Coez – Faccio un Casino

Come successo per Ed Sheeran, arrivo in ritardo. Colpevolmente.

Mi sono interessato a questo disco solo recentemente, quando il fenomeno era ormai esploso.
Curiosando sulla classifica FIMI gli album più venduti di questa settimana, vedo cose che non è il caso di commentare in questa sede. Ma una cosa in particolare mi ha colpito:

Questo, e il fatto che vedevo Coez scritto in ogni modo sui social (del tipo “COEZ”, “coez”, “C O E Z”, “coez”, “coez”), mi ha spinto a indagare su questo misterioso rapper/cantautore fino a ora per me sconosciuto.

L’ha studiata bene il buon Silvano Albanese (Coez per gli amici): ha introdotto il disco (uscito il 5 maggio) a marzo con Faccio un casino seguita da un medley di due pezzi Taciturnal (feat.Gemello) e Occhiali scuri (feat.Gemitaiz), poi  E yo Mamma, Parquet, le Luci della Città. Ha aspettato che i vari tormentoni estivi di eserciti dei selfie che entrano senza pagare a Riccione uscissero di scena e ha sganciato la bomba: La Musica non C’è.

In tutto questo tempo disco d’oro, doppio singolo di platino e un tour italiano tutto esaurito da nord a sud con tre date di fila all’Alcatraz di Milano completamente sold-out.

Merito del singolone da quasi 20 milioni di views su Youtube? Io non credo.

Forse che il nostro amico abbia scoperto la formula vincente per avere successo in questi tempi di incertezza, crisi dei valori e precariato lavorativo e morale? Scopriamolo insieme.

Partiamo dal titolo dell’album: Faccio un casino.

E già uno dice “eh vabbè, anche il cd della band punk di mio cugino di 14 anni si chiama così” (ma poi, esistono ancora quattordicenni che hanno una band punk?). Poi senti la traccia omonima e ti cadono le braccia.

Per capire il successo di questo disco e come classificarlo, ho realizzato un pratico diagramma di Venn che presenta le tre categorie principali in cui è possibile dividere le 12 tracce dell’album:

  • Canzoni Rap
  • Canzoni Pop
  • Canzoni Paraculo (termine qui in accezione positivissima, indica canzoni che molto difficilmente non piacciono alla gente)

Come potete vedere, l’anima rap dell’artista rimane e si sente nell’intro Still Fenomeno e nell’outro Mille Fogli e soprattutto nelle collaborazioni presenti nel disco: Taciturnal, con Gemello, Occhiali Scuri, con Gemitaiz (il pezzo più “aggressivo” e diverso dagli altri che spezza un po’ il ritmo dell’album e lo fa alla grande) e la più classica Un Sorso d’IPA fatta con Lucci, ex membro dei Brokenspears insieme a Coez, uno dei pezzi migliori del disco.

La parte pop è quella del disco che mi è garbata meno. In pezzi come Delusa da me o Le Luci della Città non ho trovato elementi che mi rimanessero impressi a parte la base del primo pezzo, anche perché ascoltate nel complesso del disco risultano essere un po’ ripetitive dal punto di vista delle liriche e non riescono a brillare se confrontate con altri pezzi come quelli sopra citati o Ciao, che sembra fatta apposta per essere eseguita live, oppure Parquet.

I tre pezzi su cui si basa il disco, le nostre canzoni paraculo, sono: il super tormentone La musica non c’è, che ha spopolato ovunque (su Youtube, su Spotify, in Radio, da Fazio e probabilmente è destinato a diventare un classicone di questi anni); E yo mamma, che se non vi piace un pezzo così intimo che l’autore dedica alla sua mamma dovete essere delle persone malvagissime e senza cuore; Faccio un casino, che a me personalmente non piace, ma mi rendo conto che a molti potrebbe piacere e vi spiego subito il motivo mettendovi qui sotto la prima strofa e il ritornello:

Ho scritto ti amo sulla sabbia, no

Posso fare di meglio

Strappo lo scalpo di quest’alba

E te lo porto al risveglio.

E ho rotto tutto quello che potevo per te,

che sei tutto quello che volevo.

Da ragazzino ero bravo coi Lego

E cazzo è chiaro che adesso mi lego.

 

Dici di si, mentre te ne vai un po’ di te

rimane qui, anche se non vuoi.

Amami o faccio un casino,

amami o faccio un casino,

amami o faccio un casino,

amami o faccio un casino, amami o faccio un casino.

http://www.youtube.com/watch?v=ZG3mxC8cjN8

La mia prima reazione è stata -> questa <–

Capito? Sembrano frasi fatte apposta per essere condivise sui social, scritte sui muri e cantante nei live. Questo è pop all’ennesima potenza: può piacere e può non piacere, ma è chiaro che sono molti di più quelli a cui piace.

Il disco è così, una continua alternanza dei due generi pop-rap tenuti insieme da delle basi che spaccano sempre e comunque. La produzione di Sine, Niccolò Contessa e dello stesso Coez per la parte musicale sopperisce alla carenza di testi efficaci (spiccano la base di Delusa da me, Occhiali Scuri, Un Sorso d’Ipa e La Musica non c’è).

Questa unione di insiemi funziona bene: se ascoltato tutto di seguito il disco risulterà assolutamente scorrevole e, proprio per questa sua doppia personalità, piacerà sia ai fan del rap – almeno quelli romanticoni o non troppo fissati su certi canoni (chiaro, se vi aspettate i DSA Commando, avete sbagliato disco) – e a quelli del pop “da classifica”.

Se fosse un esame darei al buon Silvano un 25. Ha fatto bene ma non è ancora il disco perfetto al 100%.

Se siete tra i fortunati che sono riusciti a trovare i biglietti per il tour, fatemi sapere come sarà…oppure rivendeteli a peso d’oro e fatevi un regalo di Natale in anticipo.

Andrea Aiolfi

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