La spada nella roccia: Re Artù nella storia

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Ci sono storie talmente famose che non avrebbero bisogno di spiegazioni, storie che ti sembra di conoscere da sempre anche se pensi di non aver mai letto o visto niente a riguardo. Semplicemente le conosci. Poi ci sono io che non so assolutamente nulla di Re Artù, un uomo le cui gesta hanno ispirato una serie di cicli cavallereschi importantissimi nel Medioevo. Fortunatamente la mia sconfinata ignoranza si è imbattuta nella saggezza di una persona che mi ha aiutata a raccontarvi la vita di un re le cui origini si perdono nella leggenda. Per proteggere l’anonimato di questo grande saggio (SPOILER: l’articolo comunque è firmato) e evitare che orde di fan accaniti si riuniscano sotto casa sua, desiderosi di ascoltare una nuova storia stile Papà Castoro, lo chiameremo in questo articolo Paolo-San, in onore della sua sfrenata passione per le giapponesate. In teoria uno studente di Lettere Classiche, appassionato di storia e di grandi cavalieri, dovrebbe guardare con una certa diffidenza la terra dei samurai e dei gattini kawaii ma lui è Paolo-San e quindi lo possiamo perdonare.
La vastità delle conoscenze di Paolo mi ha costretta a dividere l’articolo in due parti: in questa prima parte parleremo delle origini storiche, o presunte tali, di re Artù, nella prossima ci concentreremo invece sulle grandi storie e sui grandi cicli di epoca medievale.

Charles Ernest Butler, King Arthur, 1903, Olio su tela

D: Paolo-san parliamo prima di tutto della Storia con la s maiuscola. Cosa c’è di vero nella leggenda di Re Artù?

P-S: Beh, Daniela, a parte i documenti su cui è scritta, niente. Si sa, infatti, di Artù solo ciò che arriva dai documenti più antichi, i principali sono gli Annales Cambriae e l’Historia Brittonum di Nennio che ha ispirato a sua volta l’Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth. In questi scritti cominciano a comparire i primi elementi che saranno poi rielaborati dalla letteratura successiva. Si parla quindi di un sovrano dei britanni che avrebbe sconfitto in battaglia i sassoni grazie all’intervento divino, dovuto al suo voto: avrebbe infatti portato sulla schiena per tre giorni e tre notti la croce di Gesù Cristo. In seguito sarebbe caduto nella battaglia di Camlann combattendo contro tale Mordred. Il regno di Re Artù sarebbe sorto dopo l’abbandono della provincia britannica da parte delle legioni romane. Come è noto, la sua figura ispirerà numerose leggende e sarà al centro di tutta la tradizione cortese medievale.

D: E Lancillotto? E Merlino? Dove sono questi personaggi fondamentali?! Di cosa stiamo parlando?

P-S: Bene, Daniela, devi sapere che in questi documenti le figure di Lancillotto e Merlino non compaiono nel modo in cui le conosciamo: il personaggio di Merlino è appena abbozzato nella forma di un ragazzo veggente di nome Ambrosius nell’Historia Brittonum mentre Lancillotto comparirà soltanto nel romanzo di Chrétien de Troyes ne Lancelot ou le chevalier à la charrette (Lancillotto o il cavaliere della carretta).

Merlino detta le sue terribili profezie al povero scriba (Robert de Boron, Merlin en prose, XIII secolo)

D: Chrétien de Troyes, però, è già parte della tradizione leggendaria dei cicli cavallereschi. Parlami invece dei documenti: come sono strutturati e perché citano Artù?

P-S: L’Historia Brittonum è la più antica, risale al IX secolo, per mano del monaco gallese Nennio e tratta le vicende dell’abbandono delle legioni romane dall’Inghilterra e le successive invasioni dei sassoni. Il testo è stato la fonte principale per la composizione dell’Historia Regum Britanniae. Nell’opera non viene citata nessuna data ma compaiono dodici battaglie nelle quali avrebbe combattuto re Artù, chiamato però con l’appellativo dux bellorum (comandante militare) o miles (guerriero) e mai con quello di re. Interessante notare il fatto che venga citata una battaglia nella quale Artù avrebbe portato sulle spalle, o più probabilmente sullo scudo, un’immagine della Vergine Maria.

D: che sia una variazione della Croce?!

