La Libertà di tre ragazze mussulmane

Facebookgoogle_plusinstagrammail

Negli ultimi mesi mi è capitato di conoscere tre ragazze di fede islamica, provenienti da tre nazioni a maggioranza musulmana, due delle quali, Pakistan e Iran, spesso spaventano noi occidentali.
Vorrei brevemente raccontarvi le loro storie.

Partirò quindi dalla terza ragazza, proveniente da una nazione che sicuramente sentiamo nominare meno: l’Indonesia. Tale repubblica, con più di 250 milioni di abitanti, di cui l’86% di fede islamica, risulta essere la nazione a maggioranza musulmana più popolosa al mondo.

Da qui viene Ervina, una ragazza di 22 anni, laureata in ingegneria civile, che sta portando a termine gli studi grazie a una borsa di studio.
Ervina indossa un hijab, ma lo fa da pochi mesi; prima, per lei, era soltanto un indumento della divisa scolastica. Ervina proviene da una famiglia particolare: il padre infatti è ateo e la madre è musulmana. La figlia si è sempre divincolata tra le due realtà, senza mai abbracciarne realmente una. Questo fino a circa due anni fa, quando, nel pieno di una depressione esiziale, Ervina ha scoperto la religione, si è ripresa e ha deciso di indossare l’hijab. Non solo a lezione o nei cantieri nei quali svolgeva lo stage universitario come faceva prima, ma sempre. La madre musulmana, che non porta alcun tipo di velo, glielo consente e la sostiene, il padre ateo fa lo stesso.
Ervina mi ha insegnato che quando c’è la Libertà, possiamo convivere ed essere felici.


​Ho conosciuto anche Fatemeh, una diciottenne iraniana che studia per diventare ostetrica. Fatemeh è una ragazza solare e irriverente, che ama la scienza e mangia le bucce dei kiwi che crescono nel giardino dei vicini. Fatemeh ha una sorella, Maryam, che la prende in giro perché ascolta un pop-folk dalle reminiscenze persiane e dagli ammiccamenti spagnoleggianti. ​Insomma, una ragazza qualsiasi con una sorella qualsiasi.

Fatemeh indossa il velo, ma sono ben visibili i suoi capelli ricci. Parlando, Fatemeh ha candidamente ammesso che lei e la sua famiglia non sono molto credenti, nonostante vivano a Tehran.
A volte ci si immagina intere nazioni totalmente aderenti a una sola ideologia, a una sola cultura. Ma non è così. Fatemeh mi ha insegnato che l’Iran non è come spesso ce lo immaginiamo, al netto di tutti i problemi, anche rilevanti, che affliggono la nazione farsi.
Fatemeh mi ha insegnato che la Libertà siamo noi, anche quando ce la vogliono togliere.


Immagine

L’ultima ragazza di cui vi parlerò si chiama Maha, ha 22 anni, studia ingegneria meccanica e proviene da una famiglia benestante. Vive e studia a Lahore, la seconda città del Pakistan, un centro culturale, universitario e religioso. Anche Maha, come Ervina e Fatemeh, è musulmana, ma non indossa alcun tipo di velo. Maha ha lunghi capelli lisci, scurissimi, ascolta heavy metal e ama il suo paese.
​Il Pakistan è il sesto paese al mondo per abitanti, è il secondo tra i paesi a maggioranza islamica, vive un momento di transizione sia in campo economico che politico, tra i timori della comunità internazionale e le lotte intestine dei vari organi statali. Maha mi ha raccontato di come la popolazione della sua patria sia divisa tra città più moderne e villaggi ancora arretrati. Maha mi ha raccontato di come sia libera di camminare per strada, senza indossare il velo e che, un giorno, forse, lo indosserà, ma sarà solo e soltanto una sua scelta, perché nessuno glielo imporrà.
Per ora vuole solo dedicarsi allo studio, vuole laurearsi e rendere il suo Pakistan un posto migliore.
Maha mi ha insegnato che, grazie alla Libertà, non solo la Terra gira su sè stessa, ma va anche avanti.

E in fondo, da Lahore a Giacarta, passando per Tehran, arrivando fino a Crema, noi tutti vogliamo solo essere felici e liberi, in un mondo migliore.


Michele Radaelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *