Dieselgate, benzina alle stelle, elettriche plasticose da €40.000… Io vi ricordo Honda EXP-2

La benzina è alle stelle, i diesel barano sulle emissioni e fanno morire le betulle in Alaska, le utilitarie elettriche fatte con gli Ovetti Kinder riciclati costano 40.000 euro! Mamma mia, ma come faccio a portare il mio pulcino a scuola?!

Nel ’95 la risposta si chiamava Honda EXP-2, o meglio, il suo rivoluzionario motore.

Sì, è una moto… Ciò non vuol dire che stia immaginando un futuro a due ruote, LOL! Il futuro avrebbe potuto essere la sua innovativa soluzione motoristica, che in 23 anni di sviluppo chissà dove ci avrebbe portati. Ma in casa Honda – gli smaliziati che se ne intendono, confermeranno – tutto è sempre ruotato attorno ai 4 tempi (tipo la nostra macchina, per intenderci), mentre il motore della EXP-2 era un 2 tempi.

“Ma sei matto?! I 2 tempi inquinano, consumano, sono preistorici e vanno bene giusto per le motoseghe o per i ragazzini che con gli scooter kittati Polini vogliono fare le penne!!”.

Sì, perché i 2 tempi sono un pistone che fa girare un albero di movimento, una candela che brucia il combustibile e due portali: uno che ricorda una betoniera per il cemento, che riempie il motore di combustibile, e uno che ricorda una ciminiera del XIX secolo, per evacuare i gas. Tutto qui. I motori 2 tempi sono talmente poveri che erano il mezzo di propulsione preferito dei paesi comunisti. Basta dargli tanta benzina e olio e non si fermano mai, sono dei semplici muli! E, fra le righe, il sunto del loro maggiore pregio e difetto: una drammatica semplicità che necessita di bruciare troppo olio inquinante per funzionare. I 4 tempi, che siano diesel o benzina, invece sono il capitalismo: lavorano in modo molto più sofisticato, hanno bisogno di una miriade di componenti aggiuntivi sia per andare che per ridurre le emissioni e centellinano ciò che bruciano. Colossi come Honda se ne sono leccati i baffi per decenni, imponendo questa tecnologia molto costosa sopra un mondo di ulteriori opportunità. E con l’elettrico di oggi, parliamoci chiaro, i maggiori plutocrati dell’automotive stanno facendo lo stesso. Per carità, i motori elettrici sono magnifici! Ci siamo arrovellati anni e anni su come inventare soluzioni sempre più cervellotiche per eliminare pecche ineliminabili dei vecchi motori – che comunque continuano ad andare dal meccanico e ogni due anni diventano vecchi, inquinanti e puzzoni – quando con un semplicissimo motorino elettrico soddisfiamo tutta la nostra sete di potenza e salviamo l’ambiente, perfino l’ultimo orso bianco o il più dimenticato elefante pigmeo del Borneo! Cosa non va? Le batterie! Finché estrarremo i metalli dalle miniere nel Canada, le lavoreremo sversando acidi e sottoprodotti sul suolo cinese e poi le spediremo in giro per il mondo ai maggiori costruttori – sempre utilizzando navi che, se tutto va bene, bruciano un litro di nafta ogni metro –  l’elettrico resterà sempre peggio del mio KTM 2T EURO 0 che fa gli otto con un litro e riempie il mondo di simpatiche nuvolette blu!

No. Il motore 2 tempi di Honda EXP-2 era nettamente differente: potrei definirlo l’unico tentativo realmente pragmatico di architettare qualcosa di innovativo, semplice e infinitamente perfettibile. Mi si potrebbe contestare la semplicità del progetto: io posso rispondere che qualsiasi innovazione non è mai facile all’inizio, ma se in un centinaio di anni di industria automobilistica siamo arrivati a produrre turbodiesel di 1 litro EURO 6, totalmente in un alluminio dagli spessori ridicoli, con dispositivi di abbattimento degli inquinanti a urea, con più di 100 cavalli e gestione elettronica di ogni singola goccia che viene sparata nei cilindri, allora tutto è possibile.

Non voglio essere troppo tecnico, lo sono già stato a oltranza e non penso sia la giusta piattaforma per farlo… Già in passato avevo scritto nel dettaglio e, chiunque fosse interessato, può trovare il mio articolo su Google, anche solo digitando “Honda EXP-2”: è ancora l’unico in italiano, salvo pochi fac-simili che copiano spudoratamente intere frasi. Ciò che voglio è accennare a quel poco di contesto che vide protagonista questa moto nonché a un po’ di numeri talmente eloquenti da parlare da soli.

EXP-2 è stato un prototipo realizzato dal reparto corse Honda per la Dakar, la più famosa endurance rallistica di tutti i tempi. In una competizione del genere, ciò che è davvero importante è la bontà delle soluzioni sviluppate, perché all’estrema potenza richiesta si sommano esigenze di affidabilità, resistenza all’usura e bassissimi consumi. Senza le giuste qualità è impensabile sopravvivere all’habitat naturale in cui si sviluppa da sempre la gara: il deserto. E proprio il deserto, è il palcoscenico perfetto per scremare ciò che funziona ed è meritevole di attenzioni, da ciò che è semplicemente utopia, l’irrealizzabile. Honda, molto probabilmente, era interessata proprio a questo.

