L’enigma di Damiano

Ne so di dipinti quanto Di Maio ne sa di politica e, anche per questo motivo, ho deciso di fare qualche domanda a un amico che per realizzare i suoi sogni pittorici sta compiendo non pochi sacrifici.

Ho conosciuto Damiano, mio coetaneo, qualche anno fa. Non ricordo precisamente dove, ma era Cremona. Ho conosciuto le sue opere poco più tardi e ricordo che sono sempre piaciute ai miei occhi da popolano, per quanto capissi soltanto la (non sempre presente) tridimensionalità, l’andare verso una terza dimensione oltre i limiti imposti dalla piattezza del quadro.

Damiano è da sempre appassionato d’arte, è autodidatta e si è dovuto far strada attraverso i social: prima, nel 2013, con L’imbratta tele (un nome che, col senno di poi, mi ricorda molto l’interno della Milano di Peter Quill) e in seguito, nel 2017, con Concept Art #DCB (che potete trovare anche su Facebook). Nel 2014 ha iniziato a esporre per Banca Mediolanum, mentre l’anno successivo ha collaborato con l’Istituto Luigi Einaudi, di Cremona. Sempre nel 2015 ha realizzato una tela per gli uffici londinesi di BT Group e ha esposto le sue opere presso il Museo Civico di Cremona, anche se per la sua prima mostra personale ha dovuto attende l’anno seguente, con una collaborazione con il circolo Hostaria a Cortemaggiore, in Provincia di Piacenza.

Il 2016 è anche l’anno della performance live in Franciacorta e della partecipazione ad Adunanza, presso Mad Gallery Milano, esperienza ripetuta anche nel 2017. Da quell’anno ha iniziato a fare troppe cose, quindi non vi sto a elencare tutto, ma credo di dover citare la mostra Arte in villa, organizzata da Fondazione Mazzoleni a Ciliverghe di Mazzano, in Provincia di Brescia, curata da tale Vittorio Sgarbi (già protagonista di L’uomo che fissa le capre).

Da mercoledì 29 Novembre (e fino al 5 Dicembre), Damiano inaugurerà E N IGMA, presso la Sala Ex Borsino, a Cremona, la sua prima mostra personale in madrepatria, con la collaborazione del Comune. C’è tutta una descrizione della mostra, ma lascio che la cerchiate voi, perché tanto io non capirei quasi nulla, nonostante ci sia scritto Pirandelliana, quindi merita.

Gli ho fatto tre domande giusto per capire perché abbia deciso di rischiare con un percorso di certo non intriso di certezze.

Anche per sentirmi un po’ come Diprè quando intervistò Bello FiGo.

Perché?

Ho deciso di intraprendere questo difficile ma entusiasmante percorso perché sentivo che il dipingere faceva parte di me. Il creare qualcosa è un’emozione sempre nuova e stare immerso nel tuo mondo in compagnia dei colori è la sensazione più bella del mondo. Inizialmente era come un gioco, ma presto è diventata una sfida sia con me stesso che con il mondo “esterno”: volevo capire cosa gli altri pensassero dei quadri che producevo e ogni mostra è sempre uno stimolo per i prossimi quadri e i prossimi progetti, è un circolo vizioso di emozioni e di esperienze! Ed anche se il mondo dell’arte è competitivo e difficile, è ciò che desidero fare e lotterò sempre per poterlo fare.

Che cosa rappresenta per te questa mostra a Cremona?

La mostra E N IGMA è nata anche grazie alla collaborazione con la curatrice Carlotta Biffi. E’ una mostra essenzialmente critica, ma al tempo stesso ironica e introspettiva: la chiave per capire il tutto è dentro di noi. Posso dire che i quadri per me, ma non solo in questa mostra, sono un ponte che aiutano lo spettatore ad attraversare le proprie emozioni e ad arrivare quindi a un proprio pensiero, intimo, sull’opera. L’enigma è quindi una mia rappresentazione critica e ironica della società che osservo, ma è anche qualcosa di più. La ritengo una mostra molto importante anche perché è la prima mostra nella mia Cremona, dopo aver esposto a Milano, Bergamo, Brescia, Iseo e Torino.

Da dove vengono le tue opere?

L’ispirazione per i miei quadri è spesso una somma di fattori che si incastrano tra loro. Solitamente prendo spunto da fatti vissuti, emozioni provate o da avvenimenti che ritengo importanti e che mi colpiscono particolarmente, che poi rielaboro e metto su tela. Inserisco quindi nella mia pittura gran parte di me e del mio pensiero sul mondo che mi trovo a osservare, plasmando però le idee in modo da renderle il più semplici possibili, lasciando comunque spazio per l’interpretazione personale di chi osserva. Come ispirazione prendo sempre esempio dai miei pittori preferiti, come Magritte, de Chirico, Mondrian, Pollock e Fontana. Ovviamente rivisitando il tutto e prendendo solo ispirazione, le loro tecniche sono irraggiungibili.

Ci racconti la cosa di Sgarbi? Mi era rimasta impressa.

Durante l’inaugurazione della mostra collettiva organizzata a Villa Mazzucchelli (Ciliverghe di Mazzano) da Fondazione Mazzoleni, è avvenuta la visita alla mostra di Sgarbi che, tra i 40 quadri esposti, si è soffermato a commentare il mio complimentandosi per l’idea semplice ma originale e per la realizzazione dell’opera. Poche parole, ma di spessore, soprattutto per me che era la prima collettiva importante con un pubblico importante.

Lonely lover (man), opera esposta per la mostra ContemporaneaMenti, organizzata dalla Fondazione Arsenale Iseo.

Continuo a non capirci nulla di pittura, ma sicuramente visiterò la mostra. Non perché Damiano sia mia amico, ma perché Damiano dipinge facendosi comprendere da tutti, anche da chi, come me, non è molto avvezzo all’argomento. Perché Damiano, tramite i suoi quadri e le sue parole, sa trasmettere la passione e la forza con cui, ogni giorno, affronta sfide e sacrifici pur di realizzare il suo sogno. E perché ha promesso di regalarmi una sua stampa, lusso che non mi potrei permettere con il mio stipendio da impiegatuccio di Bersezio. 

Michele Radaelli

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