Hedy Lamarr, la scienziata nuda

Dove poteva essere girato il primo film con una scena di nudo integrale femminile, se non in Cecoslovacchia? Si tratta di Estasi, dramma del 1933, diretto dal praghese Gustav Machatý. La pellicola racconta di una moglie che lascia il marito, si ritrova a fare un bagno, nuda, in un laghetto, conoscendo un ingegnere che diviene il suo amante, ma finisce maluccio. Del film si disse di tutto, anche che il sesso non fosse simulato, ma soprattutto si parlò della donna nuda.

La donna nuda era Hedy Lamarr, che si era imparata il Ceco in un mese. Austriaca, ebrea convertitasi al cattolicesimo come la madre, all’epoca diciannovenne (ma aveva iniziato a 16 anni, con tanto di topless), il suo vero nome era Hedwig Eva Maria Kiesler, studiava ingegneria a Vienna. Donna passionale e idealista, fu costretta a fuggire negli USA a causa delle sue origini. Oltreoceano, la sua bellezza spopolò fin dal principio; molto meno invece le sue doti di attrice, divenendo più un emblema di bellezza, ma pur sempre recitando al fianco di, trai tanti, Spencer Tracy e Clark Gable. Nonostante la censura. Una donna contraddittoria, come contraddittoria era la sua famiglia di ebrei cattolici, nata da una pianista e un banchiere.

Nel 1937 fugge dall’Austria (e dal marito, arricchitosi vendendo armi a entrambi i fronti nella Guerra civile spagnola). Ripara prima in Svizzera, come molti altri attori ebrei, ma il suo spirito burrascoso la fa trasferire a Londra dopo un anno, dove rimane poco, prima di imbarcarsi per gli USA. Sul transatlantico convince Louis B. Mayer (patron della Metro Goldwyn Mayer), che in precedenza l’aveva snobbata, a reclutarla. Visti i rapporti con la Germania nazista, un cognome tedesco non è il migliore per un’attrice di Hollywood: per questo, ispirandosi all’attrice Barbara La Marr e Hedwig Kiesler, diviene Hedy Lamarr. Una volta arrivata negli USA, Mayer le propone i remake di tutti i film della Garbo con lei come protagonista, ma l’attrice rifiuta. Grazie alle sue scorribande amorose ha invece un ruolo centrale nel film Un’americana nella Casbah. Un totale fiasco che delinea però il personaggio: una bellezza inarrivabile, simbolo della vecchia Europa, con rimandi mediorientali e una recitazione fissa, forse fin troppo classica. Una donna che mette a suo agio il bianco conservatore. L’Anschluss, nel frattempo, crea problemi alla sua carriera, poiché tedeschi e austriaci non recitano quasi più. Hedy, però, non si preoccupa molto e nel 1939 sposa lo sceneggiatore Gene Markey. Poco dopo si pensa a lei per la versione cinematografica della Manon Lescaut di Puccini, ruolo che Hedy Lamarr accetta di buon grado anche per la sua sensualità, come da lei stessa dichiarato. La signora dei tropici si rivela un discreto successo, nonostante Hedy non possa apparire troppo straniera a causa della guerra appena scoppiata.

[Nello stesso anno viene pubblicato il primo fumetto di Batman, nato qualche mese prima. La sua antagonista è Cat (poi divenuta Catwoman) ed è palesemente ispirata a Hedy Lamarr, cosa che tornerà poi utile ad Anne Hathaway durante le riprese di The Dark Knight Rises.]

A ogni modo, la carriera della Lamarr prosegue e la sua fama aumenta. Dopo essersi separata da Markey, l’attrice decide di impegnarsi a sostegno degli Alleati (di cui gli USA ancora non fanno parte), anche per riabilitare la sua figura, vista quasi con sospetto dall’americano medio. A tale scopo sfrutta i suoi studi ingegneristici e i discorsi del primo marito, fattori che la rendono ossessionata dalla teleguida degli ordigni. Non sa come agire fin quando non incontra l’avanguardista George Antheil, cui scrive il numero di telefono sul parabrezza con un rossetto per poi friendzonarlo. A casa di lei, lui scopre una collezione abnorme di tavole da disegno, riportanti progetti vari. L’idea di Hedy, però, è davvero avveniristica. Pensa a un sistema che permetta di variare in continuazione le frequenze utilizzate per guidare gli ordigni. Antheil la aiuta soprattutto sul piano burocratico, ma anche tecnicamente, apportando le sue conoscenze di elettronica, derivanti dal suo passato da compositore.

Nel 1941 il brevetto è pronto e il nome di Hedy Lamarr viene fatto trapelare, nonostante il brevetto sia ufficialmente a nome Kiesler/Antheil.

Soltanto 180 giorni dopo gli USA dichiarano guerra al Giappone.

Passano altri 247 giorni e il brevetto è concesso, con numero 2.292.387 (il nome originale del progetto è Secret communication system), ma gli USA non lo prendono in considerazione anche a causa delle origini e del mestiere di Hedy. Come se non bastasse, un’ulteriore invenzione (un missile che esplode a comando e non al contatto) viene ancor più snobbata dal governo statunitense. Decide allora di proseguire con la sua carriera di attrice, rifiutando un ruolo che l’avrebbe probabilmente resa una vera diva, cosa che non riuscì mai del tutto a diventare: il ruolo di Ilsa Lund Laszlo in Casablanca. Sceglie invece Il molto onorevole Mr. Pulham, con un ruolo più complesso e una bellezza più acqua e sapone, coerentemente con la saudade della pellicola.

