Noi, generazione Bataclan

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“La storia non cambia se tu non la cambi”, dice Ligabue ne I Campi in Aprile, canzone dedicata a Luciano Tondelli, un partigiano morto dieci giorni prima del 25 Aprile del 1945, data della nostra liberazione dal nazifascismo. 
Ci sono date che è giusto ricordare soprattutto per non dimenticare gli ultimi anni, che sono stati macchiati del sangue di tante persone e hanno portato via la libertà a popoli interi e distrutto la vita a chi era più debole.

Partiamo dal 2011, dalla mattanza della Coalizione Internazionale in Libia per deporre Gheddafi e poi dalla Primavera Araba, una stagione che ha colpito la Tunisia, l’Egitto e la Siria, stravolgendo totalmente il mondo. 
L’unica a esserne uscita indenne e in maniera democratica è stata proprio la Tunisia, aprendo le porte all’Occidente e cominciando a rivoluzionarsi, a migliorarsi e a crescere. In Libia, nessuno ha pensato a cosa fare dopo le bombe; ancora oggi, nel 2018, non si hanno formule concrete per frenare l’esodo umano verso l’Europa. 


Il Mediterraneo è diventato un cimitero, una fossa comune, un abisso di morte e del dimenticato. Mentre altri bisticciano sui migranti, incolpando loro di ogni male dell’Europa e dell’Italia, dei bambini muoiono affogati, da soli, al freddo. Dimenticati, da tutti. 
Alcuni arrivano sulle sponde della Sicilia e della Calabria, coperti alla bell’e meglio, con solo stracci. Vengono salvati dall’abisso e aiutati, ospitati e tenuti al sicuro. Ma alcuni li odiano, alcuni li vogliono via da questo Paese; in fondo è colpo loro se non c’è lavoro; è colpa loro se ci sono gli attacchi terroristici in Europa, gli omicidi e gli stupri. Lo dicono gli stessi che hanno appoggiato i bombardamenti in Libia, che hanno causato una reazione a catena disarmante e spietata. 
In Siria la guerra con Daesh è finita, ma ha lasciato una ferita profonda nei siriani, in chi ha visto il terrore e lo ha vissuto, come Nadia Murad. Lei ha visto cosa viene spacciato per dottrina, ma in realtà è solo odio, morte e disprezzo; sangue e sabbia, il lento e inesorabile vuoto dell’animo umano, ben lontano da essere l’Islam e musulmano.

Sottovalutiamo il recente periodo storico, ma ci sono stati dei cambiamenti importanti. In Europa, il primo mutamento è iniziato con gli attacchi al quotidiano satirico di Charlie Hebdo, a Parigi. Un attacco inaspettato e crudele che ha indignato il mondo intero. Ricordiamo Place de la Republique stracolma di persone e capi di Stato a manifestare contro l’odio di Daesh. Rammentiamo il passato, i bombardamenti del 2003 in Iraq, la Seconda Guerra del Golfo; è una chiara vendetta, ma non dei musulmani, che sono stati i primi a denunciare quell’attacco. 
Ricordiamo qualcosa di più sanguinoso. Era il 13 Novembre del 2015. Quella sera c’era Francia-Germania, un’amichevole trasmessa in onda dalla Rai. Ai tempi all’Eliseo c’era Hollande, che era seduto a osservare la partita con il suo staff. Io, a differenza sua, ero seduto sul divano con una birra in mano, desideroso di rilassarmi guardando una bella partita di calcio tra due rivali storiche.
Al sedicesimo minuto del primo tempo sento un boato assordante provenire dallo stadio. Dal televisore sembrava essere una semplice bomba carta o un mortaretto dei tifosi. Ma dopo alcuni istanti ne sento un altro, più forte. Un giocatore in particolare, Patrice Evra, con la palla tra i piedi, si ferma guardandosi interrogativo mentre l’arbitro continua a far giocare. Nel frattempo i telefonini di tutta Parigi vibrano. Dopo dieci minuti ogni emittente televisiva del mondo mostra in diretta quello che sta accadendo. 
Un attacco crudele e simultaneo, ben organizzato e delineato per colpire più obiettivi. Quello maggiormente colpito è il Bataclan, un luogo di ritrovo per giovani. Dall’attacco del 15 Novembre i morti saranno 129, compresi alcuni terroristi. 


Da quel momento l’Europa è cambiata. Abbiamo compreso che l’odio è ritornato a bussare alle nostre porte, ai nostri cuori e alle nostre menti. È ritornato per farci paura, distruggere la nostra libertà e umanità. È tornato dall’oscurantismo stesso per dirci di non uscire mai più la sera a divertirci, a impedirci di pensare, parlare e sognare. 
Da allora il mondo ha cambiato tanti presidenti, ma non è migliorato da quel 2011. Ci sono stati altrettanti attacchi e dichiarazioni d’odio da ogni parte. L’uomo migliorerà quando smetterà di farne uso, in qualsiasi occasione. 
Stiamo vivendo in un’epoca buia, che dobbiamo osservare con attenzione per non commettere gli errori passati; non dobbiamo più avercela coi migranti, perché tra di loro ci sono bambini, donne e uomini, non terroristi. Se analizzassimo ogni attacco terroristico in Europa, ci accorgeremmo che i carnefici sono europei e non stranieri. Ci renderemmo conto che non si tratta di musulmani, ma soltanto di figli del disprezzo e di una società che forse non è stata in grado di integrarli. Noi siamo la generazione della Playstation 2, quella che tutti avevano. Noi siamo la generazione di How I Meet Your Mother, di Scrubs, di Zack e Cody, della Melevisione e dei libri della Rowling. 
Noi siamo una generazione che conosce quello che ha visto ed è giusto che debba tramandarlo alle prossime.

Noi siamo la generazione Bataclan, quella che la sera del 13 Novembre era attaccata al televisore con le lacrime agli occhi mentre altri nostri coetanei morivano a causa delle pallottole dell’odio. 







Nicholas Maurizio Mercurio

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