Giovani, abbiamo un problema

“Fa molti più danni la legge Fornero del saluto Romano”.

Ci mancava solo Matteo Salvini a partecipare la sagra del “benaltrismo”. Ma puntuale, puntualissimo, anche lui è arrivato: Salvenee è una garanzia quando si tratta di dire ovvietà. Ma è solo l’ultimo di tanti partecipanti a questa festa, a questa celebrazione ormai quotidiana e ormai sempre più assillante del “ma allora”, del “ma anche”, del “i problemi, sono altri”. Come se chi accettasse di mettersi a discutere di un certo accadimento o, ancor più, di un certo fenomeno sociale, potesse decidere quali sono i veri problemi degli Italiani e quali no, di cosa si possa parlare e di cosa no, cosa si può denunciare e cosa no. Potremmo riderci su o considerarlo il solito Italico e populista modo di fare, se non fosse che in realtà c’è da piangere. O almeno, da prender la cosa sul serio: con questo piuttosto odioso e molesto modo di fare si stanno facendo passare come leggerezze cose in realtà piuttosto preoccupanti e che, invece, meriterebbero una approfondita e collettiva riflessione.

Di argomenti, fenomeni sociali e temi caldi che interessano l’Italia in questo periodo storico e dei quali si dice “ma smettiamola di parlarne, che i veri problemi sono le pensioni, il lavoro, la povertà” ce ne sono tanti: biotestamento, unioni civili e lo stato di salute del calcio Italiano, per dirne alcuni. Però ce n’è uno che, forse, per le dimensioni che sta assumendo, merita più di altri un’attenzione generale da parte della società Italiana; anche perché è un qualcosa dal quale, senza troppo esagerare, passano sia nostro futuro che la stabilità della società e dei diritti civili e politici che fanno dell’Italia un paese libero e democratico. E’ quello della reviviscenza del fascismo, sotto le mentite spoglie di vari movimenti “politici” e gruppi molto ben organizzati. Reviviscenza che interesse sempre più in larga parte i giovani e i giovanissimi. Aspetto, questo, da approfondire proprio perché particolarmente emblematico. E inquietante.

L’orgogliosa esposizione di simboli, bandiere, vessilli fascisti da parte di soggetti che orgogliosamente si dichiarano di estrema destra ha avuto, specie nell’ultimo periodo, un notevole increasing, che non può non richiamare l’attenzione. Perché, come è vero che moltissimi giovani lavorano ogni giorno per contribuire davvero al progresso del nostro paese, ripudiando tutti gli estremismi e totalitarismi, è altrettanto vero che i giovani che invece vorrebbero riportarci indietro di quasi cent’anni, non solo nella storia ma anche nei diritti e nelle libertà, all’ombra del fascio Littorio di Mussoliniana memoria, diventano sempre di più.

Antrodoco (Rieti) – La scritta “DUX” realizzata nel 1939 con 20mila abeti sul monte Giano e considerata patrimonio artistico e monumentale naturale. Nella foto la storica scritta prima di essere pesantemente danneggiata da un devastante incendio ad agosto.

Il fenomeno ovviamente non è nuovo: questa radicazione del neofascismo tra i giovani ha avuto inizio, a dirla tutta, già nel 1954, con la Giovane Italia, formazione giovanile del Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante. Negli ultimi vent’anni, però, ha avuto un notevole sviluppo: a partire dal 1997, con l’istituzione di movimenti politici di estrema destra, quali Forza Nuova prima e Casapound poi, sono stati istituiti i corrispondenti movimenti giovanili: Blocco Studentesco (Casapound) e Lotta Studentesca (Forza Nuova). Movimenti all’inizio con pochi iscritti, ma che poi ne hanno arruolati sempre di più. Una vera e propria galassia, quella del fascismo giovanile, che non si ferma qui: navigando su internet ci si può imbattere in diverse pagine, siti o forum di giovani di estrema destra e di grande popolarità. 

Intervista a Simone Di Stefano, leader di Casa Pound (Corriere della Sera)

Il giovane fascista non ha più timore di esporsi, di esibirsi, di riutilizzare parole d’ordine come “a noi”, “onore”, di farsi chiamare “camerata”, di parlare di “camicie nere”, di esibire con gioia foto o gigantografie di Mussolini, di marciare per le strade della sua città; di sognare e lottare per un futuro caratterizzato da molti degli elementi del ventennio buio e lugubre che fu; di agire per un progetto sintetizzato nel motto ordine contro il caos.

