“Franco”: l’educazione finanziaria per i Millenials

Il termine chatbot è sinonimo di futuro, di vera innovazione. Analizzando il nome, non è difficile intuire di cosa si tratti: un chatbot (chat + robot) è un software, un programma in grado di generare una vera e propria conversazione tra un essere umano e un robot.  Si tratta di una forma di intelligenza artificiale in grado di comprendere il linguaggio umano scritto e parlato (pensiamo in questo ultimo caso a Siri, assistente virtuale progettato da Apple) e di rispondere, in modo immediato e in qualunque momento, a domande e dubbi su un argomento specifico. 

Due settori fortemente all’avanguardia nell’utilizzo di questa forma di AI sono quello assicurativo e quello finanziario. Proprio nel settore della finanza Federico Giovanni Rega, giovane neolaureato in Economia, Finanza e Mercati presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e attualmente studente di Finanza avanzata & Risk management presso l’IPE business school a Napoli, ha deciso di concentrare le proprie energie. Franco, sviluppato da FINtutor (di cui Federico è il fondatore), è il primo chatbot presente in Italia rivolto all’educazione finanziaria e in grado di aiutare, in modo immediato tramite la chat di Facebook, tutti coloro che avessero dei dubbi su fondamentali concetti di finanza. Curiosi di provarlo? Visitate il profilo Facebook di FINtutor, aprite Facebook Messenger e “Franco” sarà a vostra disposizione!

Il logo di FINtutor

Ciao Federico. Il tuo progetto non è solo estremamente interessante, ma soprattutto di grande utilità. Come ti è venuta l’idea?

Grazie mille Beatrice. Circa un anno fa, per la mia tesi di laurea, ho iniziato a studiare il fenomeno fintech. Credo che la tecnologia al servizio della finanza possa davvero creare una finanza migliore, più semplice e accessibile. Stavo poi partecipando, insieme a due mie colleghe, al premio Marketing 2017: il caso riguardava proprio il rapporto banca-millennials e la progettazione di canali di accesso fisici e/o digitali dedicati ai Millennials, canali capaci di offrire un’experience di servizio tailor-made. Nei questionari girati a più di 60 giovani italiani, molti non avevano neppure un’idea precisa e corretta di cosa fosse una banca oggi; a ciò si aggiunga che moltissimi di loro trascorrono quasi tutta la giornata sulle app di instant messaging (Whatsapp, Facebook messenger e così via…). Ho fatto 1+1 ed è nato Franco (dal nome di Franco Modigliani, l’unico italiano ad aver vinto il Premio Nobel per l’economia), un chatbot per l’educazione finanziaria. L’economia, la finanza, i mercati contengono un vasto zibaldone di concetti e formule e Franco può essere un buon alleato di chi voglia avvicinarsi ai fenomeni finanziari o un utile supporto per chi debba ricordarsi cosa sia il ROE o un’obbligazione per qualche esame universitario o piccolo investimento.

Spiegami cos’è “Franco”. E anche eventuali sviluppi in programma.

Franco è innanzitutto user-friendly. Anziché cercare su Google, puoi rivolgerti a Franco come se stessi chiedendo qualcosa al tuo professore di finanza aziendale, ma in modo informale, chattando via Facebook Messenger. Il bot è pensato per i Millennials, studenti di Economia, Ingegneria gestionale, Giurisprudenza o giovani di altre facoltà che vogliano capire le basi della finanza. Basta aprire la chat e porre domande sulle azioni, le obbligazioni, le bolle speculative, i rischi, la diversificazione di portafoglio, e così via.

Franco è ancora in fase embrionale, – mi piace usare un’espressione – ha ancora 18 in finanza aziendale, ma sta studiando e il suo obiettivo è che a fine giornata tu ne sappia sempre più di lui.

Nel futuro ci saranno sicuramente delle partnership con altri operatori fintech e intermediari finanziari attenti all’educazione finanziaria e all’educazione digitale.

Perché investire nei chatbot?

L’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente in molti settori, rivoluzionandoli forse perennemente. Le aziende stanno lanciando i propri chatbot per comunicare con clienti e potenziali tali. Questa forma di intelligenza artificiale la ritroviamo, magari senza darci troppo peso, nella nostra vita quotidiana e i ben noti assistenti virtuali di iOS Apple, Google o Microsoft ne sono solo alcuni esempi.

L’assunto alla base del loro boom è molto semplice: siamo sempre più connessi e interconnessi dal nostro smartphone con persone e brand. Secondo Deloitte Digital il sorpasso è già avvenuto e la gente usa più i principali sistemi di messaggistica che i social network; parrebbe inoltre esserci sempre meno interesse per nuove app. La strada da intraprendere è quindi quella dell’integrazione di servizi nei vari Whatsapp, Telegram, Facebook Messenger e WeChat.
Basti pensare che proprio sul Messenger di Zuckerberg, dal lancio ad aprile 2016, sono stati già sviluppati più di 35 mila chatbot; mentre Oracle ha pubblicato uno studio che prevede che, tra meno di 4 anni, più dell’80% dei brand utilizzeranno i chatbot per comunicare con i loro utenti.  Unicredit ha addirittura lanciato il progetto buddybank, una banca accessibile solo da mobile che funziona esattamente come un chatbot.

Trovo tu abbia grande consapevolezza del fatto che, nonostante le carenze culturali dei giovani di oggi, ci sia un ampio margine di miglioramento. Dall’altro lato noto però una sorta di disillusione nei confronti dei servizi presenti in Italia e rivolti ai giovani. Ritieni che oggi non esistano sufficienti mezzi volti a veicolare cultura?

La cultura, la conoscenza, l’educazione sono asset che fanno crescere in primis le persone e poi le intere economie. C’è una miriade di paper e studi sulla relazione tra la knowledge economy e la crescita economica. L’educazione finanziaria dovrebbe essere parte integrante del sistema educativo, perché la finanza è parte integrante delle nostre vite (e lo sarà sempre).
I dati sulla cultura finanziaria in Italia non sono incoraggianti: secondo uno studio della CONSOB, sei italiani su 10 non capiscono il concetto di deprezzamento della moneta nel tempo, preferendo tenere i propri risparmi sotto il materasso. Tutti i dati, inclusi quelli che emergono dalle indagini più recenti, portano alla stessa conclusione: l’Italia si caratterizza per un livello di alfabetizzazione finanziaria molto basso, e anche più basso rispetto ai Paesi con economie simili

Una bella notizia è giunta recentemente dal MEF che ha lanciato il Comitato per l’educazione finanziaria, guidato dalla prof. Annamaria Lusardi, massima esperta del tema e Director del Global Financial Literacy Excellence Center.  Prendo in prestito alcune sue parole:

Per diffondere l’alfabetizzazione finanziaria si deve partire dalla scuola perché queste competenze devono rientrare tra quelle di base dell’individuo. Tutti prendiamo decisioni finanziarie e con l’aumento della durata della vita saremo chiamati a dare risposte concrete sul fronte previdenziale. Il che vuol dire dotarsi dell’abc della finanza come il saper leggere e scrivere nella scuola dell’obbligo.

Condivido in pieno le sue parole e so che ognuno, nel suo piccolo, può fare la sua parte. Franco vorrebbe fare la sua, è qui per parlarti di finanza.

Facebook: FINtutor

Sito web: fintutor.altervista.org

Email: effegierre@gmail.com

Beatrice Broglio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *