Russia: dalla nascita all’impero

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Parte I

La Russia è ritenuta uno dei centri europei più importanti per le civiltà preistoriche e a testimoniarlo sono le numerose opere d’arte rinvenute. Le civiltà paleolitiche sono documentate da una serie di oggetti litici, che vanno dalle statuette femminili aurignaciane, tipiche della macrocultura europea dell’epoca, alle asce in pietra con teste di animali. Innumerevoli, le immagini rupestri di scene di caccia, rinvenute in svariate grotte su tutto il territorio a est e ovest degli Urali. Durante il neolitico e fino all’età del bronzo, il Paese divenne un importante crocevia tra Europa e Oriente, i cui intensi scambi sono testimoniati dagli oggetti ritrovati. Verso il III secolo a.C. anche in Russia, in special modo nella regione ucraina, si sviluppò la civiltà megalitica celtica: a oggi sopravvivono numerosi monoliti funebri. I Celti iniziarono a invadere l’Europa orientale a partire dal IV secolo a.C., giungendo fino al Volga e sottomettendo il popolo di origine iranica degli Sciti, che lì si era stabilito in epoche remote. Analogamente, sugli stessi territori si insediarono i Sarmati, anch’essi di origine iranica.

Arcieri Sciti, Kerč’, IV secolo a.C.

Gli antenati degli odierni russi arrivarono dai Carpazi a partire dal VII secolo, divisi nelle tribù slave dei Poljani, Severjani, Volyujani, Drevljani e Kriviči. Stabiliti nella pianura sarmatica, vennero a contatto con i Finni a nord, con i Lituani ad Ovest, con la popolazione ariana dei Cazari tra i fiumi Dnepr e Volga e soprattutto con il popolo germanico dei Variaghi, di ceppo vichingo. Questo popolo, da almeno un secolo, aveva iniziato a percorrere i corsi d’acqua russi per raggiungere il Mar Nero e da esso instaurava commerci con l’Impero Romano d’Oriente – poi divenuto Impero Bizantino. Meglio noti come Rus’, avranno particolare importanza nello svolgimento della civiltà russa moderna e, nondimeno, ne conferiranno il nome stesso. Fu infatti grazie alla contaminazione variaga, che il neonato cenacolo di etnie slave si unì e modificò la sua economia da agraria e di sussistenza a dedita ai commerci, fino a diventare un unico popolo.

In breve tempo, i Rus’ si fecero stanziali nelle pianure russo-ucraine e trasformarono i piccoli centri fortificati preesistenti, sorti a difesa dalle aggressioni dei nomadi delle steppe, in veri e propri nuclei urbani: fra essi, di grande importanza furono le città di Kiev, Rostov e Novgorod. Di pari passo, i Rus’ assunsero l’effettivo comando e in politica estera si avvicinarono sempre più a Costantinopoli. Questa tendenza, favorita d’altronde dal corso dei fiumi che secolarmente avevano percorso, fece sì che Kiev acquistasse grande importanza strategica e commerciale e fosse scelta dai Rus’ come sede per la capitale. Agli albori del VIII secolo, nacque a tutti gli effetti il primo stato organizzato russo della storia: la Rus’ di Kiev.

I primi sovrani della nuova entità furono Rjurik (862-79), che darà nome all’intera dinastia, Oleg (879-912) probabilmente cognato di Rjurik, e Igor, figlio di Rjurik (912-45). Il bizantinismo, non solo in vista di vantaggi spirituali e culturali, ma anche territoriali e commerciali, fu particolarmente perseguito dai sovrani Svjatoslav, figlio di Igor (945-72) e da Vladimir I il Santo, figlio di Svjatoslav (980-1015), che, dopo il suo matrimonio con la sorella di Basilio II il Macedone, imperatore di Bisanzio, si convertì al cristianesimo, facendo battezzare l’intero popolo. Grazie all’unità religiosa che si instaurò con il più importante impero dell’epoca, i russi si differenziarono dai nemici storici ai confini orientali e meridionali, che avevano aderito alle religioni musulmana ed ebraica.

Russia medioevale: massima espansione territoriale

Con il costruirsi di una gerarchia ecclesiastica e con il diffondersi del monachesimo, la Rus’ di Kiev si consolidò verso solidi orientamenti interni e una civiltà superiore; ma analogamente, accogliendo il cristianesimo orientale, accettò l’apparato statale bizantino e i legami, tradizionalmente strettissimi, tra potere laico ed ecclesiastico. Nel momento in cui sorgeva la civiltà russa, la medesima si affermava come un nuovo custode della tradizione cristiana, con dinamiche simili a quel che successe con Roma. Unico impedimento al totale sviluppo furono i vincoli di successione legati alle leggi scandinave, sopravvissute nel tempo assieme alla dinastia variaga. Per effetto delle stesse, lo stato era di carattere federale, con potere fortemente decentrato nelle varie province e conseguenti lotte interne per la supremazia. Analogamente si sviluppò il vassallaggio come strumento di unione fra i principi delle regioni marginali e quelli delle città più importanti. L’unico legante era il vincolo di parentela fra tutti i governanti, che discendevano in modo diretto da Rjurik. Venne anche a crearsi un sistema di governo meritocratico, che vedeva l’ascesa dei principi più giovani e inesperti dalle città marginali a quelle più prestigiose, all’aumentare dell’esperienza e del peso politico. Kiev, in tutto ciò, riuscì per secoli a imporsi come capitale, grazie alle politiche lungimiranti dei suoi principi e grazie al potere simbolico della veče, l’assemblea degli uomini liberi, esclusiva della città.

Un cambiamento si ebbe per via dei tumulti causati dai nomadi mongolici, che fecero pressione sulle svariate popolazioni turciche dell’Asia Centrale, le quali scapparono a Occidente generando un effetto a catena su tutti i popoli a Est dei russi. Ciò provocò incursioni cicliche sui suoli della Russia, che spostarono progressivamente il centro di maggiore importanza Kiev a Novgorod e Suzdal’.

Novgorod, in particolare, acquistò notevole prestigio grazie alle eroiche imprese del suo condottiero Alexandr’ Nevskij (1220-63), eroe nazionale russo che, forte della vittoria sugli svedesi, stroncò sul nascere il tentativo di invasione su vasta scala della Russia. Successivamente, lo stesso Nevskij sconfisse i Cavalieri Teutonici, anch’essi interessati al controllo del paese, in una battaglia che ebbe una valenza culturale e politica che sconfinò ben oltre il valore strategico. I fanti russi accerchiarono e annientarono l’esercito di Cavalieri Teutonici montante a cavallo, numericamente superiore e affiancato dalla cavalleria danese e livone alleata. La vittoria determinò il rafforzamento della Russia a nord-ovest e si concluse, in Norvegia, con la firma del primo trattato di pace tra Danimarca e Rus’. Da quel momento in poi, l’avanzata orientale dell’ordine monastico tedesco si arrestò definitivamente e progressivamente si indebolì in tutti i territori controllati, permettendo indirettamente a Stati come la Polonia e la Lituania di risorgere. Nondimeno, Nevskij organizzò un nuovo esercito che invase la Finlandia e sbaragliò definitivamente gli svedesi, che invano stavano tentando un blocco del Mar Baltico.

Nevskij guida l’esercito russo nella vittoria contro i teutonici

Con il tramonto della centralità di Kiev, simbolicamente faro della civiltà russa ma ormai compromessa dai continui saccheggi dei predoni stranieri, si concluderà la prima era russa, che da forte stato militarizzato e mercantile diventerà un satellite di altri imperi, in una cauta lotta verso una nuova indipendenza e una nuova potenza internazionale.

Tutto questo e altro ancora nel prossimo capitolo lungo l’antica storia della Russia, dalla nascita all’impero.

Riccardo Crotti

4 Commenti

    1. Redazione

      Mi fa molto piacere che i miei articoli le siano piaciuti. Prossimamente nuovi episodi lungo la millenaria storia di questo Paese! 🙂 Se le va può iscriversi alla nostra newsletter cosicché possa rimanere sempre aggiornato sulle pubblicazioni (niente spam, segnaliamo solo gli articolo pubblicati).

      Grazie per il commento, Marcello!

      Riccardo

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