La spada nella roccia: Re Artù nella leggenda

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Anche oggi il sapiente Paolo si è prestato per colmare le mie imperdonabili lacune sul grande re Artù. In questo secondo articolo ci occuperemo delle storie più conosciute di Artù, quelle legate ai cicli cavallereschi e ai ricami leggendari costruiti intorno alla figura “storica” di cui abbiamo parlato nel primo articolo.
Il numero di opere legate al ciclo di re Artù è veramente vastissimo e le varianti sulla sua vita continuano ad avere successo e a modificarsi anche oggi. Per questo motivo citeremo prevalentemente l’opera di Thomas Malory, Le morte d’Arthur, del 1482, essendo la versione sulla quale anche gli autori moderni basano i loro romanzi e soprattutto perché descrive tutta la vita di Artù. Un altro grande scritto precedente a Malory e altrettanto conosciuto è infatti la serie di romanzi cortesi di Chrétien de Troyes nei quali, però, la figura di Artù non ricopre un ruolo centrale, con la conseguenza che la sua vita non è stata scandagliata in maniera tanto approfondita quanto lo farà Malory.

La prima pagina de “Le morte d’Arthur” di Thomas Malory edita da William Caxton (1485)

D: Caro Paolo, parlami dunque di questa versione. Posso accettarla nonostante risalga a un’epoca di transizione? Siamo già nel 1482, il Medioevo sta tramontando, per alcuni può già dirsi concluso con la caduta di Costantinopoli del 1453, l’epoca moderna si affaccia prepotente sull’Europa.

P-S: É vero, il Medioevo sta tramontando ma potremmo dire che l’opera di Malory rifletta in maniera più che precisa lo spirito cavalleresco dei secoli precedenti. Le morte d’Arthur è presumibilmente una sorta di sintesi di tutti gli scritti precedenti riguardanti la vita di Artù, i quali, magari, esploravano l’uno o l’altro aspetto della storia del re ma mai in maniera completa.

D: Allora entriamo nel vivo della narrazione. Qual è la storia descritta da Malory? C’è davvero tutto ciò che conosciamo sulla vita di Artù?

P-S: Ma certo, Daniela; a differenza delle fonti pseudo-storiche che abbiamo visto l’altra volta, i personaggi entrati nella leggenda sono tutti presenti in Malory.
Cominciamo dal principio perché questa è una storia antica che affonda le sue origini nella storia di Uther Pendragon. Durante un periodo di guerra con il sovrano di Cornovaglia, Uther lo invitò un giorno al suo palazzo per discutere della pace chiedendogli di portare con sé la moglie, Igraine. Non appena la vide, però, Uther si innamorò di lei e desiderò di poter giacere nel suo letto ma costei, donna savia, se ne avvide per tempo e chiese al marito di abbandonare la riunione. Uther, per poter cogliere il frutto della sua passione adulterina, richiese l’aiuto del saggio mago Merlino, il quale, in cambio di vedersi esaudito un unico desiderio, acconsentì a questa richiesta. Fatte assumere ad Uther le sembianze del signore di Tintagel, questi riuscì a giacere con Igraine proprio tre ore dopo la morte del marito, caduto in battaglia. Alcuni mesi dopo Uther prese in moglie Igraine, unificando Inghilterra e Cornovaglia e, alla nascita di Artù, Merlino tornò a reclamare il suo desiderio: il figlio sarebbe stato suo, senza che i sudditi potessero dunque sapere che il re aveva un erede. Egli lo affidò a Sir Hector, cavaliere nobile e generoso che fu, per questo, ricompensato da Uther. Due anni dopo il sovrano, gravemente ammalato, spirò non prima che Merlino gli avesse fatto pubblicamente rivelare di avere un figlio.
Dopo alcuni anni di anarchia, Merlino suggerì all’arcivescovo di Canterbury di riunire tutti i nobili nel giorno di Natale. Quando questo avvenne, tutti notarono che era comparsa nella piazza della città un’immensa roccia a forma di incudine nella quale era incastonata una spada e che riportava un’iscrizione secondo la quale chiunque avesse estratto quella spada sarebbe stato re d’Inghilterra. Nessun nobile riuscì nell’impresa, soltanto Artù, passando per caso, provò ad estrarla e ci riuscì e, come se niente fosse, la portò al fratello che ne aveva bisogno.

Howard Pyle, Artù estrae la spada (in “The Story of King Arthur and His Knights”, 1903)

Il ragazzo venne dunque riconosciuto come legittimo re d’Inghilterra ma non da tutti: il nuovo sovrano fu infatti costretto a combattere una lunga guerra contro i suoi oppositori. Allo stesso tempo cominciò però anche a porre le basi per quello che sarebbe stato il suo grande regno, trovando alleati in Ban di Benwick, Bors di Gallia e Leodegrance di Camelerd, padre di Ginevra che sarebbe poi stata moglie di Artù. Molto prima di conoscerla, però, Artù era stato amante di Morgause non sapendo di esserne il fratello: i due avevano concepito Mordred.
Al termine della guerra, accresciuto nel suo potere, Artù ricevette come dono di nozze la Tavola Rotonda da Leodegrance, fondando la sua leggendaria corte di cavalieri. Le storie di questi valenti uomini, di cui non possiamo qui parlare per ragioni di spazio, sono famose e vogliamo almeno citarvi i nomi dei più famosi: Yvain o il cavaliere del leone, Lancillotto del lago o di Benwick, Percival, Galvano e Pellinor, nonché il più famoso di tutti, colui che troverà il Santo Graal o San Grail, Galahad il puro. Il regno di Artù procede di pari passo con le avventure dei suoi cavalieri, tra cui la più famosa è la ricerca del santo Graal, ma anche con le vicende che caratterizzano l’amore tra Lancillotto e Ginevra.

D: Come poté un regno così potente giungere al termine?

P-S: Di fatto fu per la cattiva volontà dei cavalieri Agravano e Mordred, i quali, odiando Lancillotto e Ginevra, fecero in modo di smascherarli e di mettere Artù nelle condizioni di essere loro nemico. Orchestrato un piano malvagio per far scoprire i due amanti, cercarono di uccidere a tradimento Lancillotto fallendo. Questi, radunati i cavalieri a lui fedeli, si allontanò dalla corte, costretto ad una rocambolesca fuga necessaria per salvare la vita di Ginevra, condannata al rogo dal marito per il suo tradimento. Nel farlo, però, uccise inavvertitamente sir Gareth e sir Gaheris, fratelli di Galvano. Seguirono mesi di aspre contese fino a che l’intervento papale non riconciliò Artù e Lancillotto. Tuttavia la rabbia di Galvano per la morte dei fratelli portò a un lungo proseguimento della guerra oltremare, qui Lancillotto e Galvano si sfidarono. Galvano rimase ferito ma i combattimenti furono interrott da Artù perché gli giunse notizia che, in Inghilterra, Mordred, il figlio nato fuori dall’unione consacrata dalla chiesa, aveva usurpato il suo trono. Il re, tornato in patria, sfidò in un’ultima grande battaglia il figlio al termine della quale i due finirono per uccidersi a vicenda.

Arthur Rackham, “How Mordred was Slain by Arthur, and How by Him Arthur was Hurt to the Death” (1917)

Ancora oggi si dice che Artù non sia sepolto in un mondo terreno ma che viva in un altro luogo da cui tornerà, tanto che si dice che sulla tomba sia scritto “hic iacet Arthurus rex quondam rexque futurus” (qui giace Artù, re un tempo e re futuro).

D: Sto osservando però da un paio d’ore il tomo da cui hai tratto le tue informazioni, come può essere così lungo se la storia è “solo” questa?

P-S: Malory non racconta solo la storia di Artù ma anche quella di numerosi suoi cavalieri con una profusione di dettagli che persino l’eterna saggezza dello ying e dello yang si è trovata spiazzata ad affrontare…

D: E forse perché, altrimenti, anche i nostri poveri lettori si sarebbero stufati! Perché non mi hai citato la spada nella roccia chiamandola Excalibur?

La Bibbia (T. Malory, “Storia di re Artù e dei suoi cavalieri”, Mondadori, 1996)

P-S: Beh, Daniela, devi sapere che Excalibur fu la seconda spada di Artù, dopo che quella estratta dalla roccia si era spezzata in un duello contro re Pellinor. Excalibur gli fu donata dalla Dama del Lago per intercessione di Merlino. Non è tuttavia la spada l’elemento più importante, quanto il suo fodero che rendeva il suo possessore immune a qualunque ferita. Fu infatti la fata Morgana a sottrarre il fodero ad Artù lasciandolo vulnerabile alla ferita mortale che l’avrebbe ucciso.

D: Per concludere, allora, se il nostro povero lettore non volesse leggere mille pagine di vita arturiana, come consigli di approcciarsi alla versione leggendaria della storia?

P-S: Il consiglio più spassionato per una trattazione completa ispirata al romanzo di Malory è la visione del film Excalibur di John Boorman (1981) oppure, nel campo della letteratura, il romanzo di T.H. White Re in eterno (1958).

Una scena dal film “Excalibur” di J. Boorman (1981)

La nostra avventura fra spade magiche, cavalieri e tradimenti finisce qui. Cosa rimane di Artù in chiave storica? Come le fonti pseudo-storiche di cui abbiamo parlato, anche le numerosissime leggende legate a questo misterioso sovrano hanno senza dubbio intento propagandistico, sia per una maggiore legittimazione dell’Inghilterra e dei suoi possedimenti, sia per accrescerne la grandezza e, soprattutto, per ribadire l’integrità morale e religiosa dei suoi sovrani: Artù è un re cristiano e questa sua caratteristica emerge più volte nel corso della narrazione, quando il sovrano appare accecato dalla guerra è l’intervento papale che salva la situazione, pacificando il regno. È davvero integrità morale, invece, quella di Uther che si unisce a una donna sposata? Indubbiamente sì! Malory tiene a precisare che il rapporto fra i due avviene quando ormai il marito è caduto in battaglia da tre ore, con il risultato che Ingraine è in quel momento vedova!
Storie di questo genere non possono essere immediatamente lette come documento storico e sarebbe anche sbagliato farlo, è importante, invece, leggere tra le righe, comprendere quali informazioni sulla società possiamo trovare, quali velati riferimenti a personaggi realmente esistiti si possono discernere e tanto altro ancora. Sono piccole informazioni comunque importanti, granelli di sabbia che entrano a far parte della conoscenza di un’epoca.

Daniela Marchesetti e Paolo Zagheni

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