A cosa serve leggere? Considerazioni sparse sul significato della lettura



In questi giorni è stato presentato un disegno di legge anti fake news sul quale si sta scatenando un grande dibattito, dibattito che, come spesso accade, si interroga sull’utilità della legge.

“Ma a cosa serve? Ci sono tante altre questioni più urgenti…”, dirà un cittadino qualsiasi fermato per strada. Beh, forse è vero, forse questa legge non servirà a molto, visti i tempi del web: prima che una notizia bufala o una foto venga segnalata e rimossa questa farà in tempo ad essere condivisa da migliaia di utenti attraverso i più svariati canali social. Allora come si debella una simile piaga?

Giovanni della Casa (1503 – 1556) scrisse un manuale di buoni costumi, Il Galateo, nel quale si dedicò alla trattazione dell’ideale di vita cortigiana, con tutte le sue regole e i suoi doveri. Forse dovrebbero leggerlo anche i bufalari.

Prima premessa: una serie di notizie false sullo stesso argomento ha il potere di influenzare prepotentemente il giudizio di una persona su un personaggio o un evento, basti pensare al numero di fake news riguardanti Laura Boldrini, accusata ogni giorno di colpe diverse, per cui “è colpa della Boldrini”, ormai, si sente forse più frequentemente di “governo ladro”.

Seconda premessa: due abitanti su cento, in Italia, sono analfabeti (Istat, 2001) ma si stima che molti di più siano gli analfabeti di ritorno, circa il 47%. Ciò significa che quasi la metà degli italiani ha perso la capacità di usare il linguaggio scritto per formulare e comprendere messaggi perché ha smesso di scrivere, leggere e contare.

Torniamo dunque alla domanda iniziale: come fare per far sì che notizie simili non si diffondano? Con l’educazione alla lettura. Se un cittadino perde la capacità di usare in maniera adeguata la propria lingua e, allo stesso tempo, smette di leggere farà sempre più fatica a comprendere un testo scritto. E come può valutare la bontà o meno di un testo se non sa capirlo? Riuscirà a leggere in maniera critica un articolo? Farà lo sforzo di controllare la fonte di ciò che ha letto? La risposta a tutte queste domande è no. Una persona che non ha queste competenze non riuscirà a valutare nemmeno il programma elettorale di un candidato premier, non saprà discernere le falsità dietro a un comizio, non si metterà in gioco leggendo le proposte del partito contrario alle sue idee, in sintesi non ha le competenze di base per essere un buon cittadino.

Nel 2016 solo il 42% degli italiani dichiara di aver letto un libro nel corso dell’anno precedente e il numero di lettori forti, vale a dire chi legge almeno un libro al mese, si ferma al 13,7% dei lettori. Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa (significa che non possiede nemmeno la Costituzione o la Bibbia!). La fascia d’età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni, coincidente presumibilmente con il periodo scolastico degli obblighi di lettura (Istat, 2016), superata l’adolescenza, il numero di libri letti durante l’anno scende fino a zero per più della metà degli italiani.

Giacomo Leopardi (1798 – 1837) e suo padre Monaldo possedevano così tanti libri da aprire ai cittadini recanatesi la loro libreria, come se fosse una odierna biblioteca pubblica. La collezione consta di 20.000 volumi, visibili ancora oggi a Casa Leopardi.

Torniamo allora al concetto di utilità perché sembra che oggi gli unici obiettivi degni di essere perseguiti siano quelli che prevedono una qualche utilità nella nostra vita. Allora eccovi servite le motivazioni per le quali bisogna leggere. Il problema è che spesso le persone (compresi coloro che guidano il nostro paese) guardano solo all’utilità a breve termine, senza pensare a tutto ciò che può portare conseguenze positive a lungo termine. L’educazione alla lettura è una di queste. Gli ultimi anni hanno visto un significativo peggioramento dei dati di lettura in Italia e la situazione non accenna a migliorare. I tagli alla scuola fanno il resto: insegnanti meno motivati e genitori che, spesso, consigliano ai figli la scuola “più utile” per il futuro. Ma cosa significa? La scuola deve continuare ad avere il compito di educare, di aiutare i ragazzi a ragionare con la propria testa, sempre, di mostrare loro tutte le strade possibili da imboccare quando usciranno da quelle quattro mura. Ecco a cosa serve. Niente a scuola è fine a se stesso, non c’è mai semplicemente un voler inculcare dei concetti senza un fine, anche se apparentemente può sembrare così.

Ed ecco a cosa serve la lettura, se proprio vogliamo trovare l’utile in tutto. Basti pensare che fino alla fine dell’Ottocento i letterati ricoprivano una posizione di rilievo in politica, erano considerati una categoria fondamentale per la guida di un paese, grazie alle loro conoscenze pratiche e intellettuali, grazie alla loro lungimiranza.

Sergio Corazzini (1886 – 1907) fu un poeta crepuscolare. Nel suo “Piccolo libro inutile” si concentra su una poetica fatta di piccole cose, lontana dai grandi scrittori dei secoli precedenti. Qual è il ruolo del poeta nella società, ormai?

Se non vogliamo appigliarci all’eterna diatriba utile-inutile, invece, vi chiedo: cosa saremmo senza lettura? Senza cultura? Una vita fatta esclusivamente di soddisfazione dei bisogni primari e, conseguentemente, di lavoro che significato ha? Davvero viviamo solo per mangiare, dormire e riprodurci?

Daniela Marchesetti

PS Questo articolo non contiene volutamente immagini bufala per non rischiare di traviare la mente di chi scorre l’articolo guardando le immagini, senza dedicarsi al suo contenuto. Ecco perché vi siete imbattuti solo in dipinti o fotografie di scrittori!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *