatteranno.

Pervitin, una metamfetamina militarmente preziosa

Distribuita “a camionate” a tutti i soldati, arriverà a essere assunta fino a tre volte al giorno negli ultimi mesi di guerra, nonostante fosse concepita per un uso singolo giornaliero.

Ma se da un lato i soldati erano lo specchio della potenza militare nazista – stracolmi com’erano di questo potentissimo stimolante – dall’altro il popolo sarebbe dovuto apparire altrettanto gagliardo! Fu così che vennero inventati nuovi assurdi prodotti, come le cioccolate al Pervitin: ottime per la buona massaia ariana tanto affaticata dall’instancabile attività domestica. Le conseguenze? Milioni di nuovi tossici, deviati da problemi psichici e divorati dai danni fisici tipici di ogni metamfetamina.

Eppure, in tutto ciò, il padre della nazione pareva estraneo e superiore: lui non avrebbe mai avuto bisogno di aiuti chimici per continuare a essere sprezzante! Lui che aberrava ogni vizio, non avrebbe mai potuto assumere delle droghe, anche se queste rappresentavano l’autentico genio nazista! Tutte grandissime stronzate.

Un Hitler molto sobrio e rassicurante; naturale

È certo che dal 1941 il dittatore iniziò ad assumere cocktail molto complessi di metamfetamine, oppiacei, cocaina e steroidi, equivalenti a 1100 pillole e 800 iniezioni, somministrate in 1349 giorni di vita, fino alla morte. Hitler diventò la personificazione delle fondamenta farmacologiche su cui posava la sua Germania e le sue esternazioni deliranti non furono che il lampante segnale dei suoi abusi. Dal noto Pervitin traeva la caratteristica spregiudicatezza, mentre il testosterone estratto dallo sperma di toro era perfetto per tamponare gli effetti logoranti dei mix. Cocaina e oppiacei non facevano che completare il panorama, assicurandogli un innaturale energia e sicurezza di sé.

Adolf Hitler non era solo, non avrebbe mai potuto conciliare i dosaggi in modo efficace. Dopotutto era pur sempre un piccolo caporale…un artista fallito respinto dall’accademia delle belle arti. L’oscuro burattinaio che lo manovrava era Theodor Morell, il suo personale dottore, “maestro delle punture del Reich”, come venne definito da Hermann Göring, lui stesso dipendente dalla morfina.

Hitler con un rubicondo Theodor Morell

L’influenza che ebbe sul Führer fu davvero schiacciante. Si racconta ad esempio che nell’estate del ‘43 Mussolini fosse sul punto di mollare; Hitler lo raggiunse immediatamente in Italia con l’intento di fargli cambiare idea. Arrivò piegato in due dai mal di stomaco, in evidente astinenza da farmaci. Morell gli iniettò un potentissimo oppioide, l’Eucodal – ossicodone – e il dittatore si riprese all’istante, in modo miracoloso. Diventò euforico, logorroico, pieno di un’innaturale energia. Convinse il l’alleato italiano a non mollare, a tenere duro un altro po’. Morrel appuntò ogni cosa sul suo diario; Hitler pareva convinto che il successo fosse merito suo.

Il magnifico Eucodal all’ossicodone, dalle proprietà miracolose

Come tutti gli oppioidi, l’ossicodone ha effetti devastanti e richiede dosi continuamente maggiori. La normale assunzione – è un farmaco tutt’ora diffuso, soprattutto negli Stati Uniti – prevede l’utilizzo di compresse di 5 mg di principio arrivo: Hitler riuscì a utilizzarne quattro volte tanto, per endovena, ogni giorno… Sappiamo tutti cosa possa significare.

Inevitabilmente, la sua esistenza iniziò a ruotare attorno al consumo di droghe, che lo tramutavano da larva umana incapace di reggersi in piedi a superuomo pieno di energie. Poi accadde che le fabbriche produttrici del Pervitin e dell’Eucodal furono bombardate e, forse anche per questo motivo, si ritirò definitivamente nel suo bunker, costretto a mangiare zucchero per sopperire alle crisi di astinenza.

Sdentato come i veri tossici, con le braccia emaciate delle continue iniezioni, quando arrivò la fine non era già più un uomo.

Riccardo Crotti

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