L’erede di Silvio vive ad Arcore

Lo credevate politicamente morto vero? Eppure Silvio Berlusconi torna alla carica come nei migliori film di Rocky, cade e si rialza. La vittoria del centrodestra è la vittoria del Cavaliere, che riesce a rallentare l’ondata grillina che sembrava ai più infermabile. La Sicilia può essere il vero trampolino di lancio del centrodestra sfruttando il suicidio del Partito Democratico, costantemente rallentato da correnti interne e dagli ex dem confluiti in Mdp e Sinistra Italiana.

Berlusconi è l’unico vero leader in Italia, c’è poco da dire. E lo è senza neppure una grande fatica: le idee sono sempre le stesse, le promesse elettorali sono un copia-incolla ogni anno.

Matteo Renzi pareva essere il vero erede politico del leader di Forza Italia, ma non è riuscito a fare ciò che a Silvio risulta banale e semplice come rubare le caramelle a un bambino. Il segretario PD infatti è stato schiacciato dai vari bersaniani e dalemiani che non sono mai riusciti a scalfire il Napoleone nostrano, anzi: come facilmente notabile dalle elezioni politiche del 2013, sono riusciti a resuscitare colui che, travolto dagli scandali sessuali e dalle varie inchieste giudiziarie per evasione fiscale, era dato per sconfitto.

Non è ricercabile alcun altro erede nelle fila dei politici di rilievo italiani. Salvini non ha la stoffa da leader. Chapeau per aver risollevato un partito dal post-Bossi e per il ruolo di opposizione che riesce ad avere, ma questo non basta per guidare gli italiani. A sinistra, oltre a Renzi, non si riesce proprio a identificare alcun leader carismatico che riesca a trasmettere con la stessa passione travolgente, manca una figura che riesca a unire le varie correnti e possa presentare un soggetto politico di sinistra. I vari inciuci di palazzo di Matteo Renzi ne sono la prova: appena si avvicina ad Area Popolare di Alfano si fa in là in una panchina affollatissima facendo cadere chi è più a sinistra di lui. Silvio Berlusconi invece è capace di unire le varie forze di centrodestra, riesce in certe realtà locali e regionali a unire addirittura forze nemiche come Ap e Lega. La sua figura è un collante tanto fragile quanto duraturo all’interno della destra che, immersa dal 2011 in una crisi di leadership, ha ritrovato nell’ottantenne di Arcore il carisma, la forza, la passione che mancava. 

Il fatto che l’erede di Silvio viva ad Arcore non è un buon segnale per la scena politica del paese. L’inadeguatezza dei vari leader politici ha sicuramente facilitato il ritorno del Cavaliere e l’Italia ormai da troppo tempo soffre della mancanza di figure guida che possano superare la vecchia classe dirigente. La vera malattia della politica italiana è la totale assenza di leader come potevano essere i vari Fanfani o Craxi, è una crisi identitaria che poi si tramuta in carenza di punti di riferimento. Gli italiani infatti per lo più non votano: non solo per malavoglia e scarsa fiducia in una classe politica inadeguata, ma anche perché non sanno effettivamente per chi votare. Intelligentemente Grillo è riuscito a tramutare molti di questi non-voti in voti per il suo movimento politico, ma ciò non basta poiché quello rappresenta un voto che prima era una semplice scheda bianca.

In questa situazione tutta italiana mi piace immaginare come in questi anni Berlusconi abbia guardato dalla sua comoda poltrona i vari scontri nei salotti televisivi e che con Dudù sulle gambe canticchi Vasco:

e io sono ancora qua, eh già.

Matteo Abbà

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