Corea del Nord: psicosi immotivata

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Ogni mese si assiste a qualche maldestra prova di forza del regime di Pyongyang e subito parte l’isteria collettiva che dà pane ai soliti paladini della Terra, vividi alter ego dei loro stessi supereroi a fumetti. E con essi pane a tutto il comparto mediatico, che di questi fenomeni e delle loro analisi su analisi su analisi tirano a campare alimentando psicosi collettive. Ma quel cane pazzo di Kim Jong-un ha davvero la tecnologia per minacciare l’occidente? E poi, è davvero pazzo?

In una nazione schiacciata da continue sanzioni sempre più opprimenti a ogni giro di vite, abbandonata al suo destino in questi ultimi 26 anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, sempre più distante perfino dagli ex comunisti cinesi, ciò che sopravvive è solo il regime. Vuoto: il paese è semplicemente al collasso, in ogni suo apparato e settore. Del bellicismo che da sempre è stato una bandiera, non è rimasto che la macchina propagandistica. Numeri su numeri sulla carta, che apparentemente descrivono una potenza militare, ma che in realtà nascondono più di un retroscena. Milioni di soldati; centinaia di migliaia di fucili, mitragliatori, mortai; migliaia di corazzati; centinaia di missili: tutto vetusto, anacronistico, difettato. Poi di tanto in tanto un test balistico mal congegnato e il mondo inizia a tremare. Non si capisce proprio perché.

Quanti sanno che in Corea del Nord anche solo l’approvvigionamento delle più banali derrate è sempre più arduo di anno in anno e a malapena si coprono i bisogni di sussistenza dell’intera popolazione? Quanti sanno che le politiche scellerate dello Juche hanno depauperato i suoli, rendendoli via via sempre più improduttivi, inquinati e desertici? Quanti sanno che nel regno dell’assolutismo comunista c’è così penuria di fertilizzanti che ormai si ricorre alla merda umana? Quanti sanno che non ci sono più grossi alberi nelle distese agrarie da quando, per sopravvivere ai rigidi inverni, si sono resi costretti a tagliare anche i più insignificanti fuscelli? Quanti sanno che la grande maggioranza dell’esercito è perennemente impiegata in agricoltura, nello strenuo tentativo di cavare qualcosa che non li faccia crepare di fame? E lasciatemi dire, quanti sanno che siamo spaventati da una nazione con il 40% di abitanti in stato di malnutrizione, dove anche i vermi intestinali sono considerati endemici? 

Come può, una nazione del genere, spaventare qualcuno? La Corea del Nord è ridicola.

North Korean soldiers plow the land with an ox from the North Korean side of the Yalu River, as a Chinese boat sails by with tourists, near Sinuiju in North Korea and Dandong in China’s Liaoning Province, April 13, 2017. REUTERS/Aly Song

Non è neppure vero che il regime affami la popolazione per continuare le sue folli ricerche tecnologiche; vi stupirò: la sperimentazione nucleare e missilistica, per quanto inutile e mal funzionante, è la loro unica ragione di sopravvivenza.

Kim non è pazzo. Senza questo maldestro deterrente nulla legittimerebbe lo status dittatoriale, che semplicemente cesserebbe di esistere. E il prezzo della ricerca è insignificante: non pesa, e lo dimostrano i risultati scadenti.

Nondimeno, grazie a sempre più bislacchi ritrovati bellici, sono storicamente in grado di accaparrarsi aiuti economici, con l’unico screzio di stare buoni giusto per un po’. Il gioco è molto semplice: i nordcoreani spaventano con armi di carta pesta durante le parate e con missili che esplodono dopo 500 metri di volo, le varie superpotenze provvedono a foraggiarli per stare fermi, i nordcoreani riprendono, gli occidentali fingono di incazzarsi e li sanzionano, i nordcoreani intensificano gli atti intimidatori e tutto nuovamente ricomincia. Poi di tanto in tanto Pyongyang ruba qualche locomotiva dai convogli di derrate, giusto per ricordare a tutti che sono uno stato canaglia, ma si va avanti come se nulla fosse.