Gli episodi sintomatici di tutto questo, ultimamente, si stanno preoccupantemente moltiplicando. Solo nell’ultimo mese l’orgoglio fascista si è reso protagonista più volte per mano di giovani e giovanissimi. Si è iniziato col ritrovamento di una foto della povera Anna Frank con la maglia della Roma, gesto addebitato ad alcuni giovani ultras della Lazio molto vicini all’estrema destra (tra i quali uno di soli 13 anni!); poi c’è stata l’aggressione a Roma a un giovane Bengalese, a opera tra altri di un giovane di 19 anni – poi arrestato – e sulla cui pagina Facebook sono state trovate foto di Mussolini e altri simboli fascisti; infine, l’ignobile gesto di un giovanissimo calciatore che a Marzabotto (basta la parola) ha avuto la bella pensata di esultare esibendo una maglietta con stampata la bandiera della Repubblica Sociale Italiana e salutando la tribuna col saluto Romano. Cose da ventennio, ma anche e purtroppo di oggi e di domani.

Davanti a tutto questo è lecito chiedersi come possa un’ideologia totalitaria e criminale, che predica concetti come il razzismo, la repressione del dissenso e il disprezzo per la libertà, avere ancora tutto questo successo soprattutto tra i più giovani, nati in un paese con tanti problemi ma comunque libero e democratico e ridivenuto tale dopo un’epoca buia e terribile che loro, invece, vanno osannando.

Inutile cercare dei colpevoli: ve ne sono, ma sarebbe un discorso troppo lungo da fare. E poi non per forza ci dev’essere un colpevole: il fascismo non è mai morto, impossibile arrivare a tanto. E’ stato semplicemente silente per lungo tempo, prima di rialzare la voce.

Nel frame Eugenio Luppi, il calciatore della Futa 65 (seconda categoria bolognese) che domenica scorsa a Marzabotto ha esultato dopo un gol con il braccio teso e mostrando una maglia nera col simbolo della Repubblica Sociale italiana. (La Stampa)

Piuttosto è doveroso riflettere alla luce degli ultimi fatti, guardare al futuro e chiedersi come comportarsi. Una prima reazione è arrivata, recentemente, sul piano legislativo: si tratta della cd. Legge Fiano, ancora in fase di approvazione al Senato e che, prendendo le mosse dalla già esistente Legge Scelba del 1953, prevede come nuova fattispecie di reato la propaganda di simboli dei partiti fascista e nazista e dei relativi sistemi di repressione dell’ordine democratico. Una legge giusta e indispensabile, per come le cose, purtroppo, stanno andando.

Ma di certo non basta. Parliamo di giovani. E coi giovani il divieto, da solo, diventa un boomerang.

Una buona risposta, una buona strategia per fronteggiare l’adesione a correnti di pensiero così deleterie non può essere solo quella repressiva, per il tramite dell’introduzione di una nuova sanzione penale. Una buona strategia non è quella che costringe, ma quella che convince. Molti giovani si innamorano di Mussolini semplicemente perché (è triste, ma è così) va di moda, perché molti amici sono neofascisti, e allora si diventa neofascisti a propria volta. Si innamorano del fascismo perché lo vedono come l’unica soluzione contro il sistema marcio e corrotto. Lo identificano coi concetti di legalità, ordine, pulizia e sicurezza senza sapere, però, cos’è stato realmente il Fascismo. Alcuni sono consapevolmente fascisti, ma per tanti è così. E questo accade perché il fascismo a scuola o lo si spiega male oppure troppo poco. Molti giovani sono Fascisti perché abbagliati dal fascino della figura del DVX e da slogan come “Italia agli Italiani”, ma in realtà non sanno di cosa stanno parlando. E allora, di grazia, che qualcuno gliene parli, gliene parli di più e meglio! Non solo sanzioni penali, ma incentivi allo studio e all’approfondimento in sede scolastica, laddove il fascismo, oggi, sembra sempre più forte. Più spazio allo studio della storia nelle scuole e allo studio del novecento nei programmi scolastici. Il fascismo (come tutti i totalitarismi, in verità, di destra o sinistra che siano) è amico intimo, oltre che della violenza, dell’ignoranza! Il fascismo non si contrasta solo con leggi apposite, quella è una extrema ratio; bensì con la cultura (quella che i neofascisti chiamano “indottrinamento”), con lo studio, con una corretta informazione. Con la testimonianza di ciò che è stato.

Alcuni giovani di oggi, adulti e classe dirigente di domani, vorrebbero la restaurazione del fascismo perché “ha fatto tante cose buone”: un lavoro per tutti, istruzione obbligatoria, bonifiche ambientali, infrastrutture. Alcune sono cose vere, altre no. Ma più di tutto il fascismo, pur avendo fatto anche qualcosa che è di per sé buono e che oggi ci rimane, cari ragazzi, ne ha fatta una cattiva: ci ha privato della libertà. E questa cosa, da sola, vale a squalificare tutte le altre pur di per sé buone e ci deve spingere a fare del Fascismo, ora e per sempre, una pagina del passato che non deve più tornare. Avanti in questa direzione, dunque: non solo leggi ad hoc, ma, innanzitutto, cultura, studio e istruzione storica.

Prima che sia davvero, ancora una volta, troppo tardi.

Nicola Campione

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