Anoressia

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Qualche settimana fa, gironzolando su Instagram, mi è apparsa nella sezione Popular una foto ritraente una ragazza davanti allo specchio con la maglia alzata per mostrare l’addome. In apparenza niente di diverso dalla gran parte dei nostri social-friends che amano fotografarsi mostrando il proprio aspetto fisico in attesa di ricevere infiniti commenti di approvazione, ma, per chi ha (purtroppo) un po’ di occhio, quella foto non poteva che apparire come un campanello di allarme. Sensazione confermata dopo avere aperto il profilo: proprio lì, nella parte di presentazione, erano indicate una serie di informazioni (età, peso, peso ideale) completate da un richiamo alla Divinità.

Sì, così viene chiamata l’anoressia. E’ una Divinità di cui ci si fida, cui si crede, cui ci si abbandona. E’ la destinataria di dichiarazioni d’amore, di sottomissione e di desideri folli, padrona da cui le sue schiave non possono facilmente affrancarsi.

Permettimi di presentarmi. Il mio nome, o quello datomi dai cosiddetti medici, è Anoressia. “Anoressia Nervosa” è il mio nome per esteso, ma tu puoi chiamarmi Ana. Possiamo diventare auspicabilmente grandi socie. […] Ti spronerò al limite. Dovrai accettarlo perché non puoi sfidarmi! Sto iniziando a introdurmi dentro di te. Ben presto sarò sempre con te. Sono con te quando ti svegli al mattino e quando corri su per le scale. Guardati con sgomento nello specchio. […] da ora i miei pensieri e i tuoi sono fusi insieme come fossero uno. Ti seguo durante il giorno. Perché ora sono già dentro di te. Sono nella tua testa, nel tuo cuore e nella tua anima. […] Quando guarderai nello specchio distorcerò l’immagine del tuo riflesso. Ti mostrerò obesa e ripugnante. Ti mostrerò un lottatore di sumo dove in realtà c’è un bambino affamato. Ma tu non lo devi sapere, perché se venissi a sapere la verità, potresti ricominciare a mangiare e il nostro rapporto finirebbe per schiantarsi. Talvolta ti ribellerai. Si spera comunque non spesso. Riconoscerai la piccola fibra ribelle lasciata nel tuo corpo e ti avventurerai fino alla cucina oscura. […] Tutto il tempo ti griderò di fermarti, ma tu vacca grassa, tu realmente non hai nessun controllo di te stessa, tu ingrasserai. […] Ti trascinerò in bagno sulle tue ginocchia a fissare nel vuoto della tazza del cesso. Le tue dita ti si cacceranno in gola e, non senza un bel po’ di sofferenza, la tua festa di cibo risalirà. Questo deve essere ripetuto fino a quando non sputerai sangue e acqua e ti renderai conto che è tutto andato. Quando ti rialzerai, avrai una sensazione di vertigine. Non svenire. Alzati immediatamente. Tu vacca grassa questo dolore lo meriti! […]  Sei depressa, ossessionata, dolorante, ferita, ti protendi, ma qualcuno ascolterà? Chi se ne frega?!? Sei meritevole; hai portato questo su te stessa. Oh, tutto ciò è rigido? Non vuoi che questo ti succeda? Sono ingiusta? Io faccio cose che ti aiuteranno. […] Perché ora sono la tua unica amica e sono l’unica di cui hai bisogno per piacere. Ho un punto debole. Ma non dobbiamo informarne nessuno. Se decidi di contrastarmi, tenderti verso qualcuno e dirgli come vi rendo vivi, tutto l’inferno si libererà. Nessuno deve scoprire, nessuno può rompere questo rivestimento con cui ti ho coperta. Io ho creato te, sottile e perfetta bambina di successo. Sei mia e mia e sola. Senza di me non sei nulla. Quindi non combattermi così. Quando gli altri commentano, ignorali. Passaci sopra, dimenticati di loro, dimenticati di chiunque provi a portarmi via. Sono il tuo bene più grande e intendo mantenere questa cosa. Sinceramente, Ana

Un monologo lunghissimo, incipit di un blog in cui vengono postati consigli per mangiare sempre meno, per perdere grasso corporeo, per odiarsi a tal punto da volere perdere la vita. Una preghiera di venerazione e nel contempo un grido di aiuto. 

Mi sono chiesta tante volte come dovessi agire di fronte a questi blog e a questi profili Instagram. L’impulso, spinto dalla consapevolezza di potenziali emulazioni, mi porterebbe a segnalarli. Credo si possa parlare di buon senso. D’altronde chi non lo farebbe? Invito però a un’altra riflessione, la stessa che spesso mi porta a rimanere immobile: e se quel profilo, quel blog fossero l’unico spazio in cui una ragazza può manifestare il suo dolore? E se non ci fosse nessuno pronto ad ascoltarla nella vita reale e il suo vero mondo fosse quello composto da amici online pronti ad aiutarla e a sostenerla? Dinamiche complesse e dubbi cui non so ancora dare una risposta. 

Le morti per anoressia non fanno scalpore. Non fanno scalpore le modelle che, per poter avere la taglia giusta per sfilare, inghiottono batuffoli di cotone impregnati di succo affinché la fame non le renda deboli e doloranti. Non fanno scalpore i pianti delle famiglie di tutte coloro che se ne sono andate troppo presto, neanche ricordandosi la bellezza della vita. Non fanno scalpore le ragazze che si sentono così imperfette e inadeguate da volere diventare altro, superando ogni limite. Non fanno scalpore perché si è abituati al bello, al magro e al perfetto, perfezione che però non esiste se non nella propria mente. Si corre alla ricerca di un ideale che contrasta e contrasterà per sempre con il reale e che ci porterà, davvero troppe volte, a fare i conti con un vortice di pensieri e sentimenti che ci indurranno a mettere in discussione la nostra identità. 

Qualora guardaste le foto rimarreste impressionati da come un corpo tanto fragile possa in realtà contenere un’anima così forte, così determinata. Non provate però a capire o a chiedervi il perché: non ci riuscirete. Anzi, vi sembrerò di avere detto la cosa giusta quando alla vostra amica sottopeso avrete detto, sorridendo, “mangia”. Non capirete perché alcune ragazze scrivono “voglio essere più magra” quando, camminando per strada, ti saranno apparse come volti pallidi su corpi scheletrici. Quando ci sei dentro, quando non sai più cosa è giusto e cosa non lo è, raggiungere “Ana” è trovare la perfezione; è sentirsi invincibili; è, paradossalmente, sentirsi immortali. Non capirete cosa spinga una ragazza di 13 o 14 anni a volersi annullare, a rinunciare alla sua adolescenza a tutti i costi bramando di potersi pesare il giorno dopo e notare due etti in meno, sentendo lo stomaco ribellarsi ma godendo nel frattempo per essere forte, per saper controllare la propria vita. Ma non c’è più alcun controllo. 

Non ci si rende conto di quale sia il prezzo da pagare quando si è all’inizio, quando si cerca supporto per poter perdere 10 kg in tre mesi, quando si è disposti a rinunciare a tutto pur di apparire “perfetti”. Si è contenti se il mondo attorno non nota il dolore, ci si sente ancora più forti per essere in compagnia della sola vera amica e maestra. Si odia l’idea di poter essere ricoverati temendo di poter ingrassare. Non si pensa al futuro, a come il proprio corpo e la propria mente ne rimarranno per sempre feriti, a come sarà difficile avere un figlio, a come l’osteoporosi corroderà le proprie ossa fino a impedire di camminare, a quanti psicofarmaci si dovranno prendere per non sentire un sussurro che dice in modo costante “sei grassa”. Ogni chilogrammo in meno sarà una conquista, un passo in più verso l’obiettivo. Si dirà sempre di non avere bisogno di un aiuto, negando fino alla morte. Quella vera.

Perché nasca tutto questo non so dirlo. Ci sono tantissime cause, troppo personali per essere stereotipate in un articolo. L’unica certezza che ho è che, come dice la maglietta della mia migliore amica, “la vita è troppo breve per contare le calorie“.

Beatrice Broglio

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