Assistiamo a questo illogico carosello giorno dopo giorno e, di conseguenza, al continuo susseguirsi di moniti perentori da parte dell’eterno nemico americano. Ma la logica esiste, eccome! Senza il terrore di Kim, il governo statunitense si priverebbe di una considerevole iniezione di consensi lampo, che sempre fan comodo quando il gradimento cala. Nulla unisce più del buon vecchio giustizialismo patriottico, davvero un evergreen negli States. E non c’è presidente che se ne sia sottratto, compreso il più recente, Ciuffo di Mais, che praticamente è la sagra degli stereotipi sugli Yankee – guardiani della galassia.

Il mio amico Ciuffo di Mais sulla destra ed una spiga di granturco sulla sinistra

Parliamoci chiaro, la Corea del Nord è inoffensiva. In questo finale di 2017 siamo tutti ancora una volta intimoriti dalla nuova diavoleria che ci propinano, lo Hwasong-15, declamato come la più grande innovazione missilistica della storia nordcoreana, ma chiudiamo gli occhi davanti all’evidenza che non potrà mai danneggiarci. Pomposamente lo definiamo “il primo missile intercontinentale di Pyongyang”: è una gigantesca balla.

Fermo restando che una rondine non fa primavera, siamo di fronte all’ennesima ciofeca che non ha nemmeno superato i test in modo definitivo. D’altra parte, dobbiamo ricordare che la Corea del Nord è circondata da paesi zeppi di missili intercettori, nati per mangiarsi in un sol boccone degli abbozzi come questo, maledettamente simile ai razzi americani degli anni ’70. E come se non bastasse, pur ammettendo i passi avanti che ci hanno sbigottito, va tenuto presente il grosso limite di questo risultato: la riduzione all’osso dell’ogiva di carico, che tradotto vuol dire trasportare ordigni ridicoli. Ovvio, una bomba è sempre una bomba, però questo non significa farsela sotto ad ogni nuovo missile, visto che il mondo ne è pieno e ci sono ben altre nazioni che possono davvero brutalmente offendere.

Kim Jong-un non può farlo neppure volendolo, lo dicevo prima: tutti i principali “rivali” dispongono di scudi missilistici. Il THAAD montato su piattaforme mobili a terra, l’ABMD su navi che possono raggiungere ogni angolo del globo, i gruppi di tiro nelle basi NATO. Tutto è protetto, coperto. E Cina e Russia lo stesso, con sistemi meno raffinati ma altrettanto efficaci.

La Corea del Nord non è che il lucido riflesso dell’ipocrisia mondiale. Chiunque mastichi di geopolitica l’ha già afferrato, eppure i nordcoreani sono sempre e comunque al centro della scena giornalistica. Di pari passo, per lo stesso desiderio mediatico, calamitano l’attenzione di tutte le nazioni, che in coda agli Stati Uniti si esprimono in loro favore/condanna e si uniscono/dividono per contenerli.

Intanto Russia e Cina si muovono. Sviluppano in sordina nuove e devastanti tecnologie e alla TV neanche se ne parla. Gli americani tornano ad investire nell’atomica e nessuno lo sa. E pakistani, indiani, francesi, sono solo altri tre.

Viviamo in un mondo in cui esistono ancora centinaia di SS-18 sovietici, che con un solo vettore dispensano una decina di potentissimi MIRV, come un grappolo che annichilirebbe interi paesi. Sempre dai russi, Iskander, SS-25 e SS-27, sono dichiaratamente in grado di eludere qualsiasi barriera missilistica e si nascondono dai satelliti, montando su veicoli a 4, 6, 8 assi sempre in movimento, o su sottomarini classe Borei di nuovissima generazione. Poi tutti gli altri paesi, a cascata, con le loro devastanti controrisposte. Ma la Repubblica Popolare Democratica di Corea deve spaventare, anche se malferma, anche se pietosa.

Che senso ha?

Dare pane a media e superpotenze quando il piatto langue.

Riccardo Crotti

 

Fonti: 

https://web.archive.org/web/20070929191454/http://www.cankor.ca/issues/220.htm

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