La bella storia della Indie music

Ai giorni nostri si sente spesso parlare della cosiddetta musica indie.

Parliamo di musica indie per descrivere un certo tipo di sonorità o un genere musicale definito, come se parlassimo di jazz, blues o di rock, quasi abusando di questo termine. Indie non sembra essere più usato come sinonimo di una ricercata qualità e libertà stilistica, di chi con pochi soldi e tanta passione sogna e produce incurante che quello che potrebbe diventare un lavoro o potrebbe rivelarsi un tremendo fallimento: lo usiamo ovunque, anche dove non si dovrebbe. Oggi pare che si sentano un po’ tutti (fin troppo) indie, anche quegli artisti che, oltre a essere più commerciali del dovuto, sono prodotti pure dalle major.

La domanda allora sorge spontanea: quali sono i confini dell’indie? Cos’è indie e cosa non lo è? Perché Indie non è un genere musicale, ma qualcosa di completamente diverso e forse molto più semplice da descrivere.

Per comprendere quello che oggi è l’Indie è necessario fare un passo indietro. Forse più un salto nel tempo che un passo, perché le prime testimonianze di etichette indipendenti risalgono al periodo tra il 1914 e il 1916, tutte comprate dalle major Victor, Columbia ed Edison-Bell o distrutte durante il periodo della Grande Depressione alla fine degli anni ’20. Ciò che restò delle etichette indipendenti rimase legato alla produzione del blues, del jazz e di tutti i generi legati ad artisti di colore.

Passeranno diversi anni prima che, sempre negli USA e soprattutto in Inghilterra, il seme della musica indipendente torni a fiorire. Proprio in UK, attraverso le etichette come Folkways, Oriole e Melodisc, si introdurrà tra gli anni ’40 e gli anni ’50 la musica jamaicana pre-ska e la world music, giungendo poi a un panorama punk indipendente prodotto dalla fine degli anni ’70. Attraverso questa continua evoluzione e contaminazione con i vari generi musicali nascerà il famosissimo figlio bastardo di quelle tendenze indie-britanniche che hanno visto la luce nei nostri giorni: quel filone indie-rock al quale appartengono anche i Kooks e gli Artic Monkeys, esempi lampanti di come questa tendenza si sia diffusa ed evoluta durante gli anni.

In casa nostra, sempre nei primi anni ’90 e in particolare modo a Milano, saranno gli Afterhours ad impegnarsi nella produzione indie: sull’onda degli indipendenti britannici, fonderanno una delle storiche etichette indipendenti milanesi. Un’etichetta che naufragherà però in meno di un decennio insieme ai sogni della musica indie del secolo scorso, riducendo oggi i vecchi paladini da indipendenti fieri ad alfieri dei talent show.

Si potrebbe quindi dire che l’indie music, nell’accezione più moderna del termine, è quella negli anni ’80, che rinasce con il periodo del rock alternativo e del movimento C-68 (nome di una celebre cassetta venduta in allegato con il magazine britannico NME), riuscendo solo durante gli anni ’90 ad allargare il suo raggio d’azione e a raccogliere tutto ciò che è alternativo rispetto alla musica mainstream.

E’ davvero arduo comprendere la metamorfosi degli artisti ed è spesso difficile capire se l’indipendenza artistica equivalga all’indipendenza produttiva o viceversa.  E’ praticamente impossibile capire se le piccole case discografiche operino seguendo una libera linea artistica o se sottendano, fin dall’inizio, paletti commerciali mascherati da esigenze dell’underground. 

Anche se non ci è dato sapere come si evolverà la musica indipendente, attraverso questo cammino storico si può spiegare nella sua totalità il vero significato della bella parola Indie, che non è la descrizione di un genere particolare o di una sonorità, ma molto più semplicemente è il termine usato per descrivere quegli artisti che producono la loro musica al di fuori del circuito della major.

Non so personalmente se la qualità della musica indipendente sia superiore a quella della musica prodotta dalle grandi case discografiche, ma a cuore aperto vi consiglierei di ascoltarla, di uscire dagli schemi, di pensare da Indie e di non conformarmi alle comuni linee di pensiero ma, a costo di sbagliare, di averne sempre una propria. Indie è essere indipendenti, senza confini. Indie abbraccia ogni genere musicale, ne crea di nuovi. Indie è libertà di essere artista, di dire quello che si pensa, nel bene e nel male.

Esistiamo da oltre 100 anni e saremo sempre pronti a fare qualcosa di diverso. L’arte non è solo esigenza del pubblico, ma è soprattutto esigenza dell’artista.

Francesco Bonavena

2 Commenti

  1. Marco

    Ciao.
    Credo che nella tua analisi storica manchino parecchi pezzi ma soprattutto, in ambito italiano, tutto il movimento post punk/new wave ben rappresentato dall’IRA, l’etichetta indipendente dei primi Litfiba, Denovo, Moda, Violet Eves, Diaframma, etc… che secondo me deve essere considerato il vero movimento indie a cui fare riferimento per tutti i successivi sviluppi. Analizzandone la storia ben si comprende come il passaggio da indie e major, soprattutto per i Litfiba, ha chiaramente significato passare da un genere di nicchia al mainstream.
    Per quel che riguarda il fatto che indie non è sinonimo di un genere musicale, mi trovi completamente d’accordo.

    1. Redazione

      Ciao!
      Nulla posso eccepire sul fatto che manchino pezzi e soprattutto sul fatto che manchino gruppi che hanno un grosso peso nella scena Indie italiana, ma volevo cercare di ripercorrere tramite tappe salienti la storia evolutiva dell’Indie. Ho scelto gli Afterhours come esempio perché pensavo fosse quello più calzante nel descrivere come spesso le band passino della nicchia al mainstream: Agnelli è divenuto giudice di un talent che rappresenta la perfetta sintesi di musica Pop creata sulle esigenze del pubblico.
      Sono consapevole che sarebbe stato necessario citare molti altri pezzi (storicamente anche importanti), ma non posso prescindere dalla sintesi del messaggio e, rivolgendomi a un pubblico non esperto, ho cercato l’esempio più calzante sul territorio.

      Ti ringrazio per avermi dato uno spunto per ampliare il discorso: se in futuro sarà possibile non mi esimerò dal trattare l’argomento e dall’approfondirlo ulteriormente.

      Frank

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