Spiegatemi il perché

Cammino per strada e vedo materializzarsi in fondo alla via un gruppo di persone di solo sesso maschile.

Ecco, mi sto avvicinando sempre più: dentro di me sento crescere quella sensazione di disagio che solo in queste situazioni riesco a provare. Ci siamo, ormai sono a pochi metri. Alcuni si stanno guardando intorno, silenziosi; altri parlano del più e del meno; altri ancora se ne stanno per i fatti loro. “Come sono vestita?” – penso – “niente di sconveniente. Indosso dei collant, sì, ma non ho una gonna troppo corta”. Cerco di farmi coraggio, intanto saranno solo pochi secondi. “Devo forse cambiare lato della strada?”. Non accelero il passo, non voglio destare più attenzione del dovuto.

Sono davanti a loro. Non mi giro, ho lo sguardo fisso davanti a me. “Non dargli corda, fai finta che non ci siano”. Lo sento, netto: “Bella, che fai?”. Un fischio segue. Non volto la testa ma sento degli sguardi pesanti su di me, sguardi che mi spogliano e che mi mettono terribilmente in difficoltà. Dentro di me crescono rabbia, malessere, nervosismo.

Li sorpasso e i borbottii sono ormai in lontananza. “Che stupida che sono” – penso – “alla fine non si tratta di niente di che…Dovrei imparare a fare finta di nulla”.

E’ la sola testa che parla in questi momenti, non c’è spazio per l’emozione: la mia ragione mi dice di stare tranquilla e che nulla accadrà. Ma se razionalmente va tutto bene, perché mi sento privata di qualcosa? Perché, a ogni passo che faccio, cresce la sensazione di impotenza, di disagio, di vergogna? 

Non voglio generalizzare né arroccarmi su posizioni femministe. So bene che non tutti i ragazzi si comportano così, ma sarebbe ipocrita affermare che poche ragazze abbiano vissuto, almeno una volta nella vita, una situazione del genere. Perché lo fate, ragazzi? Vorrei capire. Vorrei capire quale sia il senso di un commento fine a se stesso ma che potrebbe generare immenso disagio nella persona che sarà vittima di quelle battute o di quegli apprezzamenti. Vi fate delle domande in quei momenti? Vi chiedete il perché? E’ solo un modo per sentirvi forti e grandi, soprattutto quando a supportarvi c’è un gruppo, un branco? Non vi sto accusando, ma vorrei che rispondeste in modo sincero alle mie perplessità. 

E’ una giornata fondamentale: oggi si grida a grande voce quanto sia vomitevole la violenza sulle donne in ogni sua forma. Potrei elencare cosa sia la violenza, scrivendo esempi e riportando fatti di cronaca che non sarebbero altro che l’ennesimo elenco senza riflessione. Non avrebbe senso. Il mio scopo non è quello di fare una lezione o di indicare dati statistici che tutti ormai conoscono, ma è quello di riflettere e capire. E non pretendo, come fossi un giudice, di mettermi su un piedistallo e dare risposte, ma chiedo a chi si comporta in questo modo di spiegarmi il perché. 

Ragazze, educhiamoci ed educhiamo al rispetto. Non aspettiamo che sia troppo tardi. Denunciamo, scappiamo. Diffidiamo da chi promette che sarà l’ultima volta. Allontaniamoci da chi è morboso nel manifestare il suo amore per noi. Ascoltiamo il nostro sesto senso, non ignoriamo i segnali. Agiamo. Manteniamo la nostra identità.

Mettersi dei pantaloni non è la soluzione.

Cambiare lato della strada non è la soluzione.

Pensare che non sia grave non è la soluzione.

Ignorare il dolore interiore facendo finta che niente esista non è la soluzione. 

Beatrice Broglio

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