Blade Runner 2049

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Esistono opere impossibili da replicare nella loro magnificenza, perché la loro grandezza risiede anche nella loro unicità.

Certi capolavori sono figli della mano che li ha creati, del loro momento, della loro essenza. Anche nel cinema. Da circa centoventi anni, chilometri di pellicole vengono impressi con immagini senza tempo; talvolta unici e splendidi come le tele di Monet, come il marmo del Canova.

Eppure oggi, nel cinema e nella televisione, si tende ad abbracciare un ideale di serializzazione, come per le saghe (vedi Star Wars, Harry Potter o un qualsiasi franchise con supereroi), portate avanti fino allo sfinimento. Paura del futuro? Bisogno di ancorarsi al ‘conosciuto’, al passato?

Il futuro in questo caso è il ‘2049’, anno in cui viene ambientato il sequel del capolavoro di Ridley Scott, che al nome originale aggiunge solo l’anno, diventando Blade Runner 2049. E quando si finisce di guardarlo vien da pensare: “Tutto qua”?

In realtà no, non è proprio così.

In questo futuro il protagonista è un “replicant” e il mondo rimane sempre più scarso di umanità. Il caso su cui investigare è coinvolgente, le ambientazioni straordinarie, gli effetti notevoli. Villeneuve crea un film che colpisce per come riesce a rispettare il suo passato alla Ridley Scott, gestendo intelligentemente i ritmi, le ambientazioni, lo scenario e i temi che aveva da lui ereditato. In questo senso, il prodotto è piacevole, i tempi per certi versi sono da noir fantascientifico (così come l’originale del 1982) e le innovazioni apportate dai nuovi mezzi e idee di cui il cinema dispone creano nel complesso un quadro credibile.

L’audacia dei produttori e del regista, però, si ferma qui. La storia, a un certo punto, si fa schiava del suo passato, delle vecchie dinamiche, che mentre in principio sembravano solo intelligentemente accarezzate, verso il finale si fanno fin troppo ingombranti. E il film perde d’efficacia. Questo agli occhi di chi conosce il pregresso, ma anche a quelli di chi non ha visto il primo capitolo.

Un film ambivalente “Blade Runner 2049”, che però mantiene un pregio: fa riflettere sulle relazioni tra esseri umani, sulle emozioni, che per quanto possano sembrare finte o artificiali, mantengono intrinsecamente la loro magia. E’ qui che la pellicola ti frega: avevi già deciso di parlarne male quando ti ritrovi a elogiarne i momenti poetici, che non mancano e che in fondo seducono.

Resta in bocca – in ogni caso – un retrogusto amaro: per quella cosa che non ti è dispiaciuta, ma in qualche modo, l’hai già vista altrove. Per quell’emozione che così l’hai già provata. E forse, per la sua unicità, sarebbe meglio lasciarla lì dov’è.

Pietro Arcelloni

2 Commenti

  1. Francesco T

    Purtroppo mi e’…scappato e adesso gli sto dando la caccia! Stasera cmq per non sbagliare mi sono sparato il dvd di Blade Runner Final Cut, nelle versione preferita da Ridley! Un rosolio….

    1. Pietro Arcelloni

      Ottima scelta! L’obiettivo è proprio quello di suscitare la curiosità e la voglia di vedere nei nostri lettori. Per la versione “2049” bisogna spulciare bene internet, o aspettare ancora un po’…

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