P-S: Possibile, ma la verità giace nella Storia. Solo lo Yin e lo Yang sono in equilib… *Frasi sagge che ometterò.*
Gli Annales Cambriae sono un testo composto intorno al 970 e scritto in latino, di autore ignoto. Gli Annales raccontano anno per anno gli eventi accaduti dal 447 al 954. Nonostante il nome, che rimanda alla storia del Galles, questa cronaca riporta eventi verificatisi anche in Cornovaglia, Irlanda e Inghilterra e con accenni agli eventi verificatisi oltre Manica. Artù viene citato in due momenti: intorno al 516 nella Battaglia del Monte Badon, evento cruciale che segna la sconfitta definitiva dei sassoni, e la morte per mano di Medraut. Per quanto riguarda Merlino, invece, comparirebbe intorno al 573 nella battaglia di Arfderydd (NdR: no, non è il nome di un vulcano islandese). In uno dei manoscritti che riportano gli Annales Cambriae l’unica informazione nota su Merlino sarebbe la sua improvvisa pazzia a seguito della battaglia!
L’Historia Regum Britanniae è la fonte che parla in maniera più diffusa della storia di Artù, nonostante il chiaro intento propagandistico dell’autore che mostra la sua predilezione per la parte bretone contro quella gallese e della parte britanna contro quella sassone. L’opera risale al 1136 circa e tratta dei re leggendari della Britannia dalla fondazione fino alla morte di Artù, passando per il pur famoso Re Lear, Giulio Cesare e Cimbelino (CFR Shakespeare). È bene citare l’introduzione di Goffredo di Monmouth alla sua opera:

“Non sono stato in grado di scoprire assolutamente niente sui re che vissero qui prima della nascita di Cristo e ovviamente neanche riguardo ad Artù e a tutti quelli che seguirono dopo la sua nascita. Tuttavia le imprese di questi uomini sono tali che meritano di essere ricordate in eterno.”

Questo ci testimonia la natura pseudo-storica dell’opera ed è bene notare che Goffredo sostenga di avere utilizzato come fonte per la sua opera un manoscritto in lingua inglese donatogli da Walter di Oxford. Per quanto riguarda re Artù, è inclusa l’intera storia che porta la dinastia dei Pendragon al comando e in essa ha per la prima volta ruolo fondamentale la figura di mago Merlino, ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo nel prossimo articolo. Goffredo cita altre battaglie nelle quali Artù avrebbe combattuto, tra cui una guerra contro l’imperatore romano Lucio Iberio (vorremmo mettervi una fonte che attesti l’esistenza di questo personaggio ma chiaramente non è mai esistito). Si racconta poi della seduzione di Ginevra da parte di Mordred. Per la prima volta, nel testo si fa menzione anche della mitica Avalon, mentre ancora non compare la pur famosa Excalibur.

La dedica dell’Historia regum britanniae (Bern, Burgerbibliothek 568, fol. 18r., XII secolo)

D: Caro Paolo-san, sono veramente ignorante sull’argomento ma mi sembra che alla narrazione “storica” manchino molti tasselli oggi famosi nella storia di Re Artù. Mi sembra doveroso parlare anche di questi visto che la maggioranza delle fonti da te citate non risalgono nemmeno al Medioevo e, per questo, potrebbero censurarmi l’articolo.

P-S: Daniela, la saggezza è dentro ognuno di noi e il saggio dice “quando l’ora è tarda è meglio ritirarsi”. Le storie si raccontano meglio sotto la luna piena, quindi per stasera ti saluto e ti aspetto al prossimo incontro per raccontare la storia che tutti conosciamo.

Al di là delle perle di saggezza del mio caro amico, cosa possiamo dedurre da questa breve introduzione alle fonti storiche di Artù? Forse proprio il fatto che di storico non hanno granché. È vero che la figura del re compare in queste documentazioni ma spesso, alla base di narrazioni di questo tipo, ci sono motivazioni propagandistiche: aggiungere elementi o personaggi grandiosi alla storia di una nazione aveva lo scopo di celebrarla al fine di renderla migliore di altre e nascondere queste leggende in testi dall’aspetto storico rendeva il tutto più credibile.
Quindi re Artù è esistito oppure no? Probabilmente sì ma sicuramente non nella veste mitica che conosciamo. Non può essere un caso che queste fonti e molte altre di minore importanza ci tramandino la figura di Artù, pur con alcune piccole varianti o ampliamenti. Ne dobbiamo dedurre che la figura di un grande condottiero o re fosse realmente esistita e che, da alcune sue gesta, i contemporanei avessero iniziato a tramandare una storia dai risvolti sempre più leggendari. Sarà poi con il Medioevo che questa leggenda assumerà l’aspetto che conosciamo oggi, grazie ai cicli cavallereschi che tanto hanno ispirato l’ideologia cortese di quei secoli.

Daniela Marchesetti e Paolo Zagheni

Un commento

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