La monetina da 1,7 miliardi l’anno

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Vi sembra normale che nel 2017 nell’Unione Europea si prendano decisioni attraverso un sorteggio? Eppure è quello che è successo per decretare la nuova sede dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali) pochi giorni fa. Da marzo 2019 l’agenzia comunitaria dell’UE traslocherà portandosi dietro quasi 900 dipendenti, 36mila visitatori con il loro bagaglio di notti in hotel e pranzi al ristorante, un budget da 325 milioni di euro tra stipendi e spese e soprattutto un indotto che l’Università Bocconi ha stimato in circa 1,7 miliardi di produzione aggiuntiva e 860 occupati in più all’anno (Fonte La Repubblica). Stiamo quindi parlando di una possibilità economica straordinaria che si porta dietro nuove occasioni lavorative per migliaia di giovani universitari (e non). 

La questione si copre di ridicolo non per il fatto che abbia perso Milano a favore o di Amsterdam, per i vari presunti complotti contro l’Italia in sede di votazione, per il dossier dai contenuti discutibili presentato dall’Italia per la candidatura del capoluogo lombardo o per il piagnisteo della Slovacchia che infantilmente si ritira dalle votazioni per l’esclusione di Bratislava. Ovviamente non è la prima volta che viene applicato questo geniale metodo di assegnazione. Lo stesso processo “decisionale” è  stato utilizzato per l’assegnazione della nuova sede dell’Eba: Parigi sarà la nuova sede della European Banking Authority a discapito di Dublino, rea di essere nella busta sbagliata.

La procedura con cui è stata assegnata la sede Ema è la cosa più vergognosa e assurda che potesse mai venire in mente ai burocrati di Bruxelles. Come si possono prendere decisioni strategiche così importanti in base a un sorteggio tramite buste? Non poteva essere indetta dall’Unione Europea una commissione specifica formata da esperti del settore farmaceutico per verificare quale città sarebbe stata più meritevole per poter ospitare questa agenzia dalla fondamentale importanza economico-strategica?

Tanto valeva organizzare la votazione con una ruota della fortuna. Si potevano segnare sulla ruota le varie città europee candidate e trovare il Mike Buongiorno della situazione a girare la ruota e sperare (da italiani) che vincesse Milano.

La totale assenza di criteri di scelta oggettivi è una delle tante crepe che stanno lentamente facendo crollare, o quantomeno perdere di credibilità, il sistema politico dell’Unione Europea. La totale assenza di un’unità fiscale, legislativa, militare sarebbe stata aiutata dalla spinta industriale che, come osservabile nei vari assetti storico-sociali, ha una forte impronta tecnico-industriale che prevale sulla potenza politica basata sul consenso che ad oggi è in forte crisi. Per gli amanti del progetto di Stati Uniti d’Europa questa non è altro che una mazzata sui denti: dove vi poteva essere una facilitazione al progetto di unione politico-statale, che poteva superare l’organizzazione europea degli Stati nazione, vi si è imposto un regolamento astruso che sembra un segnale di deresponsabilizzazione dell’Unione Europea di fronte a scelte politico-economiche decisive per le economie degli Stati membri. E poi chiediamoci come mai crescono i movimenti antieuropeisti…

Matteo Abbà

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