Nel ’95, la scena motociclistica della gara era dominata da bombardoni 800 centimetri cubici, 4 tempi e bicilindrici. Mostri infaticabili, pesanti e robustissimi; dei veri trattori super collaudati e pronti a tutto. In questo scenario, la casa nipponica introdusse il suo progetto facendolo partire già svantaggiato: lo sviluppo era incerto; non si disponeva di test importanti alle spalle; risultava impari sotto ogni punto di vista (un cilindro anziché due, 400 centimetri cubici anziché 800…era praticamente la metà in tutto!). Si dice che spesso l’apparenza inganni; probabilmente questo fu uno dei casi più emblematici della storia. Il suo particolarissimo motore offriva prestazioni solo di poco inferiori alle rivali due volte più grosse, consentiva un notevole risparmio di peso (oltre 100 kg) e vantava consumi nettamente inferiori in ogni utilizzo.

Sì, era un 2 tempi magico. Pulitissimo, insospettabilmente parco nei consumi, potentissimo. Va detto che la potenza è sempre stata l’arma segreta dei 2 tempi, perché se da un lato consumano molto di più, dall’altro offrono performance inarrivabili agli altri propulsori. Ciò che invece fu rivoluzionario nell’EXP-2 fu anche la ragione dell’ecosostenibilità e dei bassissimi consumi, che per la cronaca si attestavano sui 33 km/l nel ciclo misto e addirittura 17 km/l in gara. Ovvio, stiamo parlando di una moto e non di un’automobile e tutti sappiamo che peso totale e dimensioni del motore sono i principali responsabili dei consumi, però questi numeri diventano significativi quando si considera che era un mezzo da competizione e che, dopotutto, stiamo parlando di tecnologia degli anni novanta. Due cose rendevano unico questo propulsore: la capacità di operare senza la scintilla di una candela – come un motore diesel – nonostante fosse a benzina, e la presenza dell’iniezione elettronica. Chiunque mastichi un po’ di motori sa che è quantomeno bizzarro. In primis, iniezione e  motori 2 tempi non vanno molto d’accordo: sono come un sistema operativo evolutissimo, implementato su un macchinario tecnologicamente primitivo. Ma soprattutto la faccenda del funzionamento “diesel” con alimentazione a benzina, beh…è a dir poco disturbante! Troppi casini, troppe differenze: la benzina ha un punto di combustione troppo diverso; il potere detonante è diverso; la densità è diversa. È tutto troppo inusuale anche solo per immaginare che si possa realizzare un motore del genere, per giunta 2 tempi e che in aggiunta al “per giunta” sia pure a iniezione! Honda, con il prototipo EXP-2, l’ha fatto.

Adesso non sto a entrare nei dettagli dettagliati di quei dettagli che non volevo dettagliare, però la soluzione è stata anche abbastanza semplice, credetemi! E con qualche piccola accortezza progettuale si riuscirono a massimizzare praticamente tutti i benefici dei classici 2 tempi, con notevoli pro sui consumi (come i diesel) e non trascurando l’ecologia dei motori a benzina. Questo propulsore, in definitiva, fu il vero motore 2.0 che nessuno ha mai più saputo realizzare, direttamente da vent’anni fa. Ciò che ne decretò il successo, fu l’abilità ad armonizzare tutto in modo efficace e, con tutta probabilità, gli investimenti furono tali che solo una casa finanziariamente solida come Honda avrebbe potuto sostenere, allora come oggi.

Se Honda si era trovata per le mani qualcosa di così rivoluzionario perché non se ne è più parlato? Esattamente, non si sa. Dopo la competizione i prototipi  furono ritirati e chiusi per sempre nel segretissimo reparto corse della casa, senza che più nessuno potesse azzardare nuovi sviluppi o immaginare altre applicazioni. Honda ha fatto le sue scelte da monopolista del mercato motociclistico, senza azzardare il passo più lungo della gamba investendo in una tecnologia che nel comparto automotive avrebbe potuto sovvertire l’ambiente. Con tutta probabilità gli ostacoli finanziari sarebbero stati troppo elevati, anche per un colosso del genere. Le scelte, dopotutto, penso siano state corrette.

In 23 anni di storia, Honda e il suo peso hanno eliminato i 2 tempi da ogni competizione, intervenendo sui regolamenti per metterli in condizione di paradossale svantaggio o addirittura bandendoli senza mezze misure. Nel frattempo, si sono imposti come principale fornitore di motori da competizione in molte classi dei più famosi campionati mondiali e hanno iniziato a vincere titoli su titoli come non mai. I 4 tempi Honda sono ritenuti il meglio e il futuro; l’EXP-2 non se la ricorda nessuno. Peccato.

Non resta che sognare cosa sarebbe potuto accadere se ci avessero creduto un filino di più e se per una volta avessero sperimentato qualcosa di diverso dal solito e iconico 4 tempi di cui hanno fatto un marchio di fabbrica. Chissà, magari oggi viaggeremmo su vetture a biocarburanti con la tecnologia ibrida che EXP-2 stava timidamente iniziando ad affermare. Non lo sapremo mai.

Ah, per la cronaca, alla Dakar del ’95 la moto si è classificata quinta assoluta e prima indiscussa nella classe sotto i 500 centimetri cubici. Che dire, un risultato a dir poco incredibile per qualsiasi debuttante, forse addirittura insperabile per un prototipo così contro corrente.

Peccato… Resta l’amarezza.

 

Riccardo Crotti

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