Fondi patrimoniali

Al giorno d’oggi viviamo in un contesto dove le cause legali relative a richieste di risarcimento danni sono all’ordine del giorno e per coloro i quali svolgono attività di impresa con responsabilità illimitata, ai fini di salvaguardare i propri beni e soprattutto la propria famiglia, è diventato molto importante porre estrema attenzione alla tutela del proprio patrimonio.

Spesso le coperture assicurative non risultano essere sufficientemente adeguate o possono risultare eccessivamente onerose ovvero non applicabili in alcuni ambiti e circostanze. Risulta quindi necessario avvalersi di altri strumenti per la tutela dei propri beni, dai più semplici a quelli più complessi; uno di questi è il fondo patrimoniale.

Introdotto dalla legge 15/75 in sostituzione del patrimonio famigliare, esso consta in un insieme di beni che il titolare decide di destinare al soddisfacimento dei bisogni della propria famiglia. Con questa operazione, di fatto, viene costituito su questi beni un vincolo di destinazione allo stesso tempo causa e funzione di questo negozioTale strumento giuridico si fonda sulla base del contratto di matrimonio ed è volto alla tutela di determinati beni destinati ai bisogni della famiglia.

La condizione “sine qua non” per la creazione del sopracitato fondo, ovviamente, è l’esistenza di una famiglia legittima.

Oggetto del fondo patrimoniale sono generalmente i beni immobili, ma possono farne parte anche i beni mobili registrati e i titoli di credito nominativiViene costituito mediante atto pubblico alla presenza di due testimoni, pena la nullità, prima o dopo il matrimonio e possono essere entrambi i coniugi a costituirlo ovvero uno solo di essi o un soggetto terzo; coloro i quali costituiscono suddetto fondo hanno il dovere di destinare i fondi da esso provenienti, e soprattutto gli utili da esso derivanti, al sostentamento dei bisogni della famiglia.

Il fondo viene amministrato dai coniugi in base agli stessi principi della comunione legale; tale amministrazione viene distinta in amministrazione ordinaria e straordinaria.

L’ordinaria può essere prestata dai coniugi in maniera disgiunta, mentre l’amministrazione straordinaria (esempio la vendita di un immobile) necessita della firma o della volontà di entrambi i coniugi e nel caso di figli minori (parte maggiormente tutelata dal fondo patrimoniale) è necessario l’avvallo del giudice tutelare. In caso di impossibilità di uno dei coniugi (lontananza o impedimento), l’altro può ricorrere all’autorizzazione del giudice per amministrare il fondo.

Il fondo può essere modificato sia per quel che riguarda la sua disciplina che relativamente alla sua composizione; tuttavia le modifiche da apportare alla disciplina sono vincolate al consenso e accettazione di tutte le persone ed i relativi eredi che sono state coinvolte come parti nell’atto costitutivo iniziale.

Per quel che riguarda invece le variazioni circa la composizione, queste possono essere sia in accrescimento che in diminuzione e a loro volta sono soggette alla disciplina relativa all’amministrazione del fondo.

In particolare per quel che riguarda l’incremento, il fondo patrimoniale deve  non necessariamente  essere uno solo: la normativa non vieta la costituzione di più fondi con discipline diverse volte a meglio soddisfare le esigenze della famiglia.

Questo negozio, infine, si estingue a causa di annullamento, scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio).

Tuttavia, nel caso di presenza di figli minori, la durata è per forza di cose prorogata fino al momento in cui tutti raggiungono la maggiore età.

I beni oggetto del fondo (così come i loro frutti) non possono essere oggetto di esecuzione forzata da parte dei creditori che erano a conoscenza che i debiti con essi contratti esulavano dal soddisfacimento dei bisogni familiari (ad esempio debiti contratti dalla società di uno dei coniugi e relativi all’attività imprenditoriale).

Come sopra accennato il fondo è caratterizzato dalla destinazione dei beni al soddisfacimento dei bisogni famigliari, rendendo di fatto impossibile sottoporre suddetti beni a esecuzione forzata; tuttavia questa limitazione porta con sè un elemento oggettivo, ossia il fatto che il debito sia stato contratto per il soddisfacimento dei bisogni familiari appunto. Istituire il fondo per altri scopi è un grave errore anche se, per onor di cronaca, si rileva come questo negozio sia stato spesso e volentieri utilizzato con la finalità di sottrarre beni a una qualsiasi esecuzione forzata. Questo uso distorto ha portato la giurisprudenza a esprimersi allargando la visione interpretativa; la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3600 dello scorso 24 febbraio 2016, ha affermato l’aggredibilità dei beni vincolati nel fondo patrimoniale, per debiti tributari non conosciuti dal creditore come contratti per scopi estranei agli interessi familiari. La Suprema Corte, chiarendo la portata dell’art. 170 del codice civile, ha infatti ritenuto che la norma non precluda in modo assoluto l’esecuzione, ma la escluda nel solo caso in cui il debito sia insorto per scopi estranei ai bisogni della famiglia e sia conosciuto dal creditore come tale.

In estrema sintesi, laddove il fondo fosse stato costituito fraudolentemente allo scopo di sottrarre beni alla garanzia dei creditori, sarà possibile esperire l’azione revocatoria.

Luca Brambilla

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