L’anno seguente, il 1942, la madre riesce a fuggire in California e lo stesso fa l’amico Erich Maria Remarque, che le presenta l’ex ufficiale dell’esercito John Loder. Nel frattempo viene coinvolta nella vendita di obbligazioni di guerra, vendendo titoli per circa 25 milioni di dollari (7 milioni in una sola sera, vendendo baci) e interpreta il ruolo della congolese, in un film grottesco e pesantemente razzista. Ma non è tutto, perché inizia una relazione con Loder, col quale si sposa nel maggio del ’43. Tre giorni prima Mengele viene nominato Comandante della sezione medica di Auschwitz. Sono tempi duri per il Mondo, ma scorrono via. Nel 1945 nasce la figlia Denise, che per madrina ha Bette Davis (Eyes). Ma Hedy non è portata per fare la madre e commette gli stessi apatici errori dei suoi genitori.

Aderisce a un collettivo di Sinistra formato da attori austriaci a Hollywood, divenendone vicepresidentessa. La sua vita travagliata prosegue: una breve separazione dal marito, un secondo figlio, l’immediato divorzio, fonda una casa di produzione, gira film di qualità scadente, investe soldi in un ristorante georgiano. Proprio quando la sua carriera sembra ormai destinata al dimenticatoio, ecco che arriva l’occasione della sua vita: il ruolo di co-protagonista in Sansone e Dalila (che Groucho Marx  definisce: “l’unico film che ho visto dove le tette del protagonista maschile sono più grandi di quelle della star”). La pellicola ha un successo clamoroso, condito con accuse di blasfemia al regista e un matrimonio pochi mesi dopo l’uscita del film, con lo svizzero Teddy Stauffer. Si trasferisce con lui in Messico, ma un anno dopo chiede già il divorzio, avendo poi una breve storia (anche) con Gianni Agnelli. Nel 1953 sposa il petroliere texano W. Howard Lee, che finanzia un suo film senza il ritorno economico sperato. Risale a pochi anni dopo, nel 1957, il suo ultimo film, L’animale femmina, in cui interpreta sostanzialmente se stessa. Da lì in poi soltanto gossip e talk show, ma soprattutto problemi psichiatrici.

O meglio, nulla più che riguardi lo show business. Nel 1962, però, gli USA adottano la tecnica ideata e brevettata da lei e Antheil. Peccato che il brevetto sia già scaduto, così finisce che lo Stato li adotta a bordo delle navi impegnate nel Blocco di Cuba.

Nel frattempo Hedy ha inventato anche una pillola che crea una bibita gasata a partire da un bicchiere d’acqua e un sistema per migliorare il funzionamento dei semafori.

Si risposa, ma divorzia subito, per l’ultima volta.

Inizia il declino della ex attrice. È un declino psicologico ed economico. Il secondo dovuto alle cause di divorzio e alla mancanza di lavoro; il primo derivante anche dalla visione de L’uomo del banco dei pegni, grazie al quale Hedy scopre i campi di concentramento. Finisce in carcere, ma esce pagando una piccola cauzione. La sua vita cola a picco, ma la sua scabrosa biografia diviene un best seller.

È il 1968 quando Hedy lascia per sempre la California, trasferendosi a New York. Principia un giro di denunce per violenza sessuale, tutte finite con la condanna per calunnia. A New York la sua vita peggiora sempre più, così fa la sua vista. Vive in un appartamento sudicio a Manhattan, fino a quando, grazie a un trapianto del cristallino e allo sviluppo dell’elettronica, la ruota torna a girare. Ormai trasferitasi in una dimora per anziani in Florida (che è un po’ la Liguria statunitense), ancora circondata da uomini (e donne), appassionata di chirurgia plastica, prosegue la sua vita tra cleptomania e ricordi, fino a quando, nel 1991, non viene rimosso il segreto militare dai suoi brevetti. La voce inizia a circolare, anche al di fuori degli USA. Fioccano le interviste, ma anche i riconoscimenti, tanto che Svizzera, Germania ed Austria proclamano la Giornata dell’inventore nella data del suo compleanno, il 9 Novembre. Da citare la sua ultima intervista, in cui dichiara che il suo personaggio preferito è Bart Simpson. Nel 2014, Lamarr e Antheil vengono inseriti nella National Inventors Hall of Fame degli USA, nonostante lei sia morta da 14 anni e lui da 55.

Ebbene sì, Hedy Lamarr muore il 19 Gennaio del 2000, davanti alla TV, forse nel sonno. Giusto in tempo per raggiungere il millennio in cui i suoi brevetti verranno utilizzati maggiormente, tra Bluetooth, droni in assetto da guerra e Wi-Fi. Una telecomunicazione, quella contemporanea, ormai basata in gran parte sullo sviluppo delle tecnologie da lei brevettate. Basti pensare alle chiamate tramite telefonia mobile, durante le quali la frequenza varia di continuo, per consentire l’utilizzo della stessa gamma di frequenze a più utenti senza che le telefonate si sovrappongano. Nonostante tutto ciò, Hedy non ha mai guadagnato un solo centesimo dal suo lato scientifico e, quando le viene assegnato il Pioneer Award, nel 1997, dice semplicemente:

Era ora.

La favola agrodolce della diva esotica, della donna che per prima è apparsa nuda sul grande schermo e aveva predetto il WiFi, finisce nella Selva Viennese, dove sono state disperse le sue ceneri, lì dove tutto aveva avuto inizio, lì dove aveva avuto inizio la storia della scienziata nuda.

Michele Radaelli

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