Born in the United States of Europe

Dal Manzanarre al Reno, dall’Abruzzo a Berlino.

Federica Woelk, trentina di cittadinanza italo-tedesca, nemmeno 24 anni, laureata in Scienze Politiche a Innsbruck e tesoriera del circolo del Partito Democratico di Berlino, ha lanciato una campagna, con tanto di petizione on-line (sul solito Change.org), assieme ad Andrea Catena, dirigente democratico abruzzese. Il tutto è partito dopo il 7 Dicembre, data indubbiamente storica per la Germania, ma, si spera, anche per l’Unione Europea. In quella data, infatti, Martin Schulz, intervenendo al congresso del SPD, ha posto gli Stati Uniti d’Europa come obiettivo da realizzare entro il 2025, rendendo l’argomento centrale anche nelle trattative per l’ennesima Grosse Koalition.

Federica ed il suo entusiasmo erano presenti.

Lei e Andrea sostengono la necessità di organizzare una conferenza internazionale in Italia, aperta a tutte le forze progressiste ed europeiste, con lo scopo di porre le basi per gli Stati Uniti d’Europa. Lo fanno rivolgendosi direttamente al loro segretario, Matteo Renzi, sollecitando lui – e quindi il Partito Democratico – a unirsi ad altre forze politiche a tale scopo.

Ho aderito sommessamente a questa iniziativa e anche e soprattutto per questo motivo ho deciso di intervistarla in merito (ma non esclusivamente).

Per quale motivo tu ed Andrea Catena avete lanciato una petizione?

Andrea Catena, dirigente regionale del PD Abruzzo, e io, tesoriera del circolo PD di Berlino e studentessa, abbiamo deciso di far partire questa petizione per molti motivi, in primis il desiderio di avere al centro della campagna elettorale per il 2018 l’Unione Europea e in particolare l’Unione Europea federale. Pensiamo difatti che sia l’unico modo per riuscire a sconfiggere i populismi in Europa, oltre a costruire una struttura che permetta agli stati di vivere anche sulla base di solidarietà, che per ora manca.

Perché una Conferenza internazionale e perché proprio in Italia?

Abbiamo pensato ad una conferenza internazionale in Italia perché ci sembra un punto giusto da cui partire. Matteo Renzi a nostro avviso è l’unico politico momentaneamente in grado di poter portare avanti un cambiamento del genere, ed essendo ben considerato all’estero potrebbe, insieme a Macron e Schulz, rilanciare l’Unione Europea federale. In Italia proprio perché è il paese che momentaneamente si sente meno europeista tra i tre ed è quindi quello su cui bisogna lavorare maggiormente.

Hai avuto e hai esperienze in Francia e in Germania. Come vengono vissuti lì gli Stati Uniti d’Europa?

Ho vissuto due anni in Francia: il primo durante l’elezione di Hollande, il secondo l’anno scorso. Devo dire che però studiando Studi Europei mi sono sempre trovata fra persone pro-europeiste, salvo nel primo anno passato a Maubeuge, a 16 anni, nella profonda campagna del Nord Pas de Calais, dove la maggioranza votava e vota Le Pen. Generalmente, però, i francesi sono molto europeisti e pronti ad approfondire la collaborazione. Da Febbraio di quest’anno abito a Berlino, dove ho fatto un’esperienza diversa. Al di fuori del circolo PD di cui faccio parte, mi sono resa conto che la visione tedesca è diversa: molti cittadini hanno paura di più Europa, proprio perché credono di perdere i loro soldi e la loro stabilità. Sono però convinta che con Schulz anche i dubbi che rimangono possano svanire.

Ammiro molto il tuo entusiasmo, anzi, lo invidio. Dove si trova? Ne vorrei uno uguale, giusto qualche taglia più grande.

Il mio entusiasmo è nato nel 2015, grazie al progetto di Matteo Renzi. Cercavo qualcuno che credesse nel progetto europeo e l’ho trovato. Oggi sono fiera e orgogliosa di essere iscritta al Partito Democratico e di poter contribuire con le mie idee e la mia energia. Mi metto sempre a disposizione quando c’è bisogno.

Pensi che la nostra generazione possa essere in grado di portare avanti il progetto europeo?

Sono convinta che la nostra generazione possa portare avanti il progetto europeo, ma per questo bisogna investire tante energie e passare oltre i luoghi comuni. Vanno benissimo iniziative di partito, ma deve diventare un progetto che investa qualsiasi risorsa: per questo abbiamo pensato alla petizione, crediamo che possa essere un primo passo.

Vi invito, dunque, a firmare la loro petizione, anche nel caso in cui non siate iscritti al PD (il PIDDì11!!!1) o non l’abbiate mai votato [appartengo alla seconda categoria citata, ma non alla prima (sì, non ho scritto male)], nel caso in cui non abbiate intenzione di votarlo o non abbiate più intenzione di votarlo.

Che il PD rimanga nel mare europeista è necessario per tutti, ma è ormai giunto il momento che navighi sulla rotta che conduce agli Stati Uniti d’Europa (sperando che il nome non sia davvero questo, certo), perché non può essere soltanto quello che è sostanzialmente un comitato elettorale sullo stile canadese come +Europa ad avere l’Europa (più) unita come principale scopo della propria politica. L’Italia ha bisogno di un partito di massa convintamente europeista, che non significa essere pedissequamente a favore della Commissione, bensì essere a favore dell’unità europea e quindi dei cittadini europei, partecipando al dibattito politico, avendo torti e ragioni legittimi e tipici delle democrazie parlamentari.

‘Ché il mondo è sempre più grande e in compagnia si sta sempre meglio. Soprattutto noi che siamo born in the USE.

Michele Radaelli

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