Alessandra, emblema dell’eroina moderna

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Quando ho cominciato ad interessarmi di storia russa, il primo personaggio a colpire la mia attenzione è stato senza ombra di dubbio il giovane zarevic Aleksej, un ragazzino sveglio, intelligente, maturo e sagace.

Con il tempo, crescendo e maturando una diversa conoscenza e consapevolezza del periodo in questione, la figura che ha catturato non solo il mio cuore ma, senza ombra di dubbio, tutta la mia stima e la mia solidarietà, è quella della zarina Alessandra, per gli intimi Alicky.

Alessandra da giovane

La prima cosa che balza all’occhio, parlando di Alessandra, è innegabilmente la sua raffinata bellezza. Lei e la sorella Elisabetta sono considerate da gran parte degli storici come le donne più affascinanti del loro tempo.

“Alta un metro e settanta, magra, capelli biondi con riflessi rossi, profondi occhi blu e il portamento fiero e schivo di una vera nobildonna”

è così che ce la descrivono le cronache dell’epoca. Donna colta, intelligente, perspicace, eccellente musicista, amante di storia, politica e per nulla avvezza al lusso: dopo aver tracciato un simile quadro non c’è da stupirsi se, già nel 1892, troviamo tra le varie annotazioni presenti sui diari del futuro Nicola II la sua ormai celebre dichiarazione:

“Il mio sogno è di sposare un giorno Alice A. L’amo da molto ma più profondamente e intensamente dal 1889 quando trascorse a Pietroburgo un periodo di sei settimane. Da tempo mi costringo a non pensare che il mio sogno più caro possa diventare realtà”.

Una delle caratteristiche a mio parere più affascinanti di Alessandra è il suo rigore e la sua fedeltà ai propri ideali. È una donna abituata da sempre a mettersi al servizio del prossimo, rimasta orfana di madre a soli sei anni. Cresciuta sotto le amorevoli ma rigidissime cure della nonna materna, la celebre Vittoria, Alicky, sebbene innamorata di Nicola dalla tenera età di dodici anni, quando per la prima volta lo incontrò al matrimonio tra la sorella di lei, Elisabetta e lo zio di lui, Sergej, rifiuterà in un primo momento l’accorata proposta di matrimonio dello zarevic, pur di non rinunciare alla sua fede protestante in favore di quella ortodossa.

Elisabetta e Sergej

Quella di Nicola ad Alessandra fu una corte serrata e spietata. In favore del giovane rampollo Romanov si schierarono le forze di mezza Europa tra cui anche il Kaiser, che vedeva nel matrimonio dei cugini l’occasione per salvarsi da un’imminente guerra. Nicola fece recapitare alla sua Alessandra centinaia, migliaia dei suoi fiori preferiti (le rose bianche di cui adorava il profumo), la portò a ogni spettacolo teatrale o di pianoforte che capitasse loro sottomano, la coprì di gioielli pregiati disegnati appositamente per lei (che prontamente furono rispediti al mittente). Nicola amava Alessandra di quell’amore che non solo non è umanamente spiegabile a parole ma che forse, addirittura, molti di noi non conosceranno mai. Nicola e Alessandra erano anime gemelle, due metà della stessa mela, l’uno il riflesso dell’altra. Quando erano insieme lui appariva sicuro di sé, spedito nelle decisioni e incline a scoprire le bellezze del mondo. Lei, dal suo canto, riservava alla compagnia dell’amato quei sorrisi di cui, dalla morte della madre, era tanto avida.

Quando Alessandra accettò la proposta di matrimonio di Nicola, non fu per ragioni politiche o per paura di restare sola: non dimentichiamoci che all’epoca del fidanzamento Alessandra aveva già ventidue anni (per l’epoca era una sorta di zitella), ma a lei questo non importava e, anzi, ci scherzava spesso su sostenendo fermamente, contro il parere di tutto e tutti, che se mai si fosse sposata sarebbe stato solo ed esclusivamente per amore.

L’ingresso di Alessandra in Russia fu senza ombra di dubbio segnato dal lutto per la morte del suocero, lo zar Alessandro III, decesso che nessuno si aspettava e che gettò la corte imperiale in uno stato di profonda crisi. Le prime parole che il popolo russo dedicò ad Alessandra furono “Ci arriva dietro una bara ”e questo alone quasi di iettatura pirandelliana la accompagnerà fin dopo la morte.

Per i Russi, specialmente durante il periodo della guerra con la Germania, Alessandra, al contrario della suocera, l’amatissima imperatrice madre Minnie, era una Nemka, una cagna, una puttana e tanto era l’odio che i russi nutrivano nei suoi confronti, che nessuno si faceva problemi a esprimere a gran voce il proprio parere su di lei.

Lo zar Alessandro III

Episodio a mio dire chiave per comprendere quello che era l’atteggiamento di sfavore anche della nobiltà nei confronti della zarina, è quello che capitò durante un ballo. Alessandra, donna di liberi pensieri (non si fece mai problemi a parlare di sesso: ne sono conferma i suoi diari, le annotazioni sulle carte del marito e i ricordi delle persone più intime) ma molto pudica nel vestire mandò a chiedere a una dama di coprire la scollatura sul seno, a suo dire eccessiva. La signora in questione, per tutta risposta, le si presentò davanti e abbassò ulteriormente il vestito fin quasi a mostrare i capezzoli.

Tanto contrastato il rapporto con il mondo esterno, tanto intimo e profondo fu quello con i familiari. Se per Nicola provava un amore incommensurabile, tale da spingerla ad annotare tra le pagine del suo diario che era sicura che alla fine della vita terrena si sarebbero trovati in quella celeste per condividere l’eternità, quello per i figli non fu certamente da meno.

Da appassionata e “finta esperta” della famiglia Romanov quale sono, mi sento in dovere di porre una distinzione tra quello che era il rapporto tra Alessandra e OTMA (acronimo delle sue quattro figlie femmine), e quello che fu il rapporto con l’erede al trono Aleksej.

Alessandra e le sue figlie: in alto da sx a dx Tatiana, Maria e Olga, in basso a dx Anastasia

Sebbene legatissima a tutte e quattro le granduchesse, tanto da regalar loro un bracciale da tenere sempre indosso per testimoniare quell’amore indissolubile che la legava a loro, Alessandra ebbe senza dubbio un rapporto particolare con le prime due figlie, quelle che comunemente vengono denominate come “the big pair”.

Olga, la primogenita, era una ragazza dall’intelletto vivace e dal carattere forte e risoluto nonché una discreta maneggiatrice di armi da fuoco. Molti storici concordano che, in assenza della legge Paulina che prometteva il trono ai soli discendenti di sesso maschile, lei sarebbe stata un’ottima zarina. Proprio per via del suo indubbio spessore e della sua ineguagliabile intelligenza, Olga dette molto da fare alla madre e spesso finirono con lo scontrarsi.

Olga e Tatiana

Tatiana, la secondogenita, al contrario era quella maggiormente legata alla madre: sin da piccola aveva mostrato per lei un’infinita e attenta dedizione che la caratterizzarono per il corso di tutta la sua vita. Tatiana e Alessandra avevano molte cose in comune, tra cui l’innegabile bellezza, la temperanza, la profonda fede in Dio e la capacità di dedicarsi al prossimo come se fosse un prolungamento del loro stesso corpo.

Discorso a parte, come dicevo, va fatto per il rapporto che tra Alessandra e il figlio. Come ci fa giustamente notare il celebre Massie, l’emofilia è vecchia quanto l’uomo, ci è stata tramandata nei secoli, nella nebbia delle leggende, nei veli cupi e paurosi di una maledizione ereditaria. Nell’Egitto dei faraoni se il primo nato moriva per una lieve ferita, alla madre era vietata ogni altra gravidanza. Il Talmud proibiva la circoncisione in famiglie nelle quali due bambini fossero morti per emorragia. L’emofilia è stata chiamata “la malattia dei re” perché negli ultimi cento anni  ha fatto la sua comparsa nelle case regnanti inglese, russa e spagnola.

In termini medici l’emofilia è un’insufficienza ereditaria della coagulazione del sangue, trasmessa per via femminile secondo la legge mendeliana dei caratteri di recessione legati al sesso. Così, mentre la donna è portatrice di geni difettosi, quasi mai è colpita dal male che, con rare eccezioni, colpisce soltanto i maschi, senza però necessariamente colpire tutti i maschi di una stessa famiglia. Sia geneticamente quanto clinicamente, l’emofilia è una malattia capricciosa: i membri di una famiglia in cui l’emofilia abbia fatto la sua comparsa non sanno mai, alla nascita di un nuovo bambino, se questo avrà o meno l’emofilia. Se si tratta di una femmina non si può sapere con certezza se è portatrice almeno fino a quando non avrà essa stessa dei figli (oggi in realtà si può, ma fino agli anni ’60 del secolo scorso era un vero e proprio terno al lotto). Il segreto è racchiuso nella struttura dei cromosomi.

Aleksej e Alessandra

La conoscenza della genetica e delle sue sottili regole di funzionamento non era giunta alle corti europee all’inizio del secolo scorso, motivo per cui la nascita di un erede malato, sebbene fosse un’ipotesi di probabile realizzazione, colse Nicola e Alessandra impreparati. Le condizioni dello zarevic per lungo tempo non furono rese note e rimasero segrete. Il ragionamento alla base di questa scelta era semplice: Aleksej era l’erede al trono della più vasta e assoluta autocrazia al mondo. Cosa ne sarebbe stato del destino del ragazzo, della dinastia e della nazione se il popolo russo avesse saputo che il suo futuro zar era un invalido ed era sempre in pericolo di morte? Non potendo rispondere a questa domanda o per timore della risposta, Nicola e Alessandra coprirono la cosa con il silenzio.

