Management del Dolore Post-Operatorio

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Per chi li conoscesse già, sa che l’energia con cui si manifestano sul palco è travolgente; ciò che colpisce di più è sicuramente la forza con la quale esprimono i loro pensieri, liberi da qualsiasi filtro convenzionale. Si potrebbe dire che sono per l’“esagerare, esagerare sempre” (cit.) e ce lo hanno dimostrato nelle esibizioni a festival musicali italiani (e non) e in ogni tappa dei loro tour. Ed è proprio a una delle date conclusive del tour di Incubo Stupendo (quarto album uscito nel 2017), svoltasi il primo dicembre al circolo Magnolia, che mi sono decisa a contattare i ragazzi del Management del Dolore Post-Operatorio e a rivolgere loro qualche domanda che già da un po’ avevo in mente.

I MadeDopo al Magnolia

A partire dal nome stesso che avete scelto per il gruppo (il gruppo è nato nel 2006 a Lanciano, tra i corridoi dell’ospedale locale dove i membri della band erano ricoverati dopo un incidente automobilistico, ndr), all’ossimoro utilizzato per l’ultimo disco “incubo stupendo”, come siete arrivati alla scelta di questi nomi? Quale storia c’è dietro i MadeDopo?
C’è una storia di urgenza, di fuoco dentro, di dubbi, di vittorie, di grandi errori, di scelte sbagliate dettate da troppa razionalità e scelte azzeccate dettate da estrema follia. Una storia di contraddizioni e di libertà, di gioia e tristezza, divertimento e noia. Come tutte le storie, come in generale la vita.

Mi ha sempre colpita il fatto che nei vostri testi vengano menzionate tantissime tematiche di attualità (disoccupazione, suicidio, corruzione, abusi, … ). Siete coraggiosi: il rischio è che si venga considerati “sovversivi”, poco in linea con le esigenze del panorama musicale attuale. Questa è la ragione della scelta dell’autoproduzione? Perché veicolare tematiche così serie tramite la musica?
La musica fortunatamente non è solo compravendita, solo successo, solo classifiche, solo sold out e selfie con il pubblico pagante. È anche questo, nessun problema, è un gioco al quale giocano tutti, ma se in mezzo a tante carezze si riesce all’improvviso a servire anche un bello schiaffo alle orecchie del pubblico, noi siamo ben disposti. È una parte importante del nostro vivere la musica.

Una tema ricorrente nei vostri testi è quella della libertà. Cosa significa per voi essere liberi?
Significa impegnarsi affinché tutti provino a mettere in discussione ogni modo di pensare precostituito.

 “Adesso prendo questo verbo malato/ E lo diffondo a tutto l’elettorato/ C’è un metodo poco invasivo/ Mi siedo sulla poltrona del talkshow televisivo/ E in un attimo ti spiego il mio programma, allora”, strofa di Pornobisogno, canzone che vi era costata anche l’interruzione di un Live in Rai (concerto del primo maggio 2013, NdR). Strofa profetica? Politici che non cambiano mai? Qual è la vostra idea riguardante il panorama politico attuale?
Profetica sì, e non è l’unica del nostro repertorio. La canzone è fortemente ispirata dal bunga bunga e dal Berlusconismo, che tutti davano per finito, e invece con un trapianto di capelli e una tinta nero pece eccolo di nuovo.
Che esempio prodigioso di made in Italy.

Siamo alla fine del 2017. So che tornerete a Lanciano il 31/12 per concludere questo anno a casa, il posto da cui siete partiti. Bilancio del 2017? E cosa ci possiamo aspettare dal futuro?
Il 2017 è stato un anno fantastico. Per il futuro, vogliamo solamente scrivere canzoni. Il resto è solo di contorno. Scrivere canzoni ci fa stare bene, e anche male. È bellissimo.

Valeria Cascio

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