Russia: dalla nascita all’impero (parte II)

Parte II

All’inizio del XIII secolo, i Tatari ed i Mongoli guidati da Genghiz Khan si rovesciarono sull’Europa, lambendo interamente la Russia, che ben presto divenne uno stato dipendente. Alla morte del sovrano mongolo ci fu un’epoca di disordini e separazioni territoriali, che vennero risolti da Batu Khan, nipote di Genghiz Khan e fondatore del khanato dell’Orda d’Oro: una sorta di federazione tataro-mongola che controllava integralmente la Russia, sia in modo diretto che attraverso il vassallaggio.

Territori controllati dal khanato dell’Orda d’Oro

L’antica dinastia variaga fondata da Rjurik rimase a capo dei vari stati russi satelliti, che vennero tuttavia costretti a pagare regolari tributi al dominatore mongolo-tataro. Fra essi, si distinsero per l’accorta politica estera l’antico principato di Suzdal’ e il granducato di Moscova, nato nel XIII secolo. Entrambi ottennero la fiducia dei Tatari e dal XIV secolo iniziarono a raccogliere direttamente i tributi da destinare al Khan, che da lì venivano collettati fra tutti i principati dell’antica Rus’. Mosca, in particolare, facendo la cresta sui dazi e imponendone a sua volta ai mercanti costretti a passare per le sue centralissime strade, si arricchì notevolmente, divenendo la città più prospera della Russia. A testimoniare la crescente importanza, la totale autonomia ricevuta nella gestione della Chiesa ortodossa, un’eccezione fra tutti i principati, che consentì a Mosca di usufruire del peso politico del clero, nonché del suo appoggio.

Cominciando a vacillare il potere dell’Orda d’Oro, Dmitrij Donskoj, principe di Moscovia, azzardò un attacco alle truppe tatare, che dopo una serie di battaglie vennero sconfitte a Kulikovo (1380). Grazie alla vittoria, Mosca divenne universalmente il principale centro russo e nel 1480 poté liberarsi dagli oppressivi pagamenti dei tributi.

Dal XVI secolo, i suoi sovrani si fregeranno del titolo di zar e mostreranno chiaramente l’interesse a espandersi verso Kiev e la Galizia, con la volontà di ricostruire l’antico regno – che nel frattempo era stato parzialmente sottomesso da polacchi e lituani. Così, mentre il nuovo regno incominciava a reinserirsi nella politica europea sfruttando a suo vantaggio le lotte tra Svedesi e Danesi, tra Turchi e Veneziani, mentre cresceva l’interesse dell’Europa occidentale verso la Russia, che si mostrava nel suo duplice aspetto di potenza militare, e quindi di utile alleata, e di paese agrario, ossia di nuovo mercato aperto ai prodotti dell’industria, mentre la civiltà russa si affinava sempre più accogliendo, soprattutto a opera di Sofia Paleologa, sposa di Ivan III (1462-1505), nuovi elementi bizantini, internamente lo stato centralizzato si sostituiva in modo definitivo ai vecchi principati, e sulla potenza di Mosca faceva leva il ritrovato sentimento nazionale. Degno di nota il fatto che i sovrani di Mosca, Ivan III compreso, continuassero a essere direttamente discendenti da Rjurik, cioè dai Rus’ di origine vichinga che avevano dato i natali ai primi nuclei statali nella regione ucraina, e che per questo legittimassero la continuità dello stato kievano all’interno della nuova capitale. Nondimeno, grazie a Sofia Paleologa, nipote dell’ultimo imperatore bizantino prima della conquista di Costantinopoli da parte degli ottomani, Mosca potrà fregiarsi del titolo di “terza Roma”, avendo raccolto l’eredità dell’Impero Romano d’Oriente, che a sua volta era subentrato alla scomparsa dell’Impero Romano d’Occidente. Ivan III fu grandissimo mecenate e seppe ideologizzare appieno questo simbolico passaggio di testimone, attirando a Mosca grandi artisti e pensatori di Bisanzio.

Ivan III riduce in pezzi l’intimazione del Khan, Aleksey D. Kivshenko (1851-1896)

Attraverso la politica aggressiva del figlio Ivan IV il Terribile (1530-84), la Russia incominciò la conquista della Siberia, ma a occidente, per contro, fallirono i tentativi di riconquista della regione ucraina e del baltico. Sempre per merito di Ivan IV, la nazione sconfisse definitivamente gli ultimi residui dei khanati mongoli e tatari, che si ritengono cessati con la caduta e la distruzione di Kazan’, il 13 Ottobre del 1552. Durissimo e sanguinario fu il sistema di governo, protetto dalla opričnina – milizia di fedelissimi – da cui si originò una vera e propria casta, simbolo del potere di Ivan ma dal peso politico non trascurabile. Ciò comportò, alla morte del sovrano, un’aspra lotta di fazioni: al debole erede Teodoro, si sostituiva di fatto nel governo del paese il cognato Boris Godunov, al quale si attribuisce la morte di un altro figlio dello zar, Dmitrij, in seguito alla quale Boris fu riconosciuto zar plenipotenziario il 6 Gennaio 1598. Lotte interne, insurrezioni contro boiardi ed establishment, i nobili moscoviti caratterizzarono il periodo seguente, detto Epoca dei Torbidi.

Incendio nel Cremlino di Mosca durante l’Epoca dei Torbidi

Appoggiato dalla Polonia e dai contadini ribelli conquistò il trono di Mosca (Giugno 1605 – Maggio 1606), grazie anche alla morte sospetta di Godunov, un falso Dmitrij, sedicente figlio di Ivan il Terribile, ma venne ucciso e sostituito sul trono da Basilio Šujskij. Un altro falso Dmitrij, seguito da bande di briganti, determinò disordini nella Russia meridionale, per cui nel 1610 gli elementi conservatori offrirono il trono a Ladislao, figlio del re di Polonia; ma il dominio straniero e le lotte tra Polacchi e Svedesi su territorio russo suscitarono una reazione nazionalistica, che portò al trono Michele Romanov (1613-45), primo sovrano legittimo a non essere imparentato con l’antica casata Rjurikidi.

Si affermò la dinastia dei Romanov che, soppiantando gli usurpatori stranieri infiltrati nelle lotte di successione, dominerà le sorti del paese fino alla Rivoluzione Russa.

La folla implora la madre di Michele I perché egli venga incoronato zar

I successori di Michele, Alessio, Teodoro e Ivan V, si distinsero per una politica fortemente conservativa, che fece nuovamente rafforzare il potere centrale russo, chiudendo la nazione all’Europa. Divenuto zar Pietro il Grande (1672-1725), fu dato impulso al progresso tecnico e si iniziò l’evoluzione politica della Russia in senso nuovamente europeo, attraverso un’intensa attività riformista: fu riordinato l’esercito secondo i sistemi prussiani, si costruirono strade e canali, si sviluppò l’industria, si riformò l’istruzione rendendola più laica. In politica estera venne concluso vittoriosamente il conflitto con la Svezia (1703); furono riconquistate le regioni ucraina, bielorussa, carela e si sottomisero i popoli baltici, facendo della Russia una delle prime potenze al mondo. Con capitale la neonata San Pietroburgo, simbolo dell’europeità della nazione, la Russia iniziò a svilupparsi ed ingigantirsi sempre più, divenendo in un secolo il più grande impero al mondo.

Dalla nascita all’impero, queste furono le sorti della nazione.

Riccardo Crotti

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