Fu proprio questo segreto a fomentare la sfiducia, il rancore e le maldicenze del popolo russo nei confronti di Alessandra. I Russi non capirono mai di che natura fosse il potere di Rasputin sull’imperatrice e, all’oscuro del suo dramma, essi attribuivano, a torto, il suo distacco a una antipatia per la Russia e il suo popolo.

Anni di preoccupazioni segnarono il volto di Alessandra con un’espressione di costante melanconia: appariva spesso preoccupata e di malumore e poiché stava ore a pregare o al capezzale del figlio, le sue apparizioni pubbliche, si diradarono sempre più.

La popolarità di Alessandra in quanto consorte imperiale diminuì sempre più e durante la guerra, con risveglio di sentimenti nazionalistici, tutto ciò che i Russi lamentavano sul conto dell’imperatrice, dalla sua origine tedesca alla sua freddezza, dalla sua timidezza che appariva come superbia alla devozione a Rasputin, confluirono in un unico e travolgente torrente d’odio.

La caduta della Russia imperiale fu un dramma titanico nel quale ebbero la loro parte migliaia di uomini, ciascuno portatore del proprio destino individuale. Ma anche se si vuole tenere conto di forze storiche che trascendono gli individui e dell’apporto dato da ministri, contadini e rivoluzionari, la cosa essenziale è capire il carattere e i motivi dei personaggi principali.

Celebre vignetta che ritrae Rasputin mentre manovra Alessandra e Nicola come fossero suoi burattini,. Da notare la mano dalla dubbia posizione sulla zarina

Dalla nascita di Aleksej, cardine della vita di Alessandra, fu la lotta all’emofilia del figlio una lotta che aveva come posta principale la stessa vita del suo amato bambino. Se a essere donna, moglie e imperatrice, probabilmente si impara con il tempo, nessuna tra noi è mai sufficientemente preparata al mestiere di madre, in special modo di un bambino gravemente malato.

Quello che in definitiva  mi affascina e mi lega alla figura di Alessandra non è la lunga lista delle sue qualità e dei suoi pregi, ma il suo essere una  fragile, imperfetta, insicura ma coraggiosa combattente.

Alessandra è, nelle sue infinte sfaccettature, lo specchio della donna moderna, quella che vive e combatte su più fronti, che non ha mai un attimo di riposo, quella che è ancora e porto sicuro per tutti. Alessandra è bella da giovane, con il volto diafano incorniciato dai morbidi boccoli biondi, ma è ancor più bella e vera con i chili in più delle gravidanze, con il sorriso spento dalle notti insonni, con le rughe dettate dalla preoccupazione e dalla paura di perdere una delle persone a lei più care.

Alessandra è l’equilibro tra pudicizia e la spudoratezza, è due facce della stessa medaglia, è leone e agnello, vittima e carnefice.

Alessandra è donna, è umana ed è della sua perfetta imperfezione che io mi sono innamorata.

Soraya Galfano

4 Commenti

  1. Yulia

    Grazie tantissime per questo articolo! Per noi russi e molto importante sentire che la nostra storia non è indifferente. Anch’io imparando la storia russa era stupita e ammirata da questa donna incredibile. così fedele alla sua famiglia e alla nuova patria negli tempi terribili. è stato rilasciato un film meraviglioso «Matilda» dove si apre ancora una tragedia nella vita di Alessandra. Mi raccomando. La ringrazio ancora.

    1. Soraya Galfano

      Ciao Yulia, per prima cosa mi permetto di ringraziarti per aver letto il mio articolo e per aver trovato il tempo e la voglia di lasciare questo commento facendomi sapere cosa te ne è sembrato. Sebbene io sia di origini italiane, ho sempre amato tantissimo la Russia e la sua storia che studio sin da quando ho sei anni. Alessandra è a mio parere una donna meravigliosa,ricca di sentimenti e di forza, il suo unico problema è stato quello di essere a lungo osteggiata dalla famiglia del marito e di essere invisa allo stesso suo popolo di adozione cosa che purtroppo per lungo tempo ha segnato anche i giudizi di storici successivi. Il film Matilda l’ho visto e recensito, sempre per questo giornale, qualche settimana fa, poco dopo la sua uscita nelle sale cinematografiche, personalmente non mi è piaciuto affatto poichè l’ho trovato eccessivamente romanzato e poco fedele alla realtà dei fatti. Se mai mi dovessi fermare a riflettere sulle capacità di governo di Nicola, sono sicura che questo non potrebbe mai accadere relativamente al suo essere padre e marito. Tu hai visto il film? Hai un’idea diversa?
      Grazie ancora per aver commentato.
      Soraya

    1. Soraya Galfano

      Thank you for your comment, you were really kind to tell me the correct translation of “nemka”, unfortunately on many texts it was associated with an insult, I do not know why. In any case, I thank you very much for appreciating my article, Alexandra is absolutely my favorite historical character, in her I see a lot of myself and perhaps this makes me love every day more.
      Soraya

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