“Io voto Movimento 5 Stelle”

Oggi si apre un ciclo di interviste in cui andremo a fare qualche domanda agli elettori di alcune forze politiche, iniziando da Manuel Draghetti, 21 anni, elettore e militante del MoVimento 5 Stelle.

Ciao Manuel, grazie per aver accettato il nostro invito. Il periodo elettorale è stato condizionato da battutine tra i vari candidati, non si è tanto entrati nel merito delle questioni e si è preferita la battuta alla proposta. Cosa ne pensi della campagna elettorale condotta da tutte le forze politiche?

Le campagne elettorali condotte da certi personaggetti della politica non hanno mai aiutato i cittadini a fidarsi delle istituzione e ad avvicinarsi a quella che considero l’attività più bella al mondo: occuparsi della cosa pubblica. In ogni campagna elettorale le battutine sono all’ordine del giorno, non tanto perché sono la priorità delle forze politiche, ma poiché in Italia l’informazione è malata: i giornalisti, salvo rare o forse uniche eccezioni, si interessano di più del gossip partitico rispetto alla vera Politica, enfatizzando in ogni modo battute, frasi dette magari dopo venti comizi o un congiuntivo sbagliato ogni milione e mezzo di parole pronunciate. Poi c’è da capire cosa s’intenda per battuta: l’ottuagenario e incandidabile Silvio Berlusconi reputa violento e fuori da ogni logica il fatto che Alessandro Di Battista vada sotto casa sua, in piazza ad Arcore, per leggere stralci della sentenza definitiva della Cassazione. Ritengo, per esempio, l’atto di Alessandro di estremo coraggio, indispensabile per far capire al popolo italiano chi, con tutta la sfrontatezza possibile, si ripresenta ai nostri occhi, come se nulla fosse successo in passato. Se queste sono considerate “battute”, ecco allora le battute servono per far capire agli italiani chi hanno di fronte, al di là dei programmi e delle promesse, tutte belle e, per la maggior parte, uguali.

Detto questo, i temi, che piacciano o meno, realizzabili o meno, credibili o meno, sono stati presi in considerazione più o meno da tutte le forze politiche. Ripeto che il problema è il sistema mediatico di questo Paese, concentrato di più su ciò che potrebbe essere scritto su una rotocalco piuttosto che di temi, proposte e fatti concreti.

Il MoVimento 5Stelle non ha ancora avuto la possibilità di guidare l’Italia, ma gestisce una situazione delicata e spinosa a Roma e in altre realtà locali. Perché un elettore dovrebbe scegliere di affidare il paese al M5S?

Da attivista del M5S sono fiero delle realtà locali in cui amministriamo. C’è un’attenzione morbosa della stampa nei confronti del Movimento Cinque Stelle che ci ha permesso di migliorarci sempre più, correggendo ogni minimo errore fatto, enfatizzato e fatto risuonare in maniera roboante a reti unificate, con aperture di telegiornali o prime pagine di carta stampata. Sia chiaro, il compito della stampa dovrebbe proprio essere questo: quello di fare le pulci ai politici, metterli alle strette, impedire loro certi comportamenti, migliorarli e dotare il Paese di una classe dirigente degna e diversa da quella che ci siamo ritrovati. Questo dovrebbe essere svolto nei confronti di tutte le forze politiche. In realtà viene utilizzato, forse per sfogo di certi editori “impuri” che hanno le mani legate verso certe parti politiche, solo per il Movimento Cinque Stelle.
In tutti i comuni amministrati dal M5S il debito pubblico è calato, in controtendenza col dato nazionale, indice di una buona amministrazione dei denari pubblici. Ci ritroviamo ad amministrare città martoriate, devastate, con scheletri nell’armadio dietro ogni porta. E ciò che più dà fastidio agli altri politici è che riusciamo a riparare i danni creati dalla loro enorme “capacità”, che si vantano di avere, ma per la quale dovrebbero nascondersi e chiedere venia all’intero popolo italiano, piuttosto di proporsi come i salvatori di quella stessa nazione che hanno contribuito a distruggere.
Vivo il M5S ogni giorno e sono convinto che abbiamo al nostro interno le migliori energie e competenze di questo Paese. Le amministrazioni a 5 stelle stanno ponendo le basi strutturali per un progetto a lungo termine, che sta iniziando a dare, ma che darà sempre di più, i suoi frutti. Non possiamo dire di voler cambiare l’Italia se poi ci riduciamo alle solite misure spot, che si sgonfiano in poco tempo, a cui siamo stati abituati.
Visto che è stata citata l’amministrazione Raggi a Roma, vorrei ricordare molto brevemente alcune cosa che sono state fatte in un anno e mezzo di amministrazione, dopo decenni che si aspettavano:

  • il bilancio è stato approvato nei termini, fatto straordinario per Roma, dando quindi la possibilità di progettare e programmare la propria azione politica, oltre a ricevere dei fondi dallo Stato;
  • sono partite decine di gare pubbliche, meritocratiche ed in assoluta trasparenza, a differenza delle chiamate dirette del passato, per il rifacimento degli oltre 8000 km di strade di Roma. Per questo l’Autorità Nazionale Anti Corruzione ha elogiato l’amministrazione;
  • sui rifiuti è partito un progetto quinquennale di raccolta differenziata porta a porta. La sperimentazione ha dato risultati stabili eccellenti;
  • sui trasporti è stato avviato un procedimento per individuare le responsabilità del quasi miliardo e mezzo di euro di debito della società partecipata in questione e porne rimedio davanti ad un giudice, mantenendo l’azienda in mano pubblica.

E molto altro… Non credo sia un caso se nel Municipio di Ostia, facente parte del comune di Roma, pochi mesi fa i cittadini abbiano premiato il M5S, dandogli la guida del Municipio, dopo più di un anno di amministrazione Raggi.
Perché votarci? Perché abbiamo quella credibilità che non può avere chi dice di voler abolire la legge Fornero, quando l’ha votata in passato, o chi dice di voler rimpatriare centinaia di migliaia di clandestini quando, mentre era al governo, con una sanatoria ha regolarizzato quasi un milione di clandestini nel nostro Paese.
Il M5S ha detto che avrebbe rinunciato ai rimborsi elettorali (42 milioni di euro) e lo ha fatto. Il M5S ha detto che avrebbe dimezzato gli stipendi dei propri parlamentari e restituito le diarie non rendicontate e il 98% dei parlamentari lo ha fatto, creando un fondo di 23,4 milioni di euro per aiutare a far nascere le Piccole e Medie Imprese italiane (il 2% che non ha restituito quei soldi propri è stato allontanato, altro segno di coerenza).
Credo che questi fatti siano esemplari per sottolineare la credibilità che ha il M5S rispetto alle altre forze politiche.

Se non si dovesse raggiungere una maggioranza, quale soluzioni preferiresti adottasse il MoVimento in sede di trattative per la ricerca di una maggioranza?

Il risultato delle elezioni si saprà solo il 5 marzo. Ogni pronostico fatto ora non può essere certezza: nel 2013 il M5S era stimato al 15 % e ottenne il 25 %; nel 2014 il PD era stimato attorno al 30 % e sfondò quota 40 % alle Europee. Quindi tutto è da vedere e e ogni scenario è possibile.

Tuttavia, per non sottrarmi alla domanda, credo che se il M5S risultasse la prima forza politica del Paese e dovesse ricevere il mandato esplorativo per la formazione del Governo da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, debba fare una cosa che non si vede in Italia da decenni: mettere al centro i temi per migliorare la qualità della vita degli italiani. La squadra dei potenziali ministri di un governo a trazione M5S verrà presentata agli italiani prima del giorno delle elezioni (in settimana) e comunque i ministri saranno confermati dalla Presidenza della Repubblica, come prevede la Costituzione. Saranno persone non del M5S, ma competenti ciascuno nel proprio settore, con una loro storia e sensibilità che potrà finalmente essere la svolta per il nostro Paese.

Pertanto credo che il Parlamento e le forze politiche che lo compongono, M5S compreso, debbano sedersi attorno a un tavolo per stendere quelle che sono le priorità tematiche per il Paese, firmando un programma con delle scadenze ben precise, oltre che fattibili: un governo “alla tedesca”, dove a contare siano i temi e le azioni da compiere e non lo scambio di poltrone, con i partitini del 3 % a determinare le sorti di un’intera nazione, come purtroppo in questi anni abbiamo visto molto spesso.

Luigi Di Maio (candidato premier M5S) e Beppe Grillo (fondatore M5S)

Analizzando il programma pubblicato sul blog del MoVimento punto forte è il tema della digitalizzazione. Cosa ne pensi a riguardo? Pensi che i dipendenti pubblici e le varie strutture di erogazione di servizi siano pronte a questa sfida?

Accanto alla sburocratizzazione, all’abolizione di 400 leggi inutili, alla creazione di una banca pubblica d’investimento e a una seria legge anticorruzione, la digitalizzazione è sicuramente un tema caro al M5S, anche se non con la maggior priorità. Più il Paese investe in nuove tecnologie e digitalizzazione, più tutti ne gioverebbero: nell’ambito ambientale, lavorativo, sociale ed economico. Se si avesse paura della possibile impreparazione a questa sfida da parte dei dipendenti pubblici, allora nulla si potrebbe più fare. La differenza sta però nell’approccio che lo Stato deve avere: qualora vi fossero dipendenti o funzionari poco preparati alla grande sfida della digitalizzazione, questi non devono essere abbandonati a sé stessi, senza supporto, aiuto o comprensione. Il passaggio deve essere graduale, “istruendo” i dipendenti più “datati”, serbatoio di enorme preparazione e intuizione nel loro lavoro, nei nuovi passaggi, magari affiancandoli da nuove leve, più avvezze al mondo tecnologico e digitale, riducendo così anche l’annoso problema della disoccupazione giovanile.

Lo Stato deve essere uno “Stato-amico”, che possa accompagnare ogni singolo cittadino, con le proprie caratteristiche, in tutti i cruciali cambiamenti. Lo Stato che abbiamo visto fino a ora ha fatto acqua da tutte le parti nei momenti di grande svolta. La vera sfida sta proprio nel diverso atteggiamento culturale dello Stato: se le istituzioni pretendono che il cittadino si avvicini a esse, queste devono sforzarsi il più possibile per avvicinarsi al cittadino.

Il MoVimento ha cambiato nel corso degli anni posizione per quanto concerne la politica monetaria europea e le varie politiche dell’Unione Europea, considerando pure l’eventualità di uscire dall’UE per poi cambiare posizione. Pensi che l’UE possa essere un partner con cui parlare o pensi che ormai sia un progetto fallimentare?

Sfato immediatamente il mito per cui il M5S abbia proposto in passato l’uscita dall’Unione Europa: non c’è traccia di questa proposta in nessuna dichiarazione ufficiale o piattaforma programmatica. Se il M5S non crede in una qualche istituzione, non si presenta nemmeno alle elezioni di quella istituzione, come è stato fatto per le Province. In Europa ci siamo candidati, entrando con 17 europarlamentari che hanno costituito un gruppo all’interno del Parlamento Europeo. Il nostro europarlamentare Massimo Castaldo è vicepresidente del Parlamento Europeo. Abbiamo sempre creduto e crediamo nell’Istituzione dell’Unione Europeo, anche se crederci non significa approvarla come è strutturata a oggi. Il sogno di un’Europa dei popoli che mettesse al centro dei propri obiettivi la solidarietà tra Stati e politiche comuni pare essere tramontata: oggi l’UE è sinonimo di unione bancaria e monetaria. È per questo che il Movimento Cinque Stelle si pone l’obiettivo di cambiare direzione, riscoprendo quell’idea di unione che era agli antipodi. Per farlo serve credibilità, che gli altri partiti non hanno: non si possono mandare in Europa parlamentari riciclati, per assicurare loro una poltrona a Bruxelles; oppure europarlamentari come Salvini che non partecipano a nessuna Commissione, luogo dove si discute e si arriva a proposte condivise dai vari Stati membri. Credo che l’Italia, se dotata di una guida credibile come il M5S, abbia la forza di cambiare l’Europa in meglio, facendo un ulteriore passo in avanti verso quell’orizzonte ideale e, forse, utopico, degli Stati Uniti d’Europa, in cui a prevalere non devono essere i soldi o la finanza, ma l’economia reale e l’aiuto reciproco.

Sulla posizione dell’Euro, io ricordo che ero in piazza a raccogliere le firme per l’indizione, tramite legge costituzionale, di un referendum consultivo sulla permanenza o l’uscita dell’Italia dalla zona Euro (non dall’UE, ipotesi mai contemplata). Molti firmavano, pur essendo favorevoli alla permanenza dell’Italia nella zona euro. Io stesso firmai, con mille dubbi sul discorso dell’uscita del nostro Paese dall’euro.

Oltre a creare le condizioni per un grande dibattito pubblico, sempre positivo per crescere come cittadini e persone consapevoli, l’obiettivo, in un contesto europeo in cui l’Italia, debolissima, era circondata da colossi potenti e intoccabili come Francia, Germania o Inghilterra, era quello di poter farci sentire, come Paese, in Europa. Questo per evitare di farci strozzare continuamente da trattati nefasti e uccisori della nostra economia. Oggi la situazione è diversa: l’Italia è più forte, gli altri Paesi più deboli e crediamo si possano raggiungere accordi europei più “blandi” per la nostra economia, come hanno fatto altri Stati, senza ricorrere ad uno strumento tanto forte come il referendum sull’euro, che rimarrebbe comunque l’extrema ratio, qualora l’UE ergesse un muro di fronte alle nostre legittime e doverose richieste.

Matteo Abbà

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