Culti del morto: episodio 2

Gira e rigira tutto muore e tutti ricordano

I cimiteri variano a seconda della cultura.

I Merina malgasci seppelliscono i morti nei terreni di famiglia, alcune tribù della Melanesia li seppellivano ai piedi di alberi sacri, che crescendo avvolgevano il defunto. In molte realtà austronesiane e africane, un po’ come accadeva nell’Antica Roma, gli antenati vengono venerati quasi come fossero divinità. Non tutte le culture, però, credono in una vita post-mortem. Ad esempio, sia i Cretesi, che i Maya, che gli Aztechi credevano che l’anima andasse incontro alla dissoluzione dopo la vita terrena. Al contempo, gli antichi Greci e i vichinghi prevedevano un aldilà migliore per i guerrieri, mente gli Egizi, fortemente classisti, credevano nell’unione con le divinità soltanto per il faraone e pochi altri, mentre i restanti defunti avrebbero raggiunto l’Occidente (l’Ovest è anche meta di passaggio per molti pellerossa) prima e, più di recente, un regno sotterraneo. Quest’ultimo aspetto, che riappare con la visione popolana dell’Inferno cristiano, deriva probabilmente dall’inumazione, che trae le sue origini nel Paleolitico (all’epoca spesso accompagnata da scarnificazione). In molte società, vi sono differenze all’interno delle stesse, con l’inumazione dedicata esclusivamente alle personalità di spicco, ma anche con la mummificazione dedicata solo alle autorità, come nell’Antico Egitto, ma anche nell’Europa dei santi e dei Lenin. Possono essere effettuati rituali diversi per schiavi, bambini o morti ammazzati, a seconda della cultura. Alcuni popoli insulari, inoltre, considerano la terra un privilegio e rilegano le sepolture della gente comune al suolo marino (oppure vengono dispersi in mare a bordo di canoe). Altri popoli aspettano alcuni anni, prima che il corpo sia ossificato, per deporlo in un ossario. Per i Dayak del Borneo, questo rappresenta il vero rito funebre. Nel Giappone antico, nell’arcipelago di Okinawa e in talune regioni dello Honshu, era presente la doppia sepoltura, allo scopo, prima, di favorire la putrefazione e, circa 3 anni dopo, procedere alla pulitura delle ossa. I Tikopia delle isole Solomon, invece, seppellivano i morti in capanne.

Ossario Dayak

I Banande del Congo inumano i corpi nei bananeti per tempi brevi, a differenza nostra che cerchiamo giacigli duraturi e monumentali.

Vari sono gli esempi di culture che effettuano sepolture con oggetti quotidiani, sia caratterizzanti la vita del morto, come avveniva tra gli Etruschi, sia rappresentanti qualcosa di importante, come la slitta per gli Inuit o la testa del proprio cavallo per gli Ungari.

Dettaglio della necropoli etrusca di Populonia, presso Piombino (LI)

La tomba, di solito, ha un valore centrale nella commemorazione e nella preservazione del ricordo, ma in alcune società i seppellimenti sono collettivi, spesso per disprezzo o distacco. Le prime risalgono al 100mila a.C. circa e sono quelle ritrovate presso il Monte del Precipizio, in Israele, e  quella di Neanderthal, in prossimità di Dusseldorf. A circa 50mila anni dopo risalgono i ritrovamenti di Shanidar, in Iraq, che ci mostrano la centralità del corpo del defunto, deposto al centro di un cerchio, su di un giaciglio di steli di efedra (un arbusto simile ad un equiseto fiorito), guarnito di fiori.

Spesso la religione si incrocia con la tomba stessa (ma per alcuni, la religione nasce dalle tombe), come accade per il suo orientamento: verso La Mecca per i musulmani, verso il mercato per alcune tribù del Golfo di Guinea. In certe zone del Giappone, una barriera di paletti di bambù separa i cadaveri durante la prima sepoltura, che avviene in ordine sparso e temporaneo. Inoltre, se oggigiorno la sepoltura avviene quasi sempre in posizione supina, in passato vi era molta più varietà e il cadavere poteva essere posto in posizione rannicchiata oppure seduto, raramente nudo.

Il Monte del Precipizio

Per quanto riguarda gli indiani d’America, non vi sono grandi differenze tra le varie culture. Il seppellimento non è praticato da tutti, poiché alcuni preferiscono l’essiccamento, tendenzialmente su superfici rialzate, lontane dai predatori di terra. In alcuni casi, le personalità più importanti sono avvolte in coperte colorate (così facevano anche i Maya). Una volta distrutti i sostegni dal tempo, le ossa vengono seppellite. Ma vi è anche un tentativo di far rimanere il defunto in un contesto sociale, ponendone il teschio in cerchio con tanti altri, nella prateria, con le orbite poste verso l’interno della circonferenza, dove sono locati due teschi di bisonte, un maschio e una femmina.

Un vaso porta-ossa Maya

Seppure i defunti siano trattati in modi differenti, anche in base alle classi sociali o alla loro vita, è facile notare come, alla base del loro culto, vi siano il ricordo e l’affetto, la speranza che nulla si crei, nulla si distrugga, ma tutto si trasformi, da fisico a spirituale. Un substrato culturale che precede le culture stesse.

Michele Radaelli

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