La tenda in salotto

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Qualche mese fa, scorrendo la home di Instagram mi sono imbattuta per caso su un profilo dal nome curioso: La tenda in salotto. Così, presa da quella smania di farmi gli affari altrui che noi donne siamo solite chiamare curiosità, ho scoperto che si trattava del blog personale di una giovane mamma.

Ammetto che in prima battuta, il mio istinto è stato quello di fuggire dalla pagina: ero terrorizzata dall’idea di essere sommersa da discorsi smielati su quanto sia bello cambiare pannolini alle cinque del mattino e su quanta gioia portino quei boccioli di primavera che piangono anche quando vorresti piangere tu perché non ne puoi più di sentirli. Chi mi conosce – e mi ha vista cambiare di corsa vagone della metro quando entrano le scolaresche – sa quanto poco feeling io abbia con il modo da mammina pancina, composto dal vivere la maternità con tutti i suoi annessi e connessi (e qui i fan del Signor distruggere sanno di cosa sto parlando). Questa volta c’è stato però qualcosa di diverso in quel profilo dallo strano nome, qualcosa che mi ha spinta a fermarmi un attimo in più e a dare un’occhiata.

Morale della favola, il 16 Novembre, non appena ho visto il post sulla nascita del piccolo Brando, mi sono trovata a scrivere di corsa e con non poca emozione gli auguri a quella che con il tempo era diventata un’amica.

Ciao Gaia. Come sempre faccio in apertura delle mie interviste, ti chiedo di presentarti ai nostri lettori. Hai carta bianca!

Ciao, mi chiamo Gaia, vivo in una casa gialla dalle cui finestre si riesce a vedere il lago di Como, più precisamente il ramo di Lecco e, alla mattina, si riesce addirittura a sentire il “canto” dei gabbiani. A curriculum ho una laurea in comunicazione visiva presa con il pancione, 6 anni da studentessa all’estero, due fotoreportage in Asia, una borsa di studio in un cassetto, una marea di tatuaggi e i capelli rosa che fanno un po’ contrasto con una vita da mamma e moglie.

Come è nata l’idea di aprire questo blog e da cosa deriva questo nome curioso?
Ho sempre amato scrivere anche se non mi ritengo una buona scrittrice: mio marito mi cazzia sempre perché non metto mai le virgole al posto giusto e scrivo in un modo tutto mio. A maggio dell’anno passato, dopo l’ennesimo post sulla mia pagina privata in Facebook, una cara amica mi contatta: 

Gaia ma che fai? Perché ti metti a scrivere quei poemi sulla tua pagina privata che vedono solo i tuoi amici? Devi aprire subito un blog!

Ricordo di averle risposto ridendo

Chi io? Un Blog? Mi ci vedo già, 12 follower tra cui mia madre, mia sorella, tu e mia cugina…sempre che mi vada bene!

E invece, complice la noia e gli ormoni della seconda gravidanza, mi sono ritrovata un pomeriggio di sole ad aprire una nuova pagina Facebook. Dall’altra parte del telefono mia sorella

– Giulia, ma come diamine lo chiamo questo blog?

– Gaia devi trovare un nome originale, di impatto

– “123stella”?

–Ma ti prego, ci saranno almeno tremila asili nido con quel nome…

–Mmhh “La casa gialla”?

– Gaia, ma siete in affitto: quando comprerete casa cosa farai? Cambierai il nome del blog in base al colore della casa? Chiamala “La casa sul lago”

– No Giulia, che diabete.

Così tra nomi scontati e nomi smielati ho iniziato a pensare ai giochi che io e mia sorella facevamo da piccole. Flash. La tenda. Costruivamo tende ovunque, in casa, in camera, nella macchina, in montagna. Chiamo mia sorella:

– Giulia Giulia ho il nome!!!

– “La tenda”

– Che tenda!?

– Ma si quella che noi costruivamo sempre in salotto

–Beh, sai che “La tenda in salotto” non suona male?

Spesso quando si parla di famiglia, la prima cosa cui si pensa sono i legami di sangue, le somiglianze che si colgono a metri di distanza, quei difetti buffi che si trasmettono di generazione in generazione. Da un certo punto di vista, la vostra è una famiglia atipica perché papà Mimi è arrivato in un secondo momento, quando tu e Lavinia già vi eravate costruite il vostro posto nel mondo. Come è stato l’ingresso di questo gigante buono nelle vostre vite?

Ok, devo ammettere che già leggendo la domanda mi sono venuti i brividi. Michele è arrivato in un momento strano: mi ero da poco lasciata con il padre di Lavinia e, soprattutto in quella fase, non avevo proprio voglia di consentire a una terza persona di invadere il rapporto tra me e Lavinia. In quei momenti avevo solo in mente frasi femministe e mi immaginavo a 40 anni, single e in carriera, con una figlia di 18 anni alle prese con la scelta dell’università. Poi però è arrivato Michele, ed è arrivato in punta di piedi. Non mi ha mai rubato i miei spazi e non mi ha mai dato consigli se non richiesti, semplicemente si è messo vicino a me e ha iniziato a scalare le mie montagne come se fossero le sue. In quel momento della mia vita ho imparato molto, non ho mai pensato troppo e ho lasciato andare le cose in maniera naturale come capitavano. Il giorno in cui Lavinia e Michele si sono conosciuti è stato commovente. Nella mia mente continuano a apparire immagini di quel giorno: il sorriso di Michele quando l’ha vista, lo sguardo timido di Lavinia la prima volta che l’ha presa in braccio o che ha giocato con lei. Ho impresse nella mente tutte quelle immagini che una donna, in una situazione normale, tende a vedere meno perché è troppo presa dal vivere “la sua prima volta da mamma” e non sempre riesce ad apprezzare la “prima volta da papà” del proprio compagno. In questi anni ho visto il loro rapporto crescere a dismisura, ho visto Michele apparire le prime volte nei disegni nei quali, prima, comparivamo solo io e lei, ho visto Lavinia metterlo alla prova ma anche imparare a fidarsi di lui, decidere di chiamarlo papà e rendermi la mamma più felice del mondo. Pur essendo molto piccola ha capito perfettamente cosa stesse accadendo intorno a lei. Ha capito che sua mamma e suo papà le volevano bene e che Michele era arrivato per essere un valore aggiunto alla nostra famiglia e non un ostacolo.

Papà Mimi, so che non ami particolarmente esporti, ma l’immagine che traspare di te dai racconti di tua moglie e da quelli di tua figlia è quella di un vero e proprio principe azzurro. C’è stato un momento  preciso in cui hai capito che Gaia e Lavinia sarebbero state per sempre le regine del tuo castello?

E’ la prima volta che in un’intervista rivolgono anche a me una domanda…sono commosso! Credo in verità di essere stato tutto il contrario di una principe azzurro: il principe azzurro solitamente è molto sicuro di sé e del suo potenziale, nonostante lo nasconda dietro a una semplicità che è solo apparente. In verità io mi sentivo più la scimmietta George, curioso di quello che stava accadendo intorno a me ma completamente privo di qualsiasi tipo di struttura di base. Ho cercato di aprirmi al mondo di Gaia e Lavinia con la voglia di scoprire, giorno dopo giorno, quale potesse essere il mio posto in mezzo a loro. Ci sono riuscito pian piano, grazie soprattutto all’aiuto di Gaia che, su tante cose, ha avuto una discreta pazienza. Lavinia invece è stato un osso duro…Secondo me il principe azzurro se la sarebbe data a gambe levate. La scimmietta George, invece, col fatto che non sempre capisce le cose al 100 %, di riffa o di raffa, riesce sempre a “starci dentro”!

Alcuni degli scatti più dolci del tuo blog riguardano proprio il vostro matrimonio. Ti va di raccontarci le emozioni di quel giorno?  Inutile dire che auguro a ogni donna di trovare un uomo che la guardi come Mimi ha guardato Lavinia al suo ingresso in chiesa.

Se fosse per me mi risposerei domani e, probabilmente, lo rifarei almeno una volta all’anno…tanto per ricordarci quanto è bello amarsi. Ho capito che Michele sarebbe stato l’uomo della mia vita dal giorno in cui ho deciso di presentargli Lavinia, quello per me era il passaggio più duro ma anche quello più significativo.  Il giorno del matrimonio è stato vissuto come una grande festa, una cerimonia intima (conosciamo davvero tantissime persone ma abbiamo deciso di invitare gli amici più stretti), abbiamo festeggiato per due giorni, il primo in maniera più formale mentre il secondo è stato decisamente più chiassoso. Ancora adesso ci ritroviamo a riguardare le foto di quel giorno emozionandoci. I fotografi hanno impresso su pellicola le nostre emozioni e io, di quel giorno, non ricordo le grandi corse, il parrucchiere o le scarpe che mi facevano male. Ricordo invece gli occhi di mio padre quando mi ha vista, l’abbraccio di Lavinia quando sono scesa dalla macchina, il sorriso di Michele quando ci ha viste entrare in chiesa e la gioia di tutti gli amici che brindavano al nostro amore.

Cara Gaia, dai tuoi post emerge la figura di una donna forte, indipendente, coraggiosa e spensierata. Una delle prime cose che ho notato di te sono i colori: tra i capelli, i vestiti e i tatuaggi, la tua figura sembra essere l’esternazione della gioia, della felicità e della voglia di vivere. Questo tuo modo di essere, probabilmente sopra le righe rispetto ad altre immagini di mamma 2.0, ti ha mai creato problemi? Hai mai ricevuto critiche?

A oggi non ho ricevuto critiche riguardo al mio modo di essere o di apparire forse perché, al contrario di molte mamme blogger, tendo a costruire un rapporto stretto con tutte le persone che mi seguono. Cerco spesso di scoprire anche io qualcosa di loro come loro fanno di me finché poi diventa un rapporto di fiducia e amicizia. Ho sempre risposto a tutti e l’ho fatto sempre garbatamente e amichevolmente. Facendo ciò riesco ad abbattere le classiche barriere di Internet. Ho ragazze che mi seguono con cui parlo di figli, di vacanze e di vestiti, che mi chiedono consigli come anche io faccio con loro. Credo che in un blog, come nella vita vera, se parli in maniera sincera non puoi non arrivare alle persone.

Una delle cose che più mi piace del tuo blog è che riesci perfettamente a tratteggiare l’immagine di una donna che è moglie, madre, sorella, figlia, amica e porto sicuro cui far rientro nelle sere di tempesta. Da quel che scrivi si percepisce come tu sia in continuo mutamento pur rimanendo sempre te stessa. La Gaia di una decina di anni fa pensava che sarebbe stata questa la sua vita? In cosa la realtà è stata differente dai tuoi progetti?

Questa è una domanda tosta, una di quelle che colpiscono nel centro esatto il bersaglio. Sono una persona che ama viaggiare all’interno di se stessa e sempre, fin da piccolina, ho cercato di ascoltarmi e capirmi. Ho sempre voluto avere figli da giovane ma, per una serie di motivi, non avrei mai pensato che mi potesse capitare sul serio. Da giovane ero la classica “testa calda”, quella delle giornate di autogestione al liceo, quella che va in bus a manifestare a Roma, che parte da sola per l’India con lo zaino in spalla all’età di 18 anni.  Vengo da una famiglia che ha sempre messo i figli al primo posto, per questo motivo non ho mai vissuto come un problema l’aver fatto Lavinia da giovane abbandonando un po’ i miei studi e lavorando in un altro ambito. Se la Gaia di 10 anni fa vedesse la Gaia di oggi sarebbe incredula di quello che è riuscita a fare. Non credo che sarebbe colpita tanto dalle rinunce fatte quanto dall’essere riuscita a essere felice. Tendiamo sempre a incazzarci quando il destino prende una piega diversa da quello che noi ci aspettiamo ma la verità è che ha in serbo qualcosa di magico per noi.

Nell’introduzione ho parlato dell’arrivo del piccolo Brando, un arrivo atteso dalla famiglia e da tutti i tuoi 10k follower. come è stato vivere questa gravidanza che oserei quasi definire “di gruppo”?

Vivo il blog e le persone che mi seguono in maniera del tutto genuina, per quello mi sembra di essere in famiglia. Quando ero in ospedale ho caricato la foto della nascita di Brando e ho risposto davvero a tantissimi messaggi e chiamate…un numero pazzesco che al momento non riesco a quantificare! Quello per me era un modo di condividere con tutti la mia gioia e la mia felicità, non l’ho mai vissuta come un lavoro o come una forzatura. Era una notizia bella che tutti attendevano e che non poteva non essere comunicata se non in quel modo e tramite quei canali.

Lavinia, anche io come te sono una sorella maggiore. Da noi la piccola di casa si chiama Johara e ha otto anni meno di me. Ricordo che una sera d’estate entrai in camera dei miei genitori e vidi le carte del medico: non dimenticherò mai la valanga di emozioni che mi colse quando lessi la parola “incinta”. Tu come hai preso la notizia dell’arrivo di un fratellino? Ti prego, dimmi che non sono stata la sola a piangere di gioia!

L’anno scorso (2016) Lavinia aveva chiesto a Babbo Natale un fratellino o una sorellina: lo voleva con tutta se stessa tanto da chiederci spiegazioni del perché non l’avesse trovato “sotto l’albero di natale” insieme agli altri pacchetti. Dopo un paio di mesi io e Michele ci siamo finalmente trovati il test positivo tra le mani, la voglia di dirle tutto era tantissima ma non potevamo. All’inizio la gravidanza è stata dura, perché abbiamo rischiato di perdere Brando per alcuni problemi. Il giorno in cui siamo andati a fare la visita di controllo dal ginecologo eravamo sicuri di averlo perso e ricordo che soprattutto Michele aveva abbandonato ogni speranza. Immaginatevi cosa è successo quando il medico ci ha dato la notizia opposta: Brando/Aida stava bene, era nella pancia e, anche se gli sforzi dovevano essere ridotti al minimo, lui era rimasto attaccato con le unghie. Al ritorno, una volta entrati in casa, siamo scoppiati a piangere di gioia. Lavinia non capiva e, spaventata, continuava a chiederci se stesse andando tutto bene. Ricordo di averle mostrato la fotografia “amore, la mamma ha nella pancia il tuo fratellino o la tua sorellina che, tra un po’ di mesi, sarà qui con noi!”. Di quell’istante ricordo la faccia incredula di Lavinia, il suo sorriso e gli occhi lucidi. Quel momento ce lo porteremo nel cuore tutta la vita.

La scelta del nome per un bambino è sempre una grande avventura, oserei dire quasi un’ Odissea a volte. Ci raccontate la vostra esperienza?

I primi mesi sono stati difficili, visti i rischi che abbiamo corso. Per questo motivo io continuavo a ripete a Michele che avrei in qualsiasi caso voluto dargli un nome, perché si meritava in ogni caso di essere chiamato. Durante una cena a casa dei miei genitori Michele mi ha detto “Gaia, a me piace Aida! È italiano, corto ma particolare. Se sarà femmina la chiameremo così”. Mi sono alzata gli ho allungato la mano e gli ho risposto “Non mi convince per niente, ma lo accetto solo se me lo farai chiamare Brando…perché tanto sarà un maschio”. Michele ha accettato ma fino alla fine dei novi mesi ha cercato di farmi cambiare idea, non riuscendoci. Ora penso sia anche il suo nome preferito e non solo il mio.

Il web è oggi pieno di blog sulla maternità. Quello che mi ha spinta verso di te è la sincerità e la semplicità con cui ci racconti la tua esperienza di genitorialità, senza la pretesa di imporre il tuo modo di vedere le cose e con l’umiltà di chi sa di aver intrapreso il mestiere più difficile del mondo.  Cosa ne pensi di testimonianze quali quelle che si possono trovare su “Il signor distruggere”?

Io e Michele siamo dei grandissimi fan de Il signor distruggere. Tra “Pancine hot” e “Il mio bimbo speciale” abbiamo trascorso serate indimenticabili sul divano immersi in quel blog. Il lato triste è come riesca a portare alla luce il fatto che, purtroppo, il ruolo di moglie e madre sia per molti ancora quello di 70 anni fa, un’epoca che ricordo non essere stata forse la più idilliaca per la nostra storia. Per molti infatti la donna, una volta diventata madre, è bene che si limiti a ricoprire quel ruolo. Non esistono lavoro, passioni, amiche, ma bisogna vivere solo ed esclusivamente per soddisfare il proprio figlio e il proprio marito.  Ogni volta che leggo un post del “Signor distruggere”, dopo la prima risata, rimango sempre molto amareggiata perché mi rendo conto che questa discriminazione nei confronti della donna non è affatto in estinzione ma, al contrario, sembra essere via via sempre più dilagante. Ci sono davvero un sacco di uomini che la pensano cosi e, purtroppo, altrettante donne vittime di questo retaggio culturale che, senza grossa coscienza, accettano di vivere in quelle condizioni.

Come ultima domanda dell’intervista possiamo chiedere a Lavinia di farci un disegno? Liberissima di disegnare tutto quello che vuole!

Soraya Galfano

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