Il tempo di investimento nel mercato azionario

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29 Ottobre 1929. Il Martedì nero. Il panico. L’inizio, o forse la prima conseguenza, della grande depressione.
Quel giorno più di sedici milioni di azioni vennero negoziate e il valore delle stesse calò di dieci miliardi di dollari. 

Coloro che comprarono azioni nella metà del 1929 e le tennero videro passare la maggior parte della vita da adulti prima di ritornare in pareggio. 

R.M. Salsman

Anno 1987 prima, ottobre 2008 poi. Anni diversi, motivazioni differenti, stessi risultati: le Borse conoscono giorni neri e gli effetti prodotti sono devastantiIl mese di ottobre parrebbe dunque una costante; già Mark Twain, in tempi non sospetti, descriveva il mese di ottobre come

uno dei mesi specialmente pericolosi per giocare in Borsa

salvo poi aggiungere  

…gli altri mesi pericolosi sono luglio, gennaio, settembre, aprile, novembre, maggio, marzo, giugno, dicembre, agosto e febbraio.

 “Pudd`nhead Wilson”, 1983

La soluzione è dunque quella di evitare l’investimento azionario in borsa? Per quanto la risposta scontata potrebbe essere affermativa, va tuttavia indicato come, con alcune attenzioni e con tanta consapevolezza, il rischio di veder andare in fumo i propri risparmi può essere sicuramente mitigato.
La parola chiave, in questo caso, sembrerebbe essere ottica di lungo periodo; a supporto di questa tesi non ci sono citazioni o idealismi, bensì le statistiche, le quali, dati alla mano, evidenziano come l’investimento nel mercato azionario nel lungo periodo sia ancora la scelta maggiormente remunerativa. L’alto rischio proposto dal mercato azionario deve per forza di cose essere ripagato con un rendimento maggiore e per essere quasi certi che questo avvenga bisogna comportarsi come un “cassetto” (da qui il termine cassettista), ovvero mettere da parte i soldi, “dimenticarseli” per qualche tempo e poi andarli a ripescare.

La domanda che sorge spontanea è relativa al tempo in cui l’investitore dovrà adottare questo comportamentoBisogna premettere che il rischio che il lungo periodo effettivamente si trasformi in lunghissimo è reale, soprattutto se il momento di ingresso nel mercato coincide con un massimo che generalmente, a seguito di un crollo, necessita diverso tempo per essere nuovamente raggiunto e superato. La storia è maestra: gli investitori che avevano messo i propri risparmi nelle borse degli Stati Uniti hanno dovuto attendere oltre 25 anni per rivedere i livelli di massimo raggiunti prima del crollo del 1929. Il crollo legato al crack Lehman sembrava la fine del mondo e invece, cinque anni dopo, la Borsa di New York ha raggiunto nuovi massimi.

La logica che sta dietro a un comportamento di questo genere è basata principalmente sul fatto che, fino a quando non si decidere di vendere, le perdite sul capitale assumono una connotazione meramente potenziale che si trasformerebbe in perdita effettiva solo al momento della vendita vera e propria. Gli analisti ci insegnano che non abbiamo mai assistito a un crollo azionario che non fosse successivamente seguito dal relativo rimbalzo: il problema sta principalmente nel fatto che questa inversione di tendenza potrebbe avvenire il giorno dopo, la settimana dopo, l’anno dopo e via dicendo… Se il cassettista non inserisce l’ordine di vendita non accusa la perdita e, passato il periodo di “bufera”, dovrebbe vedere risalire i prezzi dei propri titoli senza considerare il fatto che probabilmente, nel frattempo, ha continuato a incassare le cedole (forse poco allettanti visto il momento negativo, ma sempre meglio di niente…)

Va tuttavia detto che la regola appena enunciata non vale a priori e non vale assolutamente in caso di default di una singola impresa (Parmalat e Cirio docet) ma qui andrebbe analizzato il singolo caso. La scelta è dunque demandata al singolo investitore e alla sua propensione al rischio, nonché al tempo prefissato per mantenere l’investimento. Lo speculatore per eccellenza non è propenso ad attendere più di qualche giorno per incassare il suo guadagno oppure per incassare la perdita, attivando gli stop-loss precedentemente impostati.

Luca Brambilla